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Stranger Things: alcune curiosità sulla seconda stagione della serie culto

Stranger Things

L’anno ormai volge al termine. Tempo di bilanci per la serialità televisiva. Fra le serie belle andate in onda quest’anno, difficilmente nella classifica soggettiva di ognuno di noi potrà mancare Stranger Things. Almeno per chi l’ha visto. Nonostante nella seconda stagione l’impalcatura dei fratelli Duffer fosse la stessa dell’anno scorso (un gruppo di bambini cerca di salvare un loro amico da un mostro di un’altra dimensione aiutati da una bambina con poteri telecinetici), anche nel 2017 Stranger Things ha inchiodato agli schermi i suoi telespettatori (e utenti online), episodio dopo episodio, nascondendo però ai più molte curiosità, fra le quali abbiamo scelto le più interessanti.

1) Anche nella seconda stagione sono stati disseminati una serie di omaggi ai film degli anni ’80.

Mentre nella prima stagione, si è attinto a piene mani dalla produzione derivante dai libri di Stephen King, oppure dai lavori di Spielberg e Carpenter, nella seconda stagione uno dei maggiori film di riferimento è stato Indiana Jones e il tempio maledetto. Ad esempio, quando Joyce e Bob (o la polizia) salvano Hopper dai tunnel nel sottosuolo, allo sceriffo cade il cappello. Per non lasciarselo alle spalle, lo sceriffo rischia l’osso del collo come il famoso archeologo. In realtà tutta l’ambientazione è un omaggio a  Il tempio maledetto con Hopper che cammina nei tunnel come Indy in mezzo agli scarafaggi, con la torcia sopra la propria testa. Lo stesso David Harbour ha confessato di essersi ispirato al dottor Jones per alcune scelte del suo personaggio.
Per un’altra puntata i fratelli Duffer hanno confessato di aver creato il “balletto”, che instaurano Nancy e Jonathan prima di dormire insieme, ispirandosi direttamente al “balletto” fra Indiana Jones e Willie, sempre da Il tempio maledetto.
Anche la tecnica utilizzata da Max per guidare l’auto, con il mattone sotto le scarpe per arrivare ai pedali, è una citazione da Il tempio maledetto. Ad usare lo stesso stratagemma era infatti stato trent’anni prima il piccolo Short.
D’altronde Indiana Jones e il tempio maledetto venne distribuito nei cinema nel 1984, lo stesso anno in cui è ambientata la seconda stagione di Stranger Things.

2) C’è anche Ritorno al Futuro

La prima volta che vediamo Max, la ragazza si presenta con uno skateboard decorato in maniera da richiamare ampiamente l’hoverboard di Ritorno al Futuro II. La stesa videocamera utilizzata da Bob e Will è l’identico modello utilizzato da Marty nel primo Ritorno al Futuro.

3) Sfacciato invece il riferimento a Ghostbusters

Con i protagonisti che si travestono dai loro supereroi preferiti per Halloween, evitando, poi, durante la sera del “dolcetto o scherzetto” di “incrociare i flussi”.
Nel primo episodio invece il riferimento è stato Incontri ravvicinati del terzo tipo, in particolare il rapimento da parte degli alieni del bambino, suggerito a piene mani dall’incontro fra Will e il mostro ombra.

4) E non mancano i Goonies

In un altro episodio Bob (Sean Astin) aiuta i ragazzi a decifrare la mappa disegnata da Will, esclamando che la X è il luogo dove si trova il tesoro dei pirati, ricordando il suo Mikey dei Goonies e contemporaneamente anche Indiana Jones e l’ultima crociata, dove la X, che è possibile vedere solo da una piattaforma sopraelevata, come in Stranger Things, non è mai il punto dove scavare, a parte se ci si trova in un’antica biblioteca veneziana.
Le citazioni ovviamente non finiscono qui. Si è pescati a piene mani anche da Lo squalo, Risky Business, Una sirena a Manhattan (Eleven che migliora la propria capacità di linguaggio guardando la tv, così come faceva Madison), Bella in rosa, E.T., It, Aliens, Terminator, L’esorcista, Frankenstein, Karate Kid, Shining, Poltergeist, Gremlins (Dart è praticamente considerato all’inizio come Gizmo), La cosa, Fuga da New York, Il testimone, L’impero colpisce ancora, Mad Max e potremmo continuare forse per altre dieci righe.

