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Suburra : la serie che arriva in ritardo – Recensione primo episodio.

Suburra
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Suburra la serie è la prima serie tv italiana creata in collaborazione con Netflix, per questo e per il futuro della nostra produzione televisiva era importante che fosse un prodotto un po’ diverso.

Nel 2005 Michele Placido dirige probabilmente il miglior film della sua carriera “Romanzo Criminale” capace, per quanto rigido, di far conoscere al grande pubblico quelli che oggi sono nomi importanti del panorama attoriale italiano, uno su tutti Pierfrancesco Favino. Pochi anni dopo Sky fiuta l’affare e decidendo di farne una serie e crea, grazie a Sollima il prodotto seriale italiano migliore di sempre, dimostrando quanto spesso la televisione sia il luogo migliore per raccontare storie anche scomode.

Placido non si arrende e grazie a una co-produzione Rai fiction e Netflix nasce Suburra la Serie, anche in questo caso adattamento televisivo di una pellicola di successo italiana. Netflix ha avviato in molti paesi del mondo produzioni originali in collaborazione con le tv dei singoli stati, è successo in Giappone, Corea, Messico, Francia, Germania. In Italia la scelta, visto il successo internazionale di Gomorra il tentativo è quello di rispondere a Sky con una serie che riproduca in parte le stesse dinamiche, che abbia protagonisti negativi, che sia violenta, politicamente scorretta e possibilmente iconica.

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SUBURRA: DUE PRIMI EPISODI CHE NON CONVINCONO

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Per essere icone è però necessario osare, fare quello che nessuno ha il coraggio di fare e renderlo indimenticabile, la forza di Gomorra è stata questa: raccontare la camorra non dalla parte dei buoni, ma dal punto di vista dei criminali, mettendo in atto un’umanizzazione dei protagonisti.

Suburra questo coraggio non lo ha, fin dall’inizio e se vogliamo dal trailer si capisce che c’è un disperato tentativo di strafare. Vedendo le prime due ore della serie è impossibile non notare una sovrabbondanza di temi, personaggi, luci al neon e dialoghi didascalici. I tre protagonisti sono fin troppo già visti, e per quanto gli attori siano molto talentuosi non riescono a catturare lo spettatore fin da subito e restano fin troppo abbozzati, uno su tutti Lele. Lo stesso vale per i fin troppi comprimari, a cui vengono date delle storyline sbrigative e un po’ trasandate e poco aiutano i dialoghi che si sforzano disperatamente di essere epici o memorabile e in parte invece sono pesanti.

Tutto questo, aggiunto a una Roma troppo pulita, senza traffico, con un’illuminazione alla House of Cards che convince poco, e a una colonna sonora non molto memorabile, non riescono a lasciare nessun impatto nello spettatore se non quello di non aver visto niente di nuovo.

SUBURRA ARRIVA TARDI E SI VESTE DI STRACCI

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Nella favola di cenerentola, la povera orfana pur arrivando tardi al ballo del Re, quando tutte le altre pretendenti sono giù giunte, riesce a spiazzare tutti per l’abito meraviglioso e le famose scarpine di cristallo. Suburra consapevole di arrivare tardi al ballo del binomio serie tv italiana- criminalità organizzata non ha trovato la sua fata turchina, e per quanto ben girata e ottimamente recitata non colpisce.

Da Montalbano a Maltese, alle fiction Rai sulle stragi, passando per 1992 e The Young Pope, finendo con Gomorra e la più delicata La Mafia Uccide solo d’estate, quanto racconto della corruzione e della criminalità abbiamo visto solo quest’anno in tv? Come è possibile allora distinguersi? Una risposta sarebbe quella di raccontare un’altra Italia, meno tamarra e più ironica. Se però questo è quello che l’estero ci chiede, allora è la forma a dover cambiare, è la scrittura dei personaggi e il suo numero a dover essere ben pensata e strutturata. Meno protagonisti, maggiore attenzione sulla caratterizzazione, più attenzione al reale e meno alle scene che vorrebbero essere iconiche ma non lo sono.

Scene di sesso con membri del clero, già viste nei Borgia e Young Pope. Criminali che cantano a squarciagola in macchina? Già visto in Jeeg Robot. La serie necessita di una spinta diversa, di un tipo di visione diversa e forse l’inesperienza televisiva di Placido è il vero problema centrale.

I motivi per cui continuare a vedere Suburra, oltre a un certo orgoglio nazionale, è la recitazione. In particolare quella di Alessandro Borghi e  Giacomo Ferrara che danno prova fin dall’inizio di essere davvero due attori incredibili e da tenere d’occhio negli anni a venire.

Riuscirà Suburra a convincere il pubblico internazionale? Riuscirà ad essere il primo prodotto europeo di Netflix veramente interessante (anche se per fare meglio di Marseille ci vuole poco)? La vera domanda è riuscirà mai la televisione italiana pubblica e non a concentrarsi su altro?

Good Luck!

 

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