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Room 104: benvenuti nel motel dei fratelli Duplass. Recensione del pilot

room 104
Photo by Jordin Althaus - © 2017- HBO

Lo scorso anno è stato il turno di The Night Of, questa estate potrebbe essere Room 104 a regalare a spossati ma infaticabili spettatori un’inattesa soddisfazione.  In un momento in cui la programmazione televisiva sembra aver bisogno di prendere fiato (anche se l’arrivo ritardatario sulla HBO di Game of Thrones sembrerebbe dire il contrario), ecco che sembra quasi il momento perfetto per il debutto del nuovo progetto dei fratelli Duplass.

Produttori, attori, sceneggiatori, registi e ciò che serve essere all’occorrenza, Mark e Jay portano sul piccolo schermo Room 104. Se di per sé è complicato (e azzardato) giudicare una serie dal pilot, qui la situazione si complica, per la natura stessa dello show.

La prima stagione di Room 104 sarà composta da 12 episodi di circa 30 minuti l’uno (durata perfetta, direi, per un prodotto estivo) che, in base a quanto visto dal trailer e a quanto diffuso dalla HBO, non solo vedranno la partecipazione di attori e di un cast tecnico di volta in volta diversi, ma vedranno anche l’avvicendarsi di diversi generi.

L’unico legame tra una puntata e un’altra sarà l’ambientazione: tutto si svolgerà infatti all’interno di un’anonima e sciatta camera di un motel. Non abbiamo idea di dove si trovi questo posto e, con molta probabilità, conoscere o meno la sua locazione non ha granché rilievo. Ciò che sappiamo invece è che in questa stanza ci sono due letti, un armadio e un grande specchio.

Quando Meg fa il suo ingresso nella Room 104, il ragazzino a cui dovrà fare da babysitter per qualche ora è chiuso in bagno e tarda ad uscire. Ralph, questo il suo nome, è infatti alle prese con Ralphie, il doppio/gemello cattivo e molto pericoloso del classico bimbetto dolce e un po’ triste. Come scopriremo nel corso dell’episodio, Ralph ha perso la madre e spesso si ritrova a dover trascorrere del tempo con delle tate, mentre il padre è impegnato in uscite amorose.

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Sin da subito la giovane crederà di aver a fare con un fantasioso gioco infantile, un modo come un altro inventato dal bambino per superare il naturale imbarazzo che una situazione del genere comporta. Eppure quell’entità malvagia si paleserà ad un certo punto davanti ai suoi occhi e tenterà di aggredirla: ciò che credeva una fantasia è invece fatta di carne e ossa. La vicenda evolverà ovviamente in maniera terrificante, con un epilogo che, come i migliori horror/thriller psicologici sanno fare, metterà in dubbio tutto ciò che si è visto in quel momento.

Perché, appunto, il primo problema che si pone allo spettatore è quello di credere o meno a ciò che ha davanti. Abbiamo a che fare con un narratore di per sé inaffidabile, un bambino solo e carente di affetto, in grado come tutti i suoi coetanei di creare castelli di sabbia in aria, storie incredibili per giustificare situazioni traumatiche o solo per catturare l’attenzione su di sé. Possiamo quindi affidarci alle sue parole, credere che quello che dice sia effettivamente vero (compreso la morte della madre)? O siamo difronte ad un ragazzino solo all’apparenza innocente?

La nostra prima notte nella Room 104 è stata di sicuro movimentata. La partenza di questo nuovo progetto di Mark e Jay Duplass è di sicuro interessante e invoglia alla visione, nonostante l’idea non sia delle più originali. Aver investito su un unico set potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: la differenza la faranno le storie. Vedremo se la sceneggiatura, la regia e ovviamente il cast riusciranno a mutare l’ambiente, ad adattare alle proprie esigenze un luogo di per sé claustrofobico (che in questo primo episodio esprimeva perfettamente la sua natura). Una cosa è certa: agli addetti alla programmazione della HBO piace sorprendere gli spettatori in tempi non sospetti. E a noi, ovviamente, non può che far piacere.

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