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5) Come nella prima stagione, Gaten Materazzo (Dustin) ha avuto ampio spazio per le sue improvvisazioni.

I Duffer, insieme ai vari registi che si sono alternati sul set, gli hanno lasciato praticamente totale libertà di esprimersi e spesso le reazioni degli altri personaggi alle uscite di Dustin sono le reazioni naturali degli attori di fronte alle invenzioni di Gaten.

6) Il personaggio di Billy, all’inizio di Stranger Things, doveva essere Steve.

Tuttavia, nelle settimane preparatorie alla registrazione della prima stagione, Joe Kerry riuscì a modificare abilmente il proprio personaggio, trasformandolo nel bullo, principe della scuola, dal cuore buono. Ai Duffer piacque molto quella nuova caratterizzazione che decisero di cambiare l’arco narrativo di Steve in quello da noi conosciuto, e si tennero il personaggio di Billy per la seconda stagione.

7) Il destino di Will

Che il destino di Will fosse segnato fin dall’inizio, in parte ce lo aspettavamo tutti, ma i Duffer ce lo hanno rivelato fin dal primo episodio. Quando infatti il dottor Owens chiede a Will quale sia il suo dolcetto preferito di Halloween, il bambino risponde il Reese’s Pieces, lo stesso dolce preferito da E.T.; Will in pratica ci viene fin da subito dipinto come un alieno, un mostro.

8) Un po’ di Alien

Una cosa curiosa è invece ritrovare Paul Raiser, il Dr. Sam Owens, chiedere a tutti fiducia pur risultando fin da subito una persona alquanto ambigua. La stessa situazione l’attore l’ha portata in scena in Aliens, dove però si rivelava il più gran figlio di buona donna della storia.

9)Nelle due stagioni di Stranger Things c’è un elemento ricorrente, l’elastico blu per capelli.

È l’elastico blu utilizzato dalla figlia di Hopper. Nella prima stagione lo vediamo indosso alla bambina mentre lo sceriffo la calma da un attacco di panico; più tardi lo ritroviamo al polso sempre di Sara durante una seduta di chemioterapia, quando la bambina ha ormai perso i capelli, mentre il padre legge con lei un libro. Un elastico che Hopper porta sempre con sé e che a volte diventa ben visibile, come quando parla al telefono in alcune scene, specialmente in una quando parla con l’ex moglie. Nella seconda stagione l’elastico blu per capelli ritorna, sempre indosso a Hopper. Fino all’ultimo episodio, quando è Eleven a comparire con l’elastico blu al polso, segno di come Hopper abbia definitivamente adottato Eleven come sua figlia, situazione messa nero su bianco dal finto certificato di nascita donato ad Eleven.
Tutto in realtà ci era già stato svelato in precedenza. Gli spettatori più attenti infatti si saranno accorti che Hopper legge alla bambina lo stesso libro, Anna dai capelli rossi, che leggeva alla figlia, senonché il braccialetto blu certifica anche un cambio di rapporto fra Eleven e lo sceriffo che ora non la vede più come qualcuno da proteggere, ma come una figlia a tutti gli effetti.

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10) In un’intervista i fratelli Duffer confessarono di non essere dei gran fan di Dig Dug

Iil videogioco amato invece dai protagonisti di Stranger Things. Tuttavia quando ci fu da scegliere il videogioco per la messa in scena, la scelta ricadde proprio su Dig Dug poiché i tunnel che l’eroe del videogioco deve scavare per completare la propria missione ricordano i tunnel dell’Upside Down.
Dragon’s Lair, invece, fu scelto per metter Dustin e Lucas in competizione nella conquista della principessa, ovvero Max.

