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Safe: la nuova serie Netflix ricorda gli intrighi del primo Twin Peaks – Recensione Pilot

Safe serie tv netflix
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Scrivi Safe e leggi per certi aspetti Twin PeaksLa nuova serie televisiva di Netflix, creata dal giallista Harlan Coben, deve molto al prodotto rivoluzionario di David Lynch e Mark Frost che rivoluzionò il mondo televisivo negli anni ottanta. Gli ingredienti principali sono gli stessi. Come Frost e Lynch, Coben costruisce una piccola comunità inglese che si crede al sicuro e protetta dal mondo esterno, senza però accorgersi che i veri problemi si annidano all’interno di essa, le bugie la governano e i pericoli sono all’interno di quel grande cancello che invece vorrebbe tenere le minacce fuori da un posto che sarebbe stato concepito come un piccolo Paradiso. Un posto che già in passato ha vissuto una grande tragedia capace di coinvolgere la scuola, uno dei luoghi più sicuri che ci dovrebbe essere. Non proprio quindi il Paradiso che si vorrebbe.

Safe Recensione

Safe Netflix

 

Il protagonista è Michael C. Hall che torna ad interpretare il personaggio principale di una serie televisiva dopo Six Feet Under e Dexter. Al contrario degli altri due prodotti seriali, Safe, coprodotta da Canal+, sarà tuttavia una serie chiusa: solo 8 episodi e un’unica stagione, per raccontare la storia del dottor Tom Delaney alla ricerca della figlia scomparsa dopo una festa di teenager, che ovviamente è andata oltre determinati confini, fra alcool, droga e…
Una scomparsa che la polizia etichetta fin da subito come la fuga di una ragazzina da casa. Il rapporto fra Tom e sua figlia è un rapporto incrinato. Lui l’ha lasciata da sola a vegliare gli ultimi giorni della madre, malata terminale di cancro. Nonostante la professione di chirurgo, infatti, Tom non se l’è sentita di stare al fianco della moglie nei suoi ultimi giorni e ha preferito vagare per pub a sbronzarsi. Il giorno che la moglie è morta, solo le figlie erano con lei. Lui è arrivato troppo tardi e non le ha salvate da quel destino. Ecco perché ha il bisogno viscerale di salvarle ora.

Tom è anche un chirurgo, che necessita quindi del controllo assoluto sul “mondo circostante” per poter portare a termine il proprio lavoro, ma in realtà si accorgerà di non avere il controllo su niente dopo la scomparsa della figlia. È un laparoscopista, non riesce quindi a vedere la realtà attraverso i propri occhi, ha sempre bisogno di un aiuto, una lente d’ingrandimento, qualcuno o qualcosa che gli metta a fuoco la verità che gli si cela davanti. Non a caso ha scelto come buon amico una persona che non sa essere ricercata dalla polizia. E anche per comunicare con la figlia ha sempre bisogno di uno strumento, il cellulare, ovvero il padre oggigiorno del non detto e dell’incapacità di comunicare, vuoi perché il telefono è spento o non prende. Il cellulare è inoltre un altro strumento col quale Tom si illude di avere il controllo, il controllo sulla figlia. Lo ha fatto clonare e tramite il telefonino vorrebbe spiarla, ma puntualmente questa sua illusione va in frantumi.

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A fianco di Michael C. Hall troviamo Amanda Abbington

Per tutti la Mary di Sherlock. Come in Sherlock, anche in Safe l’Abbington rappresenta il ruolo dell’aiutante chiave del protagonista. Se in Sherlock era la custode di molti dei segreti nei quali finivano con l’imbattersi i due detective, qui i segreti li deve scoprire. È Sophie Mason, detective di polizia che, iniziando ad indagare su un’accusa di abusi sessuali a scuola, finisce inevitabilmente ad occuparsi della scomparsa della figlia di Tom. Di cui, fra l’altro, è l’amante più o meno segreta. In realtà, infatti, i loro tentativi di tenere nascosta la relazione non ingannano praticamente nessuno. A sua volta Sophie ha alle spalle un matrimonio naufragato. Il marito è un alcolizzato, cacciato di casa e costretto a vivere in una roulotte nel giardino. Il figlio maggiore forse è quello che principalmente soffre questa situazione e, non a caso, anche colui che nasconde un segreto fondamentale per la ricerca di Tom.

Safe recensione primo episodio

Safe Netflix

Altro personaggio chiave sarà Zoe Chahal, interpretato da Audrey Fleurot, attrice francese che aveva colpito il grande pubblico nel 2011 interpretando l’assistente di Phillippe nel successo al botteghino di Quasi amici. È Zoe Chahal la professoressa accusata di abusi sessuali ai danni di uno degli studenti della comunità. Ma al contempo è anche la madre del fidanzato della figlia di Tom, colui che metterà in moto tutta la macchina narrativa di Safe, portando alla scomparsa della ragazza. Anche il matrimonio di Zoe è allo scatafascio, è finito. Deve divorziare dal marito, ma i due attendono ad andare dagli avvocari, per tenere “al sicuro” la figlia minore, in attesa che finisca la scuola, non sapendo però che in realtà il figlio da tenere al sicuro è l’altro.

Safe:tre storie che s’intrecciano

All’interno di un universo dove appunto il male non è fuori dalla comunità, ma è al suo interno e si annida anche nelle figure più apparentemente innocenti. Forse quelle più potenzialmente pericolose. Safe è una storia fatta di non detti, di bugie, molte delle quali verranno scoperte da Tom durante la sua ricerca. La scena iniziale, dopo l’introduzione (i funerali della moglie di Tom) e i titoli di testa, è una festa di quartiere, un po’ tipica del mondo anglosassone, dove i vicini si aiutano, giocano e passano del tempo insieme, salvo poi però scoprire che sono il principale pericolo l’uno per gli altri, o i custodi di un segreto che, se mantenuto o svelato, potrebbe mettere in pericolo altre persone. Un muro di gomma, una rete che Tom dovrà cercare di districare per arrivare alla verità.

Safe recensione

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Quasi come un film

Essendo concepito come un unico lungo film di otto episodi da 40 minuti, le puntate di Safe non presentano dei titoli distintivi. Il ritmo è fin da subito incalzante. Il funerale della moglie di Tom è rappresentato da poche inquadrature, in grado di focalizzare già la situazione di partenza. Dei dettagli che ci anticipano già come la verità dovrà essere guardata da molto vicino per essere intuita. E a volte potrebbe anche non essere sufficiente, perché in secondo piano c’è sempre qualcosa che non si riesce a mettere a fuoco.

Il clima di non detti inizia fin da subito. Più o meno ogni scena rappresenta una realtà e al contempo ci parla, ci ostenta, una sensazione di qualcosa d’altro nascosto, ideato da qualcuno dei personaggi. La festa, il divorzio, il rapporto padre-figlia, le accuse di molestia. È Sophie a mettere in guardia la collega e lo spettatore: siamo detective, il nostro lavoro è indagare. La sensazione esplode col party, perché diventa subito chiaro che alla festa qualcosa è successo, ma lo sviluppo prende una sbandata difficile da prevedere. È il thriller di Harlan Coben, fatto di suspense dove apparentemente non dovrebbe essercene, di riserbi che costruiscono enigmi e di virate all’ultimo minuto che provano a capovolgere la storia.

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