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Stranger Things 2 e il binge watching perfetto – Recensione seconda stagione

Stranger Things

La seconda stagione di Stranger Things è approdata su Netflix il 27 di ottobre e non solo ha soddisfatto le enormi aspettative ma si candida ad essere una delle serie migliori dell’anno.

Netflix ha cambiato il modo di vedere serie tv, è un fatto innegabile, ha tolto alla televisione la caratteristica della “serialità” puntando invece tutto sulla fruizione immediata del prodotto. Con lo streaming di Netflix puoi vedere tutto quando vuoi, dove vuoi, su qualunque dispositivo (ma non provate a vedere Stranger Things sul cellulare) ma non esiste più l’attesa. Il dover aspettare, settimana dopo settimana, le vicende dei protagonisti della serie, in qualche modo Netflix ha privato lo spettatore del gusto della digestione lenta e sofferente di una serie tv.

Non tutti i prodotti Netflix hanno le caratteristiche giuste però per poter reggere il binge watching. Luke Cage, Defenders, Stranger, Suburra, Gipsy, Paranoid sono tutte caratterizzate dall’avere un inizio lento, una parte centrale in bilico, tra ritmo accelerato e noia, e un finale esplosivo che risolleva la serie. Esiste quindi una ricetta per la serie da binge watch perfetto?

Esiste e l’hanno inventata i Duffer Brothers, autori di Stranger Things, tornati con una seconda stagione incredibilmente superiore alla prima.

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STRANGER THINGS 2 : DICIAMO ADDIO ALLA NOSTALGIA

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I fratelli Duffer hanno iniziato a scrivere Stranger Things partendo da stereotipi tipici della loro infanzia/adolescenza: dai protagonisti tutti caratterizzati in schemi molto stretti nella prima stagione ( i nerd, gli adulti, gli adolescenti e un mega mostro cattivo) finendo con le citazioni a film cult della metà degli anni 80 (ET, star wars, breakfast club, freddy krueger, la Cosa, lo squalo etc..). La prima stagione, diventata cult già nel giro di un mese dalla messa in onda, deve parte del suo successo all’aura di nostalgia di cui è permeata. Negli anni dei reboot e dei revival, è facile capire come tutto quello che fa dire allo spettatore (ah…ti ricordi quando ero piccolo…) abbia successo.

La sfida più grande era quella di dover tornare un anno dopo e continuare ad intrattenere lo stesso pubblico senza poter più contare sul fattore sorpresa o sulla novità. Tornare consapevoli che ormai il fattore nostalgia era già stato sfruttato. I Duffer Brothers restano fedeli a loro stessi, decidendo (come hanno raccontato in alcune interviste) di partire dal clichè dei film per ragazzi di quel periodo, il ballo scolastico, e procedere a ritroso. Questa volte però le cose cambiano e il passato, per quanto in certe scene sia anche fin troppo evidente, riesce a restare solo il tappeto su cui si muove l’azione.

Stranger Things 2 riesce a non farsi opprimere dal dover citare altri film. Sviluppa invece le sue storie parallele lanciando piccoli hint ad altri film e scegliendo una soundtrack molto più invasiva della seconda stagione che funziona. La vera forza della seconda stagione è proprio questa, scordarsi di essere una serie omaggio e definire la propria identità televisiva con forza e potenza.

Certo il film Ghostbusters viene citato in modo molto pop nel secondo episodio con i ragazzi vestiti, la musica sui titoli di coda. Ma quanti di voi hanno colto la citazione all’ottavo episodio quando Lucas rivolto a Max dice “it’s judgement day” battuta di una delle scene del film?  Nello stesso modo, se nella prima stagione il Demogorgone era un’entità che non si vedeva bene, un mostro alla Lovecraft di cui non si conoscono le motivazioni o l’aspetto e che sta nascosto nei muri, nell’acqua e nel sottosopra; nella seconda stagione invece assume una forma concreta, e una sua struttura. Un cattivo che ha una mente collettiva, che si serve dei suoi demo-cani e delle persone che ha “appreso”. Come Will. che usa per minacciare Hawkings, e non più uno scimmiottamento dello squalo ma un cattivo di cui è possibile avere ancora più paura.

