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Star Trek Discovery: Una serie senz’anima – Recensione pilot

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Star Trek Discovery approda finalmente sui nostri schermi grazie alla distribuzione mondiale di Netflix, da quello che però mostrano questi primi due episodi, il risultato non è dei migliori.

Nel 1966, quando c’era ancora la Guerra Fredda, un genio della televisione chiamato Roddenberry decide di creare una serie di fantascienza in cui narrare le vicende dell’equipaggio di una nave stellare del futuro. Per la prima volta vediamo recitare fianco a fianco come alleati e pari, un americano, un russo, uno scozzese, un’alieno, una donna afroamericana, e un giapponese. Star Trek serie classica è una delle pietre miliari della televisione e dimostra come molto spesso per affrontare tematiche importanti o socialmente di rilievo non siano necessari effetti speciali, computer grafica, regia cinematografica o sceneggiature alla Nolan, bastano buoni dialoghi e personaggi interessanti. Il franchise di Star Trek esclusi alcuni film e l’ultima serie Tv del 2005 non è solo fantascienza e costumi di gomma, è una serie trasversale, che possono vedere tutti e che ha realmente cambiato il modo di fare televisione.

STAR TREK DISCOVERY: UNA GENESI TRAVAGLIATA

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Star Trek Discovery nasce con molti problemi. Inizialmente era un’idea di Bryan Fuller (Hannibal, American Goods), proposta alla CBS come serie antologica. Fuller però viene costretto ad abbandonare la nave perché non approva la protagonista scelta dalla CBS e il modo di gestire lo show, resta come produttore e sceneggiatore dei primi episodi, ma sembra lavarsene le mani. La serie resta nelle mani di Kurtzman e di un team di registi che si alterna per tutti e 15 gli episodi e che decide di ambientarla prima della serie classica, nel periodo della guerra con i Klingon.

Scelta abbastanza sbagliata, perché si lega troppo a tutte le trame che sono destinata ad accadere dopo e rischia di portare dei danni al franchise e far inalberare i fan della serie, anche perché con il futuro si può giocare e inventare liberamente, il passato invece porta sempre con sè delle conseguenze da gestire con cautela. La serie comunque procede ed è destinata a raccontarci la storia dell’equipaggio della USS Discovery, comandata da Michael Burnham (Sonequa Martin-Green) umana cresciuta dai vulcaniani e in stretto legame con Sarek (padre di Spock), che esplora universi e galassie nel periodo di guerra aperta contro i Klingon. Quindici soli episodi da 45 minuti ciascuno cercheranno di dare forma e tridimensionalità ad un equipaggio molto vario che è ingrediente indispensabile per Star Trek.

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STAR TREK DISCOVERY: COSA NON FUNZIONA

Guardando i primi due episodi di Discovery, è impossibile non restare affascinati dalla bellezza dello spazio, dalle sue luci, dal modo in cui sono rappresentati i pianeti, gli asteroidi, le navi spaziali, le esplosioni, le tute. Una confezione perfetta, degna di essere proiettata in un cinema, e molto vicina allo spazio visto nei film di Abrams, ma il contenuto? Chi ha visto Star Trek sa bene che le scene di combattimento nello spazio, le guerre, sono sempre ridotte all’osso privilegiate da una sceneggiatura più volta alla mediazione e al dialogo o all’inganno intelligente. Questo perché, come viene ripetuto in Discovery, la Federazione dei Pianeti Uniti, di cui la terra fa parte, viene in pace e ha solo scopo esplorativo e di ricerca, essendo impossibilitata inoltre a intervenire negli affari interni di ogni singolo pianeta. Star Trek è un racconto di uomini, di emozioni, di legami e di temi forti e importanti (parità di genere, orientamento sessuale, il peso del potere, la vecchiaia, la morte, l’amore e il dovere etc..)

Tutto questo nella premiere, composta da due episodi, non c’è. La sceneggiatura tenta di dare un certo sottobosco emotivo alla protagonista Michael tramite il suo passato su Vulcano e la “logica”, ma questo non riesce comunque a renderla interessante. Lo stesso si può dire per l’antagonista Klingon (che sembra un Uruk Hai) che dovrà lottare nonostante non appartenga a nessuna casata per farsi accettare in quanto diverso e unire le famiglie Klingon contro un unico nemico. Il ritmo sincopato, l’eccessivo uso di cgi, e la troppa attenzione sullo scontro armato non permette a nessuno dei personaggi di emergere e pasticcia quello che deve essere l’antefatto della serie perdendo ben due episodi che forse potevano essere impiegati in altro.

Discovery non ha anima, ha perso quello spirito rivoluzionario della delicatezza dei dialoghi e della descrizione dell’uomo tipica delle prime serie e che manca molto alla tv di adesso. In un periodo in cui il piccolo schermo vuole strafare e pecca di troppa drammaticità, Star Trek Dicovery poteva essere l’occasione per rispolverare un passato senza tempo e riportare al centro della sperimentazione non la tecnica ma la storia. Invece sembra che la strada intrapresa sia diversa, più vicina al videogame che alla tv, più vicina agli ultimi film, che alla serie classica, e per assurdo meno rivoluzionaria di un prodotto del 1966.

Se vi piace l’intrattenimento semplice, ben costruito e lineare date un occhio a Star Trek Discovery, se siete fan di Star Trek prendetelo come leggero passatempo, tra un rewatch e l’altro sempre su Netflix.

Good Luck!

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