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Suits: le assurdità ormai si sprecano – Recensione dell’episodio 7.10

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Sarà pure un finale di mezza stagione, ma lo si riconosce solo dal botto finale che, ad essere sinceri, potrà essere ritrattato come se nulla fosse quando Suits tornerà dopo la pausa invernale. Tanto ormai ci siamo abituati.

Il brodo insomma è un po’ diluito. Abbiamo Rachel che finalmente lavora davvero, ma porta avanti un caso con suo padre (allo studio ha molto tempo libero evidentemente) e ci toccano anche dei flashback di Robert, perchè ormai questa è la tattica di Suits per gettare sale emotivo su delle trame che altrimenti ci farebbero solo sbadigliare. E poi abbiamo Alex che, per quanto Louis esclami “sei uno di famigghia!”, di famiglia non è visto che è spuntato improvvisamente dal nulla ed è sempre più difficile immaginarlo super best friend di Harvey. Per non parlare dello psicanalista di Louis, ormai membro fisso del cast che spunta come il prezzemolo in ogni occasione e che sinceramente è superfluo quanto il matrimonio mai celebrato di Rachel e Mike.

Il caso di Harvey e Mike dovrebbe essere il centro emotivo della scena, con Donna in pericolo e un bellicoso avversario, come ormai ne abbiamo visti a palate, assetato di sangue. Ma è stato raffazzonato velocemente ed è nato ancora una volta sotto i peggiori auspici.

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Suits disgraziatamente va in aula

Lo so. Il ritorno in aula lo avevamo chiesto a gran voce e così siamo stati accontentati. Montaggi che si incrociano su spietati interrogatori, facce tirate, urla, colpi di martello, ma se poi si va al sodo vediamo subito perché l’aula non l’abbiamo vista per tanto tempo e perché forse era meglio lasciarla nel limbo.

Prima di tutto, ormai conditio sine qua non per Suits, tutti i casi si basano su motivazioni personali. Ed è vero, Suits ha sempre avuto questo elemento in cui tutto è ricondotto ai suoi protagonisti e alla loro storia personale, ma ad un certo punto fa un po’ ridere il vedere tre casi affiancati e notare che tutti e tre nascono da vendette personali. Il padre di Rachel vuole vendicare sua sorella, Andrew Malik vuole vendicarsi di qualche spacconata di Harvey (quanto è ormai lunga la lista?) e l’ex capo di Alex vuole vendicarsi di essere stato piantato in asso. E questo indipendentemente dal fatto che le accuse mosse in aula siano vere o fasulle. Sappiamo forse se i mutui venissero concessi o no a persone di colore? Abbiamo forse capito quale era il vero problema della cliente di Harvey e Mike e se ci fosse effettivamente un caso concreto? No, e alla fine agli sceneggiatori non interessa. Alla fine tutto quello che conta sono i nostri che se la cavano sul filo del rasoio, per poi, nello spogliatoio battersi un cinque e farsi i complimenti a vicenda.

La credibilità dei casi è ormai un sogno

Parliamo del fatto che in un processo sia stato ammesso come prova un articolo di giornale. Siamo abbagliati dalla intelligenza di Mike (Harvey pure e dovrebbe smetterla di stupirsi perché lo fa sembrare stupido), siamo distratti dai twist selvaggi e dalla caccia alle streghe (di nuovo!), ma alla fine resta il fatto che un giudice ammette come prova un articolo di giornale che non dice nulla. Solo perché Harvey è accusato di essere un maneggione e Donna di essere la sua amante e quindi complice. Ancora una volta qui si parla di fantascienza. Così come la trovatona di Zane & Zane dove tutto un board riunito viene convinto a firmare un foglietto senza aver consultato nessun avvocato. E Alex ottiene illegalmente una registrazione del suo ex capo che non conta niente e che non so a chi potrebbe mai interessare, ma che alla fine risolve tutto.

Ma alla fine ovviamente Darvey

E volevate finire una prima parte di stagione di Suits senza un piccolo regalino Darvey? E’ nel momento in cui Donna, come personaggio, tocca il suo punto più basso che i Darvey raggiungono il gradino più alto. Ma gradino più alto solo in senso pratico (si baciano questa volta davvero) perché in verità ben poche volte nella storia di Suits sono stati così lontani con le scene dei due ridotte all’osso.

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Donna, ormai in caduta liberata, si lascia sconvolgere da un cafone che l’accusa di aver ottenuto la sua posizione grazie ad una relazione con Harvey e sfoga tutta la sua frustrazione su un Louis che per una volta è praticamente innocente. Vogliamo provare ad immaginare cosa avrebbe fatto Donna qualche stagione fa? Avrebbe incenerito il tizio con uno sguardo di fuoco e poi, dopo una risata, avrebbe trovato il modo di spappolarlo per fargliela pagare. Perché la vecchia Donna se ne sarebbe infischiata di cosa pensa di lei la GENTE. Perché accuse così ridicole l’avrebbero solo esaltata alla lotta. E invece questa Donna è incerta, confusa, decisa ad affermarsi in modi che non le sono propri, vittima di emozioni improvvise, irritabile come solo Rachel era stata capace. Non la riconosciamo più. Se la scrittura fosse buona (e ormai non lo è più da un po’) potremmo comprendere questa crisi di mezza età, questo realizzare che la sua vita è girata intorno ad Harvey sempre e che neanche gli avanzamenti di carriera sono stati sufficienti per colmare un vuoto che aveva scoperto già una stagione fa.

Ma procediamo lenti e stanchi e siamo già alla terza o quarta volta che affrontiamo il problema del suo rapporto con Harvey e nel continuare a farlo lo abbiamo logorato fino a rendere Donna una donna indecisa che non conosce se stessa. Proprio tutto il contrario di quello che in passato abbiamo amato del suo personaggio.

Donna bacia Harvey. Per vedere che effetto fa. E poi se ne va. Come se fosse una liceale che si esercita con i baci. La scena ci fa inevitabilmente battere il cuore, ma effettivamente non prova nulla. Non ci vorrà molto a farle fare un passo indietro al ritorno di Suits tra qualche mese. A riportare le cose nel solito limbo. Ormai le regole del gioco, caro Korsh, le abbiamo imparate anche noi.

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