Da recuperare

Serie TV da paesi non anglofoni: Eccone 5 da vedere!

IMDb

Mentre di un film al cinema può essere utile conoscere il paese d’origine per farsi un’idea, sebbene molto spesso approssimativa se non addirittura fuorviante de modo di raccontare una storia, quasi nessuno si domanda mai quale sia la patria di una serie TV. Non perché non interessi, ma semplicemente perché si assume implicitamente che sia una produzione targata USA. Ed, in effetti, nella stragrande maggioranza dei casi così è fatta eccezione per le serie TV nate nella terra d’Albione che sono spesso facili da riconoscere anche senza che sventolino la bandiera del Regno Unito. Negli ultimi anni, tuttavia, l’aumento del numero di ore di programmazione e la necessità di offrire contenuti sempre nuovi ad una platea internazionale ha allargato gli orizzonti produttivi permettendo l’arrivo sul mercato di serie nate in paesi non anglofoni.

 Ecco 5 esempi recenti di grande successo come consigli per le feste.

Dark - la serie rivelazione di Netflix
1.) Dark (Germania)

Stereotipo comune vuole che i tedeschi siano freddi e razionali, ma la storia della letteratura dice esattamente il contrario. È, infatti, in Germania che nasce il Romanticismo con la sua esaltazione dell’irrazionalità e tedeschi sono quei fratelli Grimm che hanno reso popolari gran parte delle fiabe più famose. Nessuna sorpresa, quindi, che proprio dalla Germania venga una fiaba nera come Dark, prima serie tedesca prodotta da Netflix e vera rivelazione di questo 2017 televisivo.

Una trama intricata che si dipana su diversi archi temporali grazie allo strumento dei viaggi nel tempo si lega armonicamente ai segreti e alle bugie che tessono le relazioni tra gli abitanti di uno sperduto paesino ai margini di cupi boschi. Punti di forza della serie sono non solo una sceneggiatura che riesce a non creare buchi logici nonostante i diversi salti temporali, ma anche la profondità dei temi affrontati, la fotografia livida, la recitazione intensa di un cast di attori poco noti, ma tutti in grande spolvero. Un brillante esempio di quanto sia sbagliato affidarsi agli stereotipi.

Leggi Anche: Dark  – la recensione della prima stagione

2.) 3% (Brasile)

Parlando ancora di stereotipi, il Brasile è la patria della musica latina e da lì ci si aspettano solo tormentoni estivi. Se, invece, si parla di televisione, il Brasile diventa un’unica cosa con il resto dell’America Latina finendo per essere identificato (erroneamente) con le telenovelas. Identificazione più che sufficiente ad allontanare ogni appassionato di serie tv da qualunque prodotto sia a tinte carioca. A meno che questo non porti impresso il rassicurante marchio Netflix.

È il caso di 3%, prima serie brasiliana prodotta dalla rete di streaming online. Ed ennesimo esempio di quanto sia errato affidarsi agli stereotipi. Scritta, diretta e interpretata da un cast interamente brasiliano, 3% è un racconto distopico ambientato in un futuro imprecisato dove le scarsissime risorse disponibili sono riservate al 3% della popolazione scelta di anno in anno tramite un severo processo di selezione. Altamente innovativo è soprattutto l’atteggiamento di convinta accettazione da parte del restante 97% che piuttosto che ribellarsi ritiene sostanzialmente giusta la scelta di riservare il poco che c’è a coloro che hanno dimostrato di meritarlo. Una serie dove non ci sono buoni e cattivi perché tutti possono essere e sono buoni e cattivi. E dove il concetto stesso di meritocrazia mostra la sua faccia perversa costringendo a interrogarsi su dove sia il confine tra ciò che è razionalmente giusto e ciò che è umanamente solidale.

Leggi Anche: 3% – la recensione della prima stagione

Suburra - la serie

3.) Suburra (Italia)

Sarebbe facile eleggere Gomorra a rappresentate dell’Italia in questa lista di serie dal resto del mondo. La nostra scelta ricade, però, su Suburra per la sua peculiarità di essere stata pensata e prodotta direttamente per il mercato internazionale svolgendo il percorso inverso a quello della serie ideata da Roberto Saviano.

Scritta da Carlo Bonini e Gianfranco de Cataldo per Netflix, Suburra è il prequel del film omonimo e, pur non essendo priva di difetti, riesce a fare bene ciò che la serialità italiana ha dimostrato di saper fare meglio: raccontare storie criminali. Ispirandosi chiaramente alla cronaca giudiziaria recente (il Mondo di Mezzo di Carminati con il perverso intreccio tra politica, affari, Chiesa e malavita organizzata), Suburra racconta la crescita criminale di Aureliano e Spadino (magnificamente interpretati da Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara), rampolli rinnegati di due famiglie avversarie, che si trovano invece a fare fronte comune per l’uguale desiderio di autonomia che brucia dentro di loro. Sono proprio le performance attoriali dei due protagonisti il fiore all’occhiello di una serie che ha il merito di dimostrare che la strada USA – Italia non è a senso unico, ma si può percorrere in entrambe le direzioni.

Leggi Anche: Suburra – la recensione della prima stagione

Drama Coreani
4). Descendant of the Sun (Corea)

Contrariamente a quanto si possa banalmente credere, non sono solo gli Stati Uniti a vantare una produzione esuberante di serie tv. Altrettanto (se non addirittura più) numerose sono i prodotti della tv coreana. Non esistendo seconde stagioni, ogni anno l’offerta viene completamente rinnovata arrivando a produrre centinaia di drama diversi per occupare le fasce orarie del mattino, del pomeriggio e della sera.

Conseguenza apprezzabile di questa abbondanza è la possibilità di spaziare tra diversi generi (dalla commedia al period, dal legale al romantico, dalla fantascienza all’investigativo) senza compromettere la qualità di sceneggiatura, regia e fotografia. Tra le dieci migliori produzioni che potete trovare qui, segnaliamo Descendant of the Sun che è un po’ il drama coreano per eccellenza grazie all’ancora imbattuto record di spettatori. Girato tra Seul e Zante e andato in onda nel 2016, la serie vede come protagonisti un soldato dell’esercito e una dottoressa che si trovano a dover gestire una base militare con annesso ospedale da campo in una immaginaria regione del Mediterraneo. Sebbene i tempi lunghi e una trama in buona parte prevedibile possano renderlo meno moderno, Descendant of the Sun resta un buon compromesso tra azione e romanticismo mostrando le caratteristiche tipiche della tv di questa parte del lontano oriente.

Absentia e la globalizzazione
5.) Absentia (Spagna/Polonia)

Spagna e Polonia sono segnate come patria d’origine di questa serie solo perché queste sono le due nazioni dove è stata trasmessa per la prima volta. Ma Absentia è, in realtà, figlia della globalizzazione: ideata da una italiana, scritta da uno statunitense, prodotta da una casa israeliana, girata in Bulgaria, interpretata da una attrice canadese di origine serbo – croata, acquistata da un network internazionale di proprietà giapponese. Absentia segue le rocambolesche avventure dell’agente speciale Emily Byrne (una convincente Stana Katic) che riappare dopo sei anni di prigionia nelle mani di un misterioso serial killer giusto in tempo per venire coinvolta in altri più intricati casi. A colpire è una trama ricca di twist inattesi, ma tutti perfettamente credibili e logicamente connessi che riescono ad ingannare piacevolmente lo spettatore che può divertirsi ad elaborare teorie che verranno puntualmente smentite. Soprattutto Absentia è la dimostrazione che un melting pot di culture e luoghi differenti può partorire una serie tv originale e per nulla confusionaria.

Leggi Anche: Absentia – la recensione della prima stagione

Cinque titoli sufficienti ad incuriosire chi volesse allargare i proprio orizzonti televisivi ad un panorama che ormai non è più solo a stelle e strisce. Ma sicuramente insufficienti a coprire l’enorme offerta disponibile. Consigli da voi lettori?

Comments
To Top