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ROMA, il nuovo film di Alfonso Cuarón – la recensione del film in anteprima al festival di Venezia

ROMA - Alfonso Cuarón

Titolo: Roma

Anno: 2018

Genere: drammatico

Sceneggiatura: Alfonso Cuarón

Regia: Alfonso Cuarón

Cast: Marina de Tavira, Daniela Demesa, Carlos Peralta, Marco Graf, Jorge Antonio Guerrero, Nancy García, Yalitza Aparicio

Amarcord di Alfonso Cuarón inizia con dei titoli di coda che scorrono sull’immagine fissa di un pavimento. Ad intervalli regolari viene buttata dell’acqua, mentre un aereo di linea sorvola e si riflette sullo specchio liquido. Non c’è musica in sottofondo, né ci sarà mai. Bastano pochi minuti a Cuarón per definire stile, tempi, respiri e toni del suo film. Come ogni grande regista sa che bisogna parlar chiaro dall’inizio, presentarsi per ciò che si è.

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Di cosa parla Roma di Alfonso Cuarón

ROMA è la storia Cleo, una domestica al servizio in una famiglia borghese di Città del Messico. Pulisce, cucina, e si occupa a tempo pieno dei 4 bambini. Nel tempo che le resta, vive (e sogna) la sua vita, le amicizie, il primo amore, poi il primo figlio. Sullo sfondo c’è un Messico in bianco e nero che sta vivendo una pagina fondamentale della sua storia, ma anche un teatro familiare che la casa rispecchia e amplifica, prestandosi perfettamente alle panoramiche e ai piani sequenza che Cuarón (per la prima volta anche direttore della fotografia) sapientemente orchestra. C’è la storia e c’è la Storia, e procedono in tutt’uno, dandosi (e dandoci) la mano in una danza che è un commosso inno alla vita, all’amore, alla bontà, alla purezza. Il trasporto emotivo del suo autore bagna ogni sequenza. Si smette subito di pensare a quanto ci sia di autobiografico, perché ROMA è, molto più semplicemente, un racconto personale, sentito, che evidentemente ha sedimentato per anni e che è cresciuto insieme al suo regista, che dopo sette anni dal premio Oscar per GRAVITY e a quasi venti da Y TU MAMA TAMBIEN è tornato a raccontare casa sua. Le strade, le pareti, i mondi da cui proviene. Ma si è riuscito anche a portare dietro l’America e l’Europa, tutto il cinema che lo ha formato da quando era bambino, e che alle volte fa comparire sugli schermi dei cinema che i personaggi frequentano.

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Roma un racconto sincero e potente

Sembra paradossale parlare di calore ed empatia per un film che, formalmente, si presenta rigido ed “impostato” come mai era capitato nella carriera di Cuarón. Ma la verità è che tutte le sottrazioni che vengono operate sul film (i colori, la musica) aiutano ciò che è presente, lo rendono più visibile, più vicino, alla portata di occhi e cuore, operando una cesura netta tra la vita e il cinema, e facendo in modo che il secondo non prevalga mai sulla prima. ROMA è il racconto più sincero e potente che Cuarón abbia realizzato, quello che più sintetizza la grandezza e al tempo stesso la semplicità del suo tocco, l’amore per le piccole cose e l’Epica che sempre vi si nasconde dietro.
Sarà (o dovrebbe essere) il Leone d’oro.

recensione a cura di Lorenzo Tardella

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