Preacher

Preacher e il piacere di essere smentiti – Recensione dell’episodio 2.11 – Backdoors

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IMDb

Come è bello essere smentiti. Uno scrive una recensione lamentandosi di certi aspetti di una serie. Ed ecco che al prossimo giro deve rimangiarsi tutto perché quei difetti sono bellamente spariti. È uno dei pochi casi in cui si può essere soddisfatti di aver avuto torto. O magari illudersi che ti abbiano ascoltato e si siano resi conto che quegli errori andavano corretti. Sia come sia, quel che è certo è che, da un po’ di episodi, Preacher ha cambiato marcia. Ed ha fatto bene.

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Porte sul retro

È questa la traduzione letterale del titolo di questo episodio, ma è chiaro che il vero senso sia quello metaforico. Il termine backdoor è, infatti, usato in inglese per indicare un modo di agire clandestino o per vie traverse. Scelta appropriata dal momento che è proprio questo in cui sono coinvolti Jesse con Herr Starr, Tulip con Featherstone e Cassidy con Denis. Una trimurti prima inseparabile in Preacher ed adesso dispersa dai contrasti reciproci e dai problemi differenti con cui devono confrontarsi.

La scoperta sorprendente che Jesse ha mentito a Tulip e Cassidy e non ha mandato il Saint of Killers all’inferno limitandosi a chiuderlo in un furgone blindato affondato in una palude ha un effetto dirompente sul trio. Non solo perché da lì dentro il cowboy infernale è uscito (e poco importa da questo punto di vista il come e il chi), ma quanto perché con quella menzogna Jesse ha spezzato il tacito patto di fiducia indiscutibile che li legava. Ossessionato dalla sua ricerca di un Dio che forse era davvero l’uomo–cane che aveva incontrato nel primo jazz club di New Orleans, il predicatore ha preferito mentire per non rischiare che la paura del Santo convincesse Tulip e Cassidy a lasciar perdere, optando per altri lidi più sicuri. Un atteggiamento inimmaginabile che però denota soprattutto un egoismo ipocrita da parte di Jesse che non si rende conto di quanto i suoi amici si siano messi obbedienti al suo servizio. Ed è questo che causa la rottura inattesa che li tiene separati in questo episodio.

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Una bugia malevola che è, però, figlia di un passato che il cold open e il finale aiutano a svelare ulteriormente. Jesse è convinto che trovare Dio farà di lui quell’uomo buono che ha promesso di essere al padre prima che venisse ucciso. Un omicidio che ha segnato il pastore ribelle soprattutto perché di esso si ritiene responsabile direttamente (per qualcosa che ha fatto e che ancora non sappiamo) e indirettamente (per le preghiere rivolte a Dio e ritrovate da Herr Starr). È per questo che Jesse non può smettere di cercare Dio. Che non può accettare l’offerta di Herr Starr di sostituirsi al Messia. Che usa anche Genesis senza timore di un possibile ritorno del Santo degli Assassini. Perché Jesse da quella cassa affondata nella palude è uscito tradendo il suo nome, ma adesso vuole espiare ogni peccato compiendo la penitenza somma del riconoscere Dio. Ovunque sia finito e quale che sia la maschera che indossa.

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Se Sparta piange…

…Atene non ride. Se Jesse vede emergere sempre più dal suo passato quei ricordi orribili che stanno motivando la sua ossessiva condotta del presente, non stanno certo vivendo situazioni migliori Tulip e Cassidy. Entrambi devono, infatti, confrontarsi con nemici che si fingono amici o amici che possono diventare nemici. Featherstone e Denis, infatti, da elementi quasi secondari, stanno assumendo un ruolo più importante dando interesse alle storyline parallele di questa seconda stagione di Preacher.

È, in particolare, la furba Featherstone ad emergere grazie al carattere deciso che non si ferma neanche davanti alle pericolose stranezze di Herr Starr e alla astuta recita che riesce a ingannare una Tulip ancora troppo sconvolta dall’incontro con il Santo degli Assassini per accorgersi della trappola in cui sta cadendo. Paradossalmente, proprio interagire con la finta Jenny sta aiutando la perenne non fidanzata di Jesse a reagire, abbandonando quel piangersi addosso mascherato da coraggio incosciente che ne stava snaturando il carattere. Certo, spedire via posta ordinaria le indistruttibili armi del Saint of Killers non è una strategia efficiente. Tuttavia, è probabile che questa scelta sia funzionale al ritorno del cowboy infernale che il finale ha preannunciato sinistramente.

Apparentemente più semplice, ma non per questo meno problematica è la situazione di Cassidy. Il vampiro che non si è mai preoccupato di avere un figlio, sta ora realizzando quanto l’unico regalo che ha fatto alla sua anziana progenie è, in verità, un’arma pericolosa finita nelle mani inesperte della persona sbagliata. Perché, ebbro della nuova vita eterna ricevuta, Denis sembra non voler rispettare più alcuna regola ed ha una tendenza innata a violare anche i principi pratici che Cassidy gli ripete. Uno scontro tra i due sembra inevitabile e sarà interessante capire a cosa porterà.

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All’inferno e ritorno?

Non è solo il Santo a prepararsi a tornare. Sulla via di casa potrebbe essersi incamminato anche Eugene, grazie all’aiuto insperabile del più inatteso dei buoni per caso: Adolf Hitler. L’Hitler di Preacher non ha ovviamente nulla a che fare con il suo alter ego storico, ma è coraggiosa la scelta degli autori di disegnare un personaggio che ha da offrire qualche spunto di riflessione allo spettatore.

In un inferno dove la pena infinita è rivivere in eterno il ricordo peggiore della propria vita terrena, Hitler è costretto a rivedere l’ultimo giorno in cui è stato buono. Il giorno in cui una umiliazione pubblica di fronte agli occhi della donna amata gli è stata servita da comunisti ed ebrei inconsapevoli. La storia non si fa con i se, ma l’Adolf che aiuta Eugene a scappare non può fare a meno di chiedersi cosa sarebbe successo se avesse trovato