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Prisoners of War – Hatufim: i 5 motivi per recuperare la serie tv

Lo sappiamo: l’estate è sempre una scusa per recuperare serie tv che non si è riusciti a vedere durante l’anno, oppure per dare un’opportunità a show televisivi che, per qualche ragione, abbiamo deciso di bocciare ancor prima del loro debutto in tv o sui media digitali. 

E’ questo il caso di Prisoners of War – Hatufim, il serial televisivo israeliano che ha ispirato gli ideatori di Homeland – Caccia alla spia. Ammetto che al suo debutto in Italia ho voltato la testa e sommersa da altri programmi per me più importanti in quel momento, ho deciso di non dargli neanche una chance. Che dire? Ho decisamente fatto un grande e terribile sbaglio! Prisoners of War – Hatufim è letteralmente un gioiellino e grazie a Mediaset Play oggi facilmente recuperabile. E’ un serial televisivo che vi consiglio per superare questa lunga e torrida estate, soprattutto se amate i drama e siete fan sfegatati (come me) di Homeland – Caccia alla spia.

Ideata da Gideon Raff e trasmessa originariamente dal canale israeliano Channel 2, Prisoners of War – Hatufim è ambientata nel 2008 ed è incentrata sulle vicende di tre soldati israeliani caduti in prigionia durante una missione segreta in Libano. Dopo 17 e lunghi anni di sofferenze e torture, due di essi vengono liberati, ma alcune incongruenze nelle loro testimonianze daranno vita ad un accertamento da parte del governo israeliano sulle reali intenzioni dei soldati tornati in patria.

Per convincervi a recuperare questa serie tv, perchè ne vale davvero la pena, ho deciso di scrivere questo speciale ed elencarvi cinque buoni motivi per farlo.

L’ORIGINALE E’ SEMPRE MIGLIORE

Sembrerà banale, ma il motto “l’originale è sempre migliore” risulta vero anche per Prisoners of War – Hatufim. Non fraintendetemi, Homeland – Caccia alla spia è un gioiello e uno show che consiglio a tutti gli amici quando mi chiedono qualche drama da recupeare, ma da ora in poi consiglierò di guardare prima la sua versione originale. Creato con un budget nettamente inferiore a quello utilizzato per il suo cugino americano, Prisoners of War – Hatufim ha tutte le carte in regola per battagliare con il suo remake americano e perchè no, vincerme anche il confronto.

La sua trama è avvincente, terrificante e ipnotica allo stesso tempo. Una serie tv che alterna scene di gioia pura, a seguito del ritorno a casa di due prigionieri attesi dai loro familiari per 17 e lunghi anni, a momenti di confusione da parte dei due sopravvissuti che ora devono adattarsi a un mondo e a uno stile di vita completamente diverso da quanto vissuto in Libano durante la loro cattura. Per non parlare delle scene violente e terrificanti dovute ai flashback sulle torture e vessazioni che i due uomini hanno dovuto subire negli anni, oppure la malinconia inaspettata che riaffiora in alcuni ricordi e momenti parzialmente felici vissuti lontano da casa.

Una trama assolutamente degna di nota, realizzata molto bene sebbene il budget ridotto a disposizione dei suoi ideatori e proprio per questo motivo lo show non dovrebbe passare inosservato.

I SENTIMENTI SONO IL CUORE PULSANTE DELLO SHOW

Prisoners of War – Hatufim è un political-thriller drama ma soprattutto uno show che esplora con scrupolo e lentezza la vita e i sentimenti dei soldati reduci dalla prigionia. A differenza del cugino Homeland – Caccia alla Spia, non è un agente del governo ad essere al centro della trama, bensì i soldati, i loro familiari e i segni indelebili lasciati da questa terribile disgrazia nel loro fisico e nella loro anima.

Il focus della serie tv sono Nimrode (Yoram Tolledano) che finalmente fa ritorno a casa da sua moglie che per anni ha lottato con tutte le sue forze per spingere l’opinione pubblica a il governo a riavere indietro suo marito e Uri (Ishai Golan) che al ritorno in patria scopre purtroppo che la sua vecchia fidanzata l’ha sostituito con suo fratello.
C’è un terzo soldato israeliano che manca all’appello, dichiarato morto durante la prigionia, ma il suo ricordo è assolutamente vivo nella mente e negli incubi dei due soldati sopravvissuti, come nella vita quotidiana della sorella che non riesce a capacitarsi della sua morte.