11) Il ruolo di Sean Astin all’interno di questa seconda stagione doveva essere minimo, un semplice cameo.

Tuttavia, durante le riprese ai Duffer piacque molto l’atmosfera portata dall’attore sul set e la sua visione del personaggio. Così Bob è rimasto in scena per tutta la stagione, ma, d’accordo con Sean Astin, alla fine si è deciso comunque di ucciderlo e di dedicargli una morta eroica. La scena fu girata a malincuore da tutti. Dai Duffer, ma anche da Sean Astin, che non voleva lasciare la serie, sebbene fosse la cosa giusta da fare.

12) E di nuovo Alien

Prima della battaglia finale, il gruppo di protagonisti si ritrova in casa Byers, circondato dai Demo-dogs. Improvvisamente all’esterno si sente una serie di rumori che suggeriscono come qualcuno stia dando una lezione ai mostri. La porta si apre improvvisamente e appare Eleven, che tutti ritenevano scomparsa. La stessa costruzione di scena la ritroviamo in Alien – La clonazione, film nel quale recitò Winona Ryder. Nel film del 1997 era lei a salvare la situazione dagli alieni, sebbene tutti la credessero morta.

13) Al netto di tutte le citazioni e riferimenti, lo spunto più bello è forse quello utilizzato per l’ultimo episodio

Anche perché è il più nascosto, reso meno visibile dal climax raggiunto dal racconto. In pratica, la decisione dei bambini di andare all’assalto dei tunnel per attirare i Demo-dogs lontani da Eleven, creando un gigantesco diversivo per permettere alla bambina e a Hopper di chiudere il portale, non è campato in aria come può inizialmente sembrare. È al contrario una tattica presa tale e quale da Il signore degli anelli – Il ritorno del Re. Nel libro di Tolkien, di cui i protagonisti di Stranger Things sono grandi fan, Aragorn e gli eserciti di umani, elfi, nani e quanti altri sono sopravvissuti, vanno all’attacco di Mordor per distrarre Sauron e permettere a Frodo e Sam (e ancora Sean Astin rispunta in qualche modo fuori) di lanciare l’anello dentro il Monte Fato.

14) Vi siete chiesti del perché del ballo finale?

Io sì e la risposta è stata semplice. È una promessa che Will a fatto a Eleven nella prima stagione: portarla un giorno al ballo di fine anno della scuola. Promessa mantenuta.

15) Durante il ballo, Mike e Eleven si baciano per la seconda volta.

Durante la scena è possibile vedere Finn Wolfhard (Mike) pronunciare una frase: “I’m coming in”. È il segnale con il quale i due attori bambini si erano accordati per girare al meglio il bacio, seguendo i tempi del movimento di camera. La frase sfuggì al montaggio sia al montatore che ai fratelli Duffer. È stato Finn Wolfhard a rivelare la presenza di quella frase e il suo perché in un’intervista, lasciando a bocca aperta i due creatori della serie, che non si erano mai accorti di niente. Ma ormai era troppo tardi. La puntata era consegnata e la frase quindi rimasta in montaggio.

16) Winona Ryder si è ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto

Che l’ha vista testimone in prima persona per entrare meglio nel personaggio di una madre sempre alla ricerca disperata di suo figlio. Negli anni ’90, nella sua città d’origine, Petaluma, in California, sparì una bambina, poi ritrovata morta e brutalmente assassinata: Polly Hannah Klaas. L’attrice allora offrì 200 mila dollari al rapitore per far tornare a casa la bambina dodicenne sana e salva. Inutilmente. Per il rapimento e l’omicidio fu arrestato Richard Allen Davis, che poi in seguito confessò e fece ritrovare il corpo della bambina. L’assassino fu condannato a morte mentre la Ryder interpretò e dedicò a Polly Klass il film Piccole donne poiché era la storia preferita della bambina.

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