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Stan e Ollie: la recensione del film su Stanlio e Ollio in anteprima dalla Festa del Cinema di Roma

IMDb

Titolo: Stan e Ollie (Stan and Ollie)

Genere: biografico

Anno: 2018

Durata: 1h 37m

Regia: Jon S. Baird

Sceneggiatura: Jeff Pope

Cast principale: John C. Reilly, Steve Coogan, Shirley Henderson, Nina Ariadna

Si fa un bel parlare della necessità di distinguere la finzione scenica dalla realtà fattuale. Di dover separare i personaggi che un attore interpreta sullo schermo dalla persona che è nella vita quotidiana. Ma poi arrivano quei casi rari, e perciò notevoli, in cui i due ruoli si confondono benevolmente e si fondono mirabilmente e un’amicizia per finta diventa una gemma per davvero. Come capitò a Stan Laurel e Oliver Hardy e come ci racconta il delizioso film di Jon S. Baird, Stan and Ollie.

Stan e Ollie - la recensione
Il rifiuto allegro di un tramonto triste

Stan Laurel e Oliver Hardy (noti in Italia come Stanlio e Ollio) sono all’apice del successo in quel 1937 in cui i loro unici problemi sono i troppi divorzi, gli inviti a party di e con stelle di Hollywood, i contrasti con il produttore Hal Roach che li ha lanciati ma non li paga quanto meriterebbero. Ma anche chi arriva in cima ad una vetta altissima deve rassegnarsi che lì sopra non potrà restarci per sempre e il duo deve scontrarsi con questa inesorabile realtà quando sedici anni dopo inizia una tournee in Inghilterra per recuperare la fama perduta.

Lontani i giorni degli hotel extralusso e delle starlette alla porta, gli Stan e Oliver protagonisti di Stan e Ollie devono accontentarsi di pensioni di terzo ordine o peggio e teatri di provincia piccoli e malandati che non riescono comunque a riempire. Perché ormai sono altri i nomi sui cartelloni teatrali e altre le coppie che riempiono le locandine di quei film che nessuno più ha il coraggio di affidare a loro. Un viale del tramonto dal quale i due vogliono uscire ad ogni costo, accettando anche di concedersi a massacranti attività promozionali che mai hanno dovuto compiere. Un sacrificio reso leggero dalla gioia di poter ancora lavorare e ricompensato dalle sale che tornano ad affollarsi.

Stan e Ollie è la storia allegra di chi non si arrende, di chi ama ciò che fa e continua a farlo perché non è solo l’unica cosa che sa fare, ma l’unica che ha voluto, vuole e vorrà sempre continuare a fare. Stan e Oliver non sono due attori patetici che accettano ruoli di secondo e terzo piano solo per grattare fino a fondo il barile del successo, ma due persone che semplicemente sono quel che appaiono. Non c’è finzione scenica, trucco illusorio, bugia ingannatrice. Stan e Oliver uomini sono Stan e Ollie personaggi del cinema in una identificazione totale che fu ed è la vera ragione del loro irripetibile non tramontare.

Una favola di celluloide che vive in un mondo di risate e complicità.

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Stan e Ollie - la recensione
Un’amicizia che non può finire

Stan e Ollie è anche e soprattutto il ritratto ammirato di quella che fu l’altro motivo de successo della coppia: l’amicizia. In tempi di linguaggio dominante da serie tv, si direbbe che Stan e Laurel erano i protagonisti perfetti della più ispirata bromance. E, per quanto il termine stoni con l’epoca in cui due sono vissuti, è innegabile che il loro legame sia stato molto più di quello che comunemente si definisce amicizia. Un qualcosa più forte dello stesso legame tra fratelli perché Stan e Laurel non si sono trovati ad essere uniti, ma lo sono diventati in una maniera talmente indissolubile che non esiste nell’immaginario comune l’uno senza l’altro. Ma soprattutto non esisteva l’uno senza l’altro anche nella vita reale delle due persone reali. E non è un caso che Stan Laurel non volle recitare in nessun altro film dopo la morte di Oliver Hardy, continuando a scrivere gag per i due anche se sapeva che non sarebbero mai state recitate.

In Stan and Ollie questo sentimento sostiene il film emergendo prepotentemente non solo nella capacità istintiva con cui l’uno completa le idee dell’altro inscenando i loro numeri spontaneamente in ogni occasione possibile, ma soprattutto nei loro dialoghi frizzanti quando si ritrovano da soli a viaggiare su treni scassati o lussuosi, a chiacchierare a fine serata dopo l’ennesimo successo, a completare l’uno i pensieri dell’altro come emuli ante – litteram in carne e ossa di Qui – Quo – Qua. Un legame che sembra spezzarsi per delle incomprensioni che inevitabili possono sorgere in tanti anni di carriera, ma che rinasce immediato oltre ogni difficoltà e che è così forte da contagiare anche chi sta intorno come mostra l’evolversi del rapporto tra le loro mogli dal carattere e gli interessi opposti.

Un’apologia divertita e divertente del più introvabile dei sentimenti: l’amicizia vera e profonda. Anche questo è Stan e Ollie.

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Stan e Ollie - la recensione
Un omaggio rispettoso

Con Stan e Ollie Jon Baird (che dirige) e Jeff Pope (che scrive la sceneggiatura) realizzano un film leggero e scorrevole che è anche un sincero ringraziamento ad un modo di intendere il mondo dello spettacolo prima che divenisse show business. Un tempo in cui era ancora possibile che i due attori più famosi del mondo se ne andassero in giro a scherzare con chi incontravano per caso e salutassero tutti sul set mischiandosi al resto della crew circondati da un alone di rispetto guadagnato, piuttosto che fama costruita da agenti e social media manager.

La regia si spoglia di ogni svolazzo mettendosi al servizio della storia e dei suoi protagonisti facendo ben attenzione a restituire i colori, i modi, i suoni, le luci, gli abiti, i modi di fare di una dorata epoca lontana. Allo stesso modo la sceneggiatura è lineare concentrandosi sulla parte finale della carriera di Stan e Ollie e lasciando che siano i dialoghi tra i due a tenere vivo il film. Merito ascrivibile in toto a Steve Coogan e John C. Reilly che diventano quasi sosia dei loro alter ego reali, imitandone movenze e facce buffe in un mimetismo impressionante (specie per Coogan che non può avvalersi dei trucchi scenici necessari a restituire la corpulenza di Oliver Hardy).

Stan e Ollie è una commedia allegra e svolazzante che ha il merito di dire semplicemente la verità. Che questa verità sia una amicizia tanto splendida tra due personaggi inimitabili come Stan Laurel e Oliver Hardy è il motivo per cui questo film guadagna il plauso soddisfatto di chi lo vedrà.

Stan e Ollie – la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.6

Summary

Un biopic sincero che è un omaggio all’amicizia tra due comici che erano sullo schermo proprio ciò che erano nella vita reale

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