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Ready Player One: la recensione del film di Steven Spielberg

IMDb

Titolo: Ready Player One

Genere: fantascienza

Anno: 2018

Durata: 2h 20m

Regia: Steven Spielberg

Sceneggiatura: Zak Penn, Ernest Cline

Cast principale: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn, Mark Rylance

Quando da oltre quaranta anni si fa parte di Hollywood non come comparsa, ma come uno dei personaggi più influenti, è inevitabile che circolino aneddoti curiosi su ciò che accade sul set delle tante produzioni che hanno costellato di successi una carriera invidiabile. Succede ovviamente con Steven Spielberg e tra le tante possibili, due storielle aiutano a capire bene la genesi quasi inevitabile di quell’ennesimo gioiello che è questo Ready Player One.

Ready Player One - la recensione
Il migliore omaggio possibile ad una grande passione

Si racconta che sul set de Lo Squalo, primo successo mondiale del regista di Cincinnati nell’ormai remoto 1975, Spielberg ingannasse le estenuanti attese dovute ai numerosi problemi dello squalo meccanico giocando a Pac Man. Iniziata come una necessaria cura per stemperare la tensione, la passione per i videogiochi accompagnerà il regista e produttore per tutta la sua vita come ha lui stesso raccontato in molte interviste in giro per il mondo durante il tour promozionale di Ready Player One.

Ma lo Spielberg di oggi non è l’esordiente speranzoso di quarant’anni fa, ma uno dei più esperti registi di Hollywood e, al tempo stesso, un nome che può permettersi di investire cifre ingenti per soddisfare anche i capricci più assurdi. Come dedicare un film di oltre due ore ad una passione personale trasformandolo in un omaggio sentito ai miti che hanno accompagnato il suo percorso sia privato che professionale. Ready Player One è allora una carrellata infinita di citazioni a tutto l’immaginario pop, videoludico, televisivo, cinematografico di un trentenne che ha attraversato quattro decadi vivendo in un mondo di sogni e giochi. Un universo fantastico e ammaliante, spettacolare e divertente, privato e pubblico che diventa uno spettacolo fantasmagorico di luci e colori, suoni e danze, corse e salti in cui è meraviglioso farsi trascinare restando contenti di non essere riusciti a cogliere l’intera lista di citazioni perché ogni visione successiva regala nuove emozioni.

Ma questo rievocare per immagini non è tuttavia uno sterile riandare ad un passato più o meno recente che solo i trenta – quarantenni possono comprendere. Al contrario, Ready Player One adotta un linguaggio nettamente moderno che prende a prestito e fa suoi modi di dire e termini tipici dei tanti youtuber che oggi appassionano torme di ragazzine con il loro slang fatto di inglese rubato e neologismi improbabili confermando che lo Spielberg settantenne non si fossilizza in un ripetere quel che conosce, ma piuttosto omaggia il suo e nostro passato mostrando quanto sia a suo agio nel rutilante presente progressivo.

Ready Player One - la recensione
Divertire per far pensare e riflettere per intrattenere

C’è un altro aneddoto utile a capire Ready Player One. Mentre Spielberg girava Schindler’s List, contemporaneamente sul set sceglieva i bozzetti per i dinosauri di Jurassic Park. Una dimostrazione pratica di quella che è una delle caratteristiche principali del regista statunitense: la capacità di spaziare con uguale maestria tra temi profondi e drammatici e blockbuster a base di azione ed effetti speciali. La filmografia di Spielberg è la conferma più eloquente di questo suo unicum e, d’altra parte, la fantasia al potere di Ready Player One arriva in sala mentre ancora viene proiettato The Post che racconta una storia vera con uno stile nettamente diverso.

Ready Player One diventa allora l’ennesima opportunità per Spielberg di variare registro mascherando nel ricco calembour di scene mozzafiato e ritmo frenetico piccoli semi che ricordano allo spettatore come il regista eccella non solo nell’intrattenere spensieratamente, ma anche nel divertire facendo riflettere. Così il mondo reale da cui i protagonisti evadono nella lussureggiante realtà virtuale di Oasis è un futuro volutamente prossimo sia nel tempo (essendo ambientato nel 2045) che nella credibilità delle invenzioni e degli ambienti. Una Terra ridotta ad un cumulo disordinato di edifici fatiscenti e spazzatura hi-tech accatastata senza ordine e criterio da cui sono cancellati i verdi della natura e i versi degli animali. Più che una metafora una pessimistica estrapolazione del presente di oggi in un domani da cui sarà possibile solo fuggire. Un memento mori nascosto in una luccicante confezione che distrae, ma che ugualmente comunica un messaggio preoccupato.

E dopotutto la stessa avventura di Wade e Art3mis, Aech e Anorak, Daito e Sho volutamente si muove su due piani distinti quasi a rinnegare il presunto dominio del virtuale sul reale. Merito di una trama intelligente la cui struttura a livelli di difficoltà mutuata dai videogiochi basa sé stessa su motivazioni profondamente umane che guidano le scelte dei creatori di Oasis Jim Halliday e Ogden Morrow e dei villain Nolan e F’nale.

Ready Player One - la recensione
Rivivere il passato scrivendolo nel futuro

Con Ready Player One Spielberg dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto l’anagrafe sappia essere bugiarda. A 71 anni il maestro statunitense è, infatti, ancora capace di portare il cinema in un mondo nuovo spingendo al limite estremo le tecnologie digitali a disposizione di chi abbia la maestria di adoperarle per dare vita a sogni e non solo per seguire una moda. Ma riesce a fare ancora di più. A mostrare come si possa far rivivere anche un classico immortale di Kubrick copiando palesemente scene famosissime eppure stravolgendole per immergerle con un amalgama perfetto in una storia completamente diversa. Un’idea talmente geniale da cancellare immediatamente ogni precipitosa accusa di chi considerasse dissacrante il modo in cui il capolavoro di Kubrick viene trattato.

Sostenuto da una sceneggiatura tanto semplice quanto efficace e una regia pulita che sfrutta al meglio ogni effetto speciale, Ready Player One potrebbe persino permettersi di zoppicare nella parte attoriale. Di questo vantaggio il film non ha bisogno di avvalersi perché il cast fornisce invece buone prove pur venendo spesso aiutato dall’onnipresente e onnipotente computer grafica. Cionondimeno i giovani protagonisti Tye Sheridan e Olivia Cooke riescono a rendere credibili i loro personaggi rendendo bene sia la volontà cocciuta e l’ingenua inesperienza di Wade che la finta superbia e lo spirito di sacrificio di Samantha. Ai veterani Mark Rylance (attore feticcio dell’ultimo Spielberg) e Ben Mendelsohn tocca il compito di aggiungere spessore alle antitetiche figure di Jim Halliday e Nolan Sorrento che, coerenti con lo stile del film, ricalcano il genio malinconico e l’industriale perfido di tanta filmografia anni Ottanta.

Ready Player One andrà sicuramente ad allungare la già corposa lista di successi commerciali di cui si compone il curriculum di Spielberg. Ma soprattutto è un titolo che troveremo sicuramente nella top ten dei film del 2018 quando a fine anno saremo qui a scriverne una. E magari per allora saremo anche riusciti a trovare tutte le citazioni e gli easter egg del film di Spielberg.

Ready Player One: la recensione
  • Regia e Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4.1

Riassunto

La dimostrazione che a 71 anni Spielberg sa ancora creare cinema parlando con la freschezza e l’entusiasmo di un ragazzino

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