Cinema

Prendimi! – La prova che le commedie sanno ancora far ridere. La recensione

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Titolo originale: Tag

Anno: 2018

Genere: commedia

Durata: 100 minuti

Regia: Jeff Tomsic

Sceneggiatura: Mark Steilen, Rob McKittrick

Cast principale: Jeremy Renner, Jake Johnson, Jon Hamm, Annabelle Wallis, Isla Fisher, Ed Helms, Leslie Bibb, Hannibal Buress, Rashida Jones

La commedia è morta: lunga vita alla commedia.

È questo il pensiero che introduce ormai da qualche anno le mie serate al cinema. Mi siedo, pop-corn in mano e bibita al sicuro a lato della poltrona, e osservo con sguardo scettico un film comico dopo l’altro. Uno più banale dell’altro, un copia incolla senza fine che cerca di portare a casa un successo con battute scialbe, sketch già (stra)visti e tante altre piccole minuzie. Il risultato? Un paio d’ore al massimo godibili, tutt’altro che divertenti, niente affatto memorabili.

Perché le commedie, anche quelle demenziali, che guardavi e avevi voglia di rivedere ogni volta che le trasmettevano nuovamente in tv, sembrano ormai morte, estinte. Dimentichiamoci Una Notte da Leoni, un caso più unico che raro, seguito da due dimenticabilissimi sequel. Chissà come mai sembra che la volgarità sia l’unica satira in grado di far ridere, a detta degli sceneggiatori al giorno d’oggi.

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Per fortuna ci pensa Prendimi! a ricordarmi, in maniera del tutto inaspettata e sinceramente sorprendente, che le commedie esistono ancora. Quelle in cui non riesci a smettere di ridere, quelle in cui resti appassionato alla storia dall’inizio alla fine. Quelle, banalmente, che consiglieresti senza pensarci due volte all’amico che ti chiede un consiglio per una serata leggera al cinema. Ebbene, Prendimi! io le lo consiglio a mani basse.

Una storia surreale, tratta da una storia reale, realmente divertente

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La storia si snoda intorno (udite udite!) ad un fondamento di fatti realmente accaduti. Degli amici d’infanzia tengono viva la tradizione del gioco di acchiapparello e si rincorrono senza sosta, ogni anno, nel mese di maggio. Un modo bizzarro e decisamente anticonvenzionale di tener viva un’amicizia altrimenti destinata a finire nel dimenticatoio. È tuttavia Jerry (Jeremy Renner) il vero asso del gioco che, per oltre vent’anni, non si è mai fatto prendere. In occasione del suo matrimonio, che gli altri scoprono per caso, i quattro amici decidono di “intercettare” il campione imbattuto, proprio alle sue nozze, sperando di acchiapparlo.

Hoagie (Ed Helms), Chili (Jake Johnson), Bob (Jon Hamm) e Sable (Hannibal Buress) partono alla carica. Al seguito anche la moglie di Hoagie – una determinatissima Anna (Isla Fisher) – ed una giornalista del Wall Street Journal (Annabelle Wallis). Quest’ultima, iniziata un’intervista con Bob, decide di seguire la divertente vicenda e vederne così la conclusione, abbandonando il suo iniziale intento di intervistare un grosso CEO.

Non vi dirò come finisce questa storia, principalmente perché credo fermamente nel fatto che Prendimi! sia un film fatto bene e ben riuscito e ci tengo al vostro vederlo sul grande schermo. Non mi limiterò tuttavia a dirvi semplicemente “è bello, guardatelo” ma vi spiegherò anche perché. Siete qui per questo, no?

Prendimi! non esagera, fa ridere e il nonsense non manca!

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La risata facile è qualcosa su cui la produzione cinematografica punta ormai da sempre. Lo fa sfruttando tutti gli elementi del proprio arsenale, spesso scadendo nella banalità o, peggio ancora, nel cattivo gusto. La pellicola di Jeff Tomsic non è estranea a qualche battuta particolarmente spinta, eppure il contesto ne giustifica l’utilizzo e quello che potrebbe scadere in mera oscenità resa satira diventa, invece, un pizzico di ironia aggiunta che regala, piuttosto che sottrarre, valore al complesso.

Il mix di fattori che contribuiscono alla buona riuscita del film prende spunto principalmente dal repertorio di American Pie ma anche dallo stesso Una Notte da Leoni, già citato e di cui Ed Helms ha fatto parte. Le situazioni mostrano un gruppo con un leader, una storia di back-end con qualche rammarico e più di un rimpianto. Degli amici che tornano per una “rimpatriata”, qui mascherata da matrimonio, e sperano di tenere viva una tradizione decennale mentre ormai appare evidente come la vita reale li trascini, inevitabilmente, verso la crescita. Verso l’evoluzione.

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Le battute e le situazioni sono divertenti, esilaranti perfino. Non ricordo l’ultima volta in cui ho riso così tanto. Passi che alcune scene sono al limite del reale – come il personaggio di Jake Johnson che si becca un tronco d’albero in pieno petto oppure cade dal secondo piano, faccia sull’asfalto, sopravvivendo – è il risultato che conta. Il risultato, in questo caso, è una risata dopo l’altra. Troppo spesso i film tendono a concentrarsi su piccole scene memorabili, tralasciando il resto: stavolta no. Si ride, lo si fa con gusto, e lo si fa per davvero!

Una sceneggiatura e un regista esordienti per la commedia con Ed Helms e Jeremy Renner

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La fortunata sceneggiatura ha la firma dell’autore dell’articolo che ha ispirato il film, Mark Steilen, e lo sceneggiatore e regista Rob McKittrick. La regia, ad opera di un esordiente Jeff Tomsic, non sembra avere falle particolari. La sequenza delle scene, il loro ritmo e la loro composizione è armoniosa, scorrevole e appassionante.

Merito di certo delle situazioni spesso ridicole ma anche di un cast d’eccezione. Qualsiasi altro film con delle voci fuori campo mi avrebbe fatto storcere il naso, eppure la prima volta che si sente il voice over di Jeremy Renner in Prendimi! non sembra affatto forzato o fuori posto. Una scena al rallenty, il mix di nonsense e di mosse kung-fu imparate chissà dove, sono la ricetta giusta di risate assicurate. Perché quello che la pellicola, a modo suo, ci ricorda è che non bisogna neanche prendersi troppo sul serio, non ce n’è bisogno. Non si sta parlando del prossimo colossal o premio Oscar. Si parla del gusto incastro tra attori, comicità e quel pizzico gradico di nonsense che non fa mai male. Il risultato? Un buffet da leccarsi le dita.

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Una commedia leggera, da consigliare a mani basse

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In conclusione non posso che esprimermi in maniera forse anche fin troppo positiva su questa pellicola. Appartengo a quella categoria forse ristretta di persone a cui basta una buona commedia, un paio d’ore passate al cinema con il sorriso sulle labbra per dire di aver visto un buon film. Un ottimo film, in questo caso particolare.

Il paradosso forse più grande, quello che è riuscito a catturare la mia attenzione molto prima di qualsiasi battuta, è stato l’incipit. Tratto da una storia vera è di solito l’incipit di una storia triste o strappalacrime, per lo più entrambe. Con Prendimi! invece si analizza con leggerezza una fetta della vita di alcune persone che, nella loro stranezza ed ossessione, portano qualcosa di nuovo sullo schermo. Portano al pubblico una storia degna di essere raccontata e sufficientemente divertente da essere riguardata. Il nonsense? Solo la ciliegina sulla torta, credetemi.

Prendimi! - recensione
  • La commedia non è ancora morta
4.5
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