Reaper

Reaper: quando il diavolo ci mette lo zampino

E’ partita giovedì, in esclusiva per FOX (canale 110 di Sky), la prima stagione di Reaper – In Missione Per Il Diavolo, il nuovo serial del network americano CW che, negli States, ha subito entusiasmato pubblico e critica tanto da convincere la rete a ordinarne una seconda stagione, che partità l’anno prossimo.

Creata da Tara Butters e Michele Fazekas, Reaper ha avuto come padrino niente di meno che Kevin Smith, regista di culto di film come Clerks e Dogma: Smith ha diretto l’episodio pilota e si vede. E dopo aver visionato Mi hanno venduto l’anima, il primo episodio appunto, non potevo che esserne certo: se siete fan dei lavori di Smith, avrete notato il suo tocco realistico e fumettistico, la sua regia così nerdish e colorata: insomma, la sua presenza si vede ovunque!

La trama di Reaper può essere riassunta in modo molto semplice: Sam (Brett Harrison, That ’70s Show) è il tipico antieroe che dalla vita non si aspetta nulla; è un commesso sottopagato e frustrato che vive ancora con i suoi genitori, che non riesce a fare la prima mossa con la ragazza che da sempre gli piace, che è circondato da amici perdigiorno come lui (su tutti il fortissimo Sock, interpretato da Tyler Labine). La sua vita però è destinata a cambiare al compimento dei 21 anni: quel giorno, infatti, i genitori lo accolgono in modo strano. Succedono cose strane: ha delle visioni, sembra aver sviluppato dei poteri… e gli appare il diavolo. Si, proprio lui, Satana. Quest’ultimo appare deciso a riscattare quello che i genitori gli avevano promesso 21 anni prima: l’anima del loro primogenito. La prima cosa che verrebbe da pensare è che Sam sia andato completamente fuori di testa: peccato che a dissuadere il figlio ci sia il padre, che gli conferma la cosa; per salvare la sua vita, quest’ultimo e la moglie decisero di vendere l’anima del loro primogenito al diavolo, promettendosi però di non concepire alcunchè. Ma, si sa, quando il diavolo ci mette lo zampino (ed è proprio il caso di dirlo)..  non si può stare certi di nulla. Ecco perchè, nonostante non lo volessero, i due coniugi Oliver si ritrovano ad aspettare un figlio, Sam appunto.
Quali progetti ha quindi il demonio per il nostro ragazzo? Nessun omicidio (contrariamente a quanto si aspettasse Sam), bensì un ruolo da Caronte: Sam deve infatti catturare (con “armi” che cambiano di volta in volta, e si preannunciano sempre più ridicoli!) le anime fuggite dall’inferno e intente a compiere azioni disastrose sulla terra. Il compito del ragazzo non è poi tanto male: Sam si trasforma in una sorta di giustiziere del male, in un eroe insomma. Sempre dimenticandoci che è al servizio del diavolo e quindi del male puro.

Reaper è quindi la storia dell’emancipazione di Sam che, da un giorno all’altro, si ritrova a passare dal ruolo dell’antieroe ad eroe. Sam decide una volta per tutte di combattere il flusso di eventi che caratterizzano la sua vita e diventare protagonista di quest’ultima, piuttosto che una semplice pedina in mano agli eventi. Il diavolo quindi, paradossalmente, ha fatto qualcosa di buono: ha fatto coincidere la data della maggiore età di Sam con la sua effettiva maturazione e ben venga se quest’ultimo è accompagnato da amici fedeli e da una famiglia almeno “grottesca” in questa nuova avventura che gli si profila davanti.

E un paragrafo tutto suo bisogna dedicarlo proprio al diavolo: interpretato dal mitico Ray Wise (l’ex signor Palmer di Twin Peaks), è un personaggio tetro ma luminoso, un diabolico simpaticone, di cui si teme la prossima mossa ma che non si può non amare.

Reaper è un ibrido che mescola abilmente azione, avventura, commedia e soprannaturale: i dialoghi frizzanti fanno ridere senza mai scadere nella banalità e nel trash che tante serie comiche oggi ci propinano per strapparci (con forza) una risata; le avventure piene di suspance e comicità; i personaggi tutti ben delineati e simpatici sembrano destinati a rendere questa serie un vero e proprio cult.

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