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STRANGER THINGS 2 E LA TECNICA “L’IMPERO COLPISCE ANCORA”Stranger Things

Se nella prima stagione Stranger Things aveva saputo distinguersi per un’ottima gestione dei personaggi più piccoli (di solito fastidiosi in tv) ed aveva invece saputo ritrarre peggio gli adulti, nella seconda stagione ognuno dei 13 protagonisti ha il suo spazio per crescere e arricchirsi. Nonostante i soli 9 episodi infatti i fratelli Duffer decidono di dividere i personaggi per tutta la serie, facendoli riunire nei due episodi finali (che sono in assoluto i migliori). Una tecnica simile a quella del miglior film di Star Wars dopo Rogue One, L’Impero colpisce ancora, in cui i protagonisti del primo film sono separati per molte scene, fino al finale in cui si riuniscono nella lotta contro Dart Fener.

Eleven ha una sua storyline fatta di flashback e identità famigliare in cui è inserito Jim Hopper, personaggio molto interessante che incarna il coraggio ma anche la fragilità paterna. Will è il personaggio che muove buona parte dell’azione della stagione facendo spostare molti protagonisti da un luogo all’altro nel tentativo di salvarlo.

Tra questi Mike, lasciato in disparte in questa stagione per dare più spazio ad altri attori che lo meritavano. Dustin e Lucas impegnati in un triangolo amoroso con la nuova arrivata Max, nel quale si inserisce Steve, personaggio che trova nel suo rapporto con i ragazzi la vera svolta di caratterizzazione. Bob e Joyce creano una coppia credibile e interessante e riescono a far stare male il pubblico per la morte di un personaggio introdotto da poco ma già così interessante. Infine Nancy e Jonathan, ship della serie, entrambi consapevoli della loro natura e ormai giunti al punto di completa accettazione di essa, sono gli unici a voler sapere davvero cosa succede. Loro non devono salvare nessuno o difendere nessuna città, condividono solo una curiosità morbosa per i misteri irrisolti.

Sranger Things 2 decide di eliminare il suo punto di forza, cioè il gruppo, e sfrutta al meglio la tensione verso la riunione finale per tutti e nove gli episodi, creando una scena indimenticabile con l’incontro tra Eleven e Mike. Scelta intelligente e ben calibrata, che si rivela l’ingrediente per il binge watching perfetto.

STRANGER THINGS: UNA SECONDA STAGIONE PRIVA DI DIFETTI

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Divertente, ironica, dolce e intensa: questa è la seconda stagione di Strager Things. Impossibile da vedere lentamente e fatta per essere vista e rivista molte volte, ma sempre tutta d’un fiato. Una stagione che conferma il talento dei suoi creatori, in cui c’è maggiore uso della CGI senza sbavature, in cui i protagonisti si delineano maggiormente e vengono introdotti dei quadretti familiari divertentissimi (giustizia per Mews). Protagonisti che ci fanno davvero rendere conto di come sia cambiata la famiglia da 30 anni fa ad oggi.

Unico sottile difetto è il personaggio di Billy, introdotto per essere un cattivo umano e finito come personaggio dimenticabile e poco d’impatto. Molto interessante invece l’aver creato anche un episodio filler, dedicato interamente a Eleven. Un episodio dedicato ad altri “bambini speciali” che come lei sono sparsi per l’America. Quest’ultimo permette alla serie di avere molto più respiro e poter contare su atmosfere diverse per il futuro.

Stranger Things 2, scrollatasi la mania della citazione, conferma di essere uno dei prodotti con la sceneggiatura migliore del 2017, con un cast dalla chimica esplosiva. E’ capace di essere, pur nel suo genere di nicchia, una meravigliosa serie per tutti. Per quanto Netflix ci abbia tolto il gusto dell’attesa in certi casi, ne vale la pena.

Good Luck!

#pearls

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