Cinema

Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione: la recensione del nuovo film di Gabriele Salvatores

Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione
IMDb

Titolo: Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione

Genere: supereroi, fantascienza

Anno: 2018

Durata: 1h 40m

Regia: Gabriele Salvatores

Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo

Cast principale: Ludovico Girardello, Galatea Bellugi, Kseniya Rappoport,Noa Zatta, Valeria Golino

Ma un film di supereroi a che genere appartiene? Fantascienza o fantasy? O non è proprio un genere a parte? Domanda oziosa che solo un critico pedante e dilettante (accoppiata quanto mai perniciosa) potrebbe porsi. E però la cosa davvero interessante è che questo superfluo interrogativo ce lo si stia ponendo per un film italiano. Perché Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione è un film di supereroi ed è un film italiano. Combinazione quanto mai insolita che ha così pochi precedenti che si può addirittura elencarli tutti riducendoci la lista ai soli Lo chiamavano Jeeg Robot dei Mainetti Bros e appunto al precedente capitolo di questa che probabilmente diventerà una trilogia.

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Il Ragazzo Invisibile - Seconda GenerazioneCrescere da invisibili

Tre anni sono passati da quando un Michele adolescente irrequieto ha scoperto di avere il potere di diventare invisibile a piacimento. E tre anni sono tanti se ti avvicinano alla soglia che devi inevitabilmente attraversare perché non puoi più essere quel ragazzino senza altri pensieri che la prima cotta e i litigi con i bulletti antipatici della classe. Perché, sebbene il film continui a evocare Il Ragazzo Invisibile, il Michele protagonista di questo sequel non può essere più un ragazzo. Perché non ha più quell’età priva di responsabilità. Perché è orfano da troppo poco e non può bastare sdraiarsi sulla tomba della madre o rivedere in loop l’ultimo video per colmare quel vuoto di parole che lo circonda. Perché è invisibile ora più che mai perché i grandi poteri che la fidata Candela gli ricorda non portano le grandi responsabilità di Spiderman, ma la grande solitudine di chi non può dire la verità.

Se l’invisibilità nel primo film era il dono simbolico che un ragazzino che vuole non farsi notare anelava, lo stesso potere diventa ora la metafora triste di una situazione oppressiva a cui Michele, confinato nel suo mondo di avanzi sparsi alla rinfusa in casa, lezioni svogliate in una scuola sempre uguale, colloqui ripetitivi con uno psicologo impotente, vorrebbe sfuggire. Ma volere non è potere e in una Trieste abulica dove anche il sogno indistinto di essere un supereroe è una vana chimera l’unica cosa che Michele può fare è aspettare che il ragazzo invisibile sia, infine, visto da qualcuno. Che siano quegli amici che idolatrano il finto eroe che si è preso il merito dell’impresa che lui ha compiuto o la ragazza amata da sempre che di lui si accorge solo quando sbrocca ubriaco o un padre scomparso subito dopo essersi fatto riconoscere.

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A vedere Michele sarà la sua rediviva famiglia originaria con la tormentata sorella Natasha e la inquietante madre Yelena. È soprattutto la inizialmente scostante Natasha a colpire non solo per l’interpretazione della promettente Galatea Bellugi, ma perché il suo personaggio affronta in modo differente lo stesso rito di passaggio di Michele. Segnata da un passato molto meno idilliaco di quello vissuto dal fratello ritrovato, Natasha è dovuta crescere tanto in fretta da non avere avuto il tempo di decidere chi e cosa vorrebbe essere. Di fare i conti non solo con il suo ieri, ma soprattutto con un oggi ancora incerto dove piantare i semi del domani.

Smettere di essere ragazzi e diventare giovani adulti è il tema sotteso a questo Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione. Dedicare la prima parte della pellicola ad un argomento tanto intimista è il tratto distintivo che permette a Salvatores di imprimere un marchio diverso al suo film di supereroi rifiutando sia la facile superficialità tutta effetti speciali e azione incessante del cinema hollywoodiano o la declinazione personale dei topos classici del genere che caratterizzava Lo chiamavano Jeeg Robot. Non sorprende, quindi, che sia proprio questa la parte più riuscita dal momento che Salvatores riesce qui a muoversi in un ambiente a lui più consono che richiama tematiche già affrontate in precedenza dal regista.

Il Ragazzo Invisibile - Seconda GenerazionePeccati di gioventù

Pur essendo figlio del cinema italiano che non ha nel suo DNA i geni del genere superoistico, Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione non vuole rinunciare alla missione che si è imposto di iscriversi a questa categoria. Consapevole di non avere sufficiente esperienza per affrontare questo compito, Salvatores abdica dal ruolo di sceneggiatore lasciando che a scrivere la trama di questo secondo capitolo siano altri autori. Scelta potenzialmente intelligente, ma che si rivela purtroppo fallace.

Conseguenza forse ineludibile data l’inesperienza italica con questo tipo di film, ma resta tuttavia innegabile quanto il trio formato da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo assomigli ad un volenteroso gruppo di studenti a cui sia stato chiesto di svolgere una ricerca su un argomento interessante. Non ci sono errori in quello che scrivono, ma neanche c’è qualcosa che non sia già noto ad uno spettatore che abbia visto almeno un decimo del ricco catalogo di film con supereroi. Ne deriva, quindi, una storyline che evita grossi errori di sceneggiatura o passi falsi, ma che scorre piacevolmente rapida ma altrettanto banalmente scontata. Quelli che dovrebbero, quindi, arrivare come punti di svolta imprevisti sono, quindi, ampiamente telefonati il che finisce per togliere il pathos che la conclusione dovrebbe avere rendendo anche quasi ovvia la scelta di un finale aperto. Eppure, a queste lacune non si può che guardare con una certa clemenza trattandosi di peccati di gioventù di chi si trova a muovere i primi passi su un sentiero largamente inesplorato dal cinema nostrano.

Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione

 Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione: Un film di supereroi vero e proprio

Sarà banale ricordarlo, ma non lo è affatto sottolinearlo: Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione è un film di supereroi. E lo si vede dalla scelta di allargare il cast introducendo altri speciali con i loro variegati superpoteri che spesso fanno appello ai classici del genere. Così all’invisibilità Michele aggiunge anche la capacità di creare onde d’urto. Natasha sa leggere la mente e manipolare il fuoco (coerente con il suo carattere bruciante). Non mancano poi la superforza per Roccia, la telecinesi per Cinetica, lo sguardo addormentante di Morfeo (i cui tratti mefistofelici ne fanno il probabile villain del probabile sequel), ma altri ancora (volare, allungare gli arti, controllare le menti altrui) vengono assegnati alla ricca coorte vittima degli esperimenti del cattivissimo riccone di turno. Un ricercato caleidoscopio di metaumani che richiede una maggiore attenzione agli effetti speciali che perdono l’artigianalità del primo episodio per essere ora affidati ad un esperto quale Victor Perez con un netto guadagno nella resa scenica.

Altro segnale velato dell’intenzione neanche tanto nascosta di puntare ad un franchise in stile supereroistico è anche l’aver ridotto lo spazio riservato ai normali che erano stati protagonisti del primo film. Molti di loro sono ridotti, infatti, a poco più che comparse con le sole Candela e Stella ad avere un minutaggio maggiore perché vanno a coprire le caselle usualmente riservate al mondo personale dell’eroe quali l’amica sincera e il love interest. Non che questo sia un male, anzi, perché l’acerba Assil Kandil e la poco più che decorativa Noa Zatta non sembrano avere ancora le qualità attoriali necessarie a reggere una lunga performance. Molto meglio da questo punto di vista Ludovico Girardello che ha fortemente desiderato questo sequel e che prova (con alterno successo, in verità) a restituire il tremante languore di Michele grazie anche alla sua fisicità esile e nervosa. La vera rivelazione è, comunque, Galatea Bellugi che fa dei silenzi e degli sguardi, ora sfuggenti, ora di sfida, ora di rivalsa, il modo migliore per comunicare l’interiorità confusa della sua Natasha. Senza infamia ma anche senza lode, invece, le performance degli adulti con Kseniya Rapport e Dario Cantarelli che almeno tentano di strappare più di una svogliata sufficienza.

Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione è un film sicuramente imperfetto e zavorrato dalla volontà di rifarsi troppo pedissequamente agli stilemi di un genere inedito per il cinema italiano. Ma è un tentativo di svecchiare una produzione patria che troppo spesso tende a chiudersi sul suo glorioso passato senza accorgersi di dove e come va il presente. Un tentativo coraggioso che va premiato. Anche se non con il massimo dei voti.

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