E’ chiaro l’interesse della serie tv ad esplorare la possibilità che questi reduci possano essere un pericolo per la patria come avvenuto in Homeland – Caccia alla spia, ma il focus principale dello show restano i soldati, le loro famiglie e le persone care, la loro terribile esperienza e il loro improvviso e insperato ritorno a casa che porta necessariamente molto caos nella vita di tutti.
I sentimenti e l’approccio psicologico nella mente e nella vita dei sopravvissuti e dei familiari rende dunque Prisoners of War – Hatufim un telefilm da guardare.

IL CAST E’ ASSOLUTAMENTE ECCEZIONALE

Guardare show televisivi prodotti in paesi diversi dall’Italia, dall’America e dall’Inghilterra permette di scoprire nuovi ed interessanti attori. Grazie a Prisoners of War – Hatufim posso affermare di aver avuto modo di vedere in azione grandi attori che spero di poter apprezzare in altri show o film in futuro. Sto parlando di Yaël Abecassis, che nella serie tv ha vestito i panni di Talia Klein devota moglie di Nimrode, Yael Eitan che ha vestito i panni di Dana Klein, la figlia ribelle che aveva solo due anni quando suo padre venne rapito in Libano e Ishai Golan che ha prestato il volto a Uri, il timido e introverso soldato che vede la sua ex fidanzata innamorata del fratello. Le loro performance sono a mio avviso davvero superbe, molto realistiche e in grado di trasmettere l’angoscia, l’orrore, l’umiliazione, l’imbarazzo e la paura che un’esperienza simile può portare nella vita quotidiana dei sopravvissuti e delle loro persone care.

Da sottolineare inoltre che per la loro interpretazione di Talia e Uri, i due attori israeliani hanno vinto l’Israeli Academy of Film and Television Award come miglior attore e miglior attrice in una serie tv drammatica.

HA MOLTI PARALLELISMI CON HOMELAND

Se anche voi soffrite di astinenza da Homeland, questa è senza ombra di dubbio una motivazione per recuperare Prisoners of War – Hatufim. Oltre ad esser la serie tv che ha portato alla realizzazione del più celebre remake americano, Prisoners of War – Hatufim presenta numerosi parallelismi con lo show americano; dalle scene in aeroporto con l’arrivo dei soldati, alle problematiche quotidiane entro le mura domestiche con i familiari ritrovati in patria, dai terribili flashback sulla prigionia e le torture subite dai militari, agli intrighi, scoperte, indagini e negoziazioni che caratterizzano il loro passato e presente.
I fan di Homeland possono immediatamente riconoscere alcune scene e spezzoni di trama che in un certo modo aiutano a rivivere nella mente la serie tv gemella tanto amata.

LEGGI ANCHE: Homeland: la creazione del Golem, recensione dell’episodio 6.12 – American First

HA OTTENUTO SUCCESSO, PREMI E REMAKE IN TUTTO IL MONDO

Quando un serie televisiva è degna di nota non mancano riconoscimenti e ottime critiche da tutto il mondo. Oltre al sopracitato Israeli Academy of Film and Television Award per il miglior attore e miglior attrice in una serie tv drammatica, da segnalare che il regista, sceneggiatore e produttore televisivo israeliano Gideon Raff ha ottenuto lo stesso riconoscimento nel 2010 per aver creato la miglior serie tv drammatica ed esser stato anche il miglior regista di drama di quell’anno.
Infine oltre al remake americano sviluppato dai produttori e sceneggiatori Howard Gordon e Alex Gansa in collaborazione con lo stesso Gideon Raff, negli anni i diritti per produrre versioni locali di Prisoners of War – Hatufim sono stati venduti in Russia, Colombia, Messico, Turchia e la Corea del Sud.

E se questi cinque motivi non vi hanno ancora convinto del tutto, ecco il trailer della prima stagione:

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