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Sense8: un piacere per gli occhi, recensione del finale di serie “Amor vincit omnia”

Dopo le dure battaglie combattute dai fans di tutto il mondo, il finale di Sense8 è approdato su Netflix in tutto il suo splendore. La notizia della cancellazione della serie TV lo scorso giugno aveva mandato su tutte le furie gli spettatori che si sono letteralmente mossi da ogni angolo del globo per ottenere un finale degno di essere chiamato tale. Netflix oggi li accontenta con un film speciale della durata di due ore che, seppur con molti vuoti strutturali, riesce nel suo intento principale: quello di coronare un bellissimo progetto.

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Sense8 finale: una sfida non facile.

Comprimere in due ore e mezza quello che nella mente delle creatrici doveva essere un progetto a lungo termine ampiamente decorato non dev’essere stato facile, soprattutto perchè il rischio di perdere punti in fatto di fluidità e godibilità è molto alto in una serie del genere.

Effettivamente il film parte con troppa calma, non si sente subito l’adrenalina. La sensazione è quella avuta nei primi due episodi della prima stagione, parecchio lenti e noiosi ma necessari per introdurre tutti i personaggi e portare sullo schermo un’idea così innovativa.

Tutto riprende da dove l’avevamo lasciato. Wolfgang è prigioniero della BPO, la più grande minaccia dei sense8, un’organizzazione quasi terroristica intenzionata a distruggere tutti i componenti dei cluster telepatici per scopi scientifici. Difficile seguire tutti gli sviluppi attorno a quest’organizzazione e le storie dei personaggi del passato a essa legati. Diciamo che la volontà di far apparire la BPO quanto più malvagia possibile è comunque chiara.

Tramite un eccessivo, a mio avviso, uso di scene violente vediamo i nostri amati protagonisti affrontare ogni genere di pericolo. I senzienti rischiano più volte la vita, una di loro in particolare. In un primo momento il cluster si trova a Parigi, dove per la prima volta tutti gli otto senzienti sono riuniti sotto lo stesso tetto e fisicamente vicini l’un l’altra. La capitale della Francia sarà scenario di duri scontri in cui saranno coinvolti non solo gli otto componenti del cluster ma anche i loro amici e compagni: Amanita, Hernando, Daniela, Rajan, Bug e il detective Mun. I sense8 tengono inoltre prigionieri Jonas e il perfido Milton “Whispers”.

sense8 finale

Sense8 finale, la recensione

Da Parigi a Napoli, con un po’ troppa fretta.

Dopo una serie di peripezie incredibili, il cluster lascerà Parigi per dirigersi a Napoli e contrastare la furia di Lila Facchini, interpretata dall’italiana Valeria Bilello. Lila è a capo di un altro cluster di Sense8 e collabora con la BPO aspirando al potere assoluto. Nemica giurata dei nostri beniamini, sarà protagonista degli scontri che si svolgeranno a Napoli, più sanguinolenti che mai.

Altri amici degli otto senzienti si aggiungono al cluster: Felix, Diego, il signor Hoy ecc. Inoltre arriva una carrellata di nuovi concetti come “la lacuna”, dimora dei vecchi senzienti, e nuove minacce, come quella rappresentata dal presidente sfigurato della BPO. Tutto abbastanza frettoloso ma anche abbastanza funzionale. Non mancherà comunque l’happy ending.

Come detto prima, alcune informazioni risultano fugaci o proprio mancanti ma Sense8 non è una serie che per gli amanti dei dettagli.

Amor vincit omnia, questo il titolo del film finale, è la conclusione necessaria di un progetto molto importante. La locuzione latina di Virgilio non è usata a caso; Sense8 è il portavoce puro dell’amore libero, universale e di un grande, grandissimo, bisogno di umanità.

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Molto bello lo scambio delle promesse tra Nomi e Amanita nel giorno del loro matrimonio. Le due donne si dicono parole importanti riguardanti l’essenzialità delle emozioni in un mondo diffidente che ci insegna ad essere cinici e che vede i sentimenti come qualcosa di infantile. Devo dire che in questo finale sono mancati momenti del genere. Per ritrovarli bisogna andare indietro nel tempo e tornare alla prima stagione dove regnano dialoghi unici come quello tra Lito e Hernando nel museo dedicato a Diego Rivera: “il mio cuore non è un orologio”. Dobbiamo attendere proprio gli ultimissimi minuti del film per assaporare quelle scene corali tipiche di Sense8, così tanto esplicite che ci imbarazzano ma così tanto provocatorie da farci sentire vivi.

Sense8 finale, la recensione

L’insegnamento di Sense8.

Il mio pensiero è dedicato in toto all’intera serie quando dico che Sense8 è stata una bellissima rivoluzione dell’anima. Ci ha insegnato che l’amore è necessario e che il sesso è naturale, che il dolore è inevitabile, che i segreti fanno male, che la chiave per essere felici è sentire dentro la propria verità. Siamo tutti umani e dovremmo prenderci tutti cura l’uno dell’altra perchè il bisogno di umanità è sempre urgente.

Sense8 è stato un progetto internazionale, universale, visibilmente molto bello. I colori, i sapori e le numerose città in cui è stato girato ci hanno riempito gli occhi e la mente dal primo all’ultimo momento. Un piacere per gli occhi. Quest’ultimo particolare non è emerso al meglio nel film finale che ha sacrificato gran parte dei personaggi, anche protagonisti, ridotti a pochissimi minuti di screentime. La causa di questo fatto è da attribuire alla grande quantità di informazioni e passaggi logistici necessari per concludere al meglio le trame, il tutto a discapito di momenti ben più profondi e spettacolari.

Il viaggio è stato molto emozionante e istruttivo. Amor vincit omnia è un finale degno, pulito. La storia di otto sconosciuti, provenienti da diverse parti del mondo e appartenenti a diverse culture, relazioni, generi e orientamenti sessuali, che hanno sviluppato una profonda connessione telepatica e una totale empatia reciproca rimarrà per sempre una delle più belle.

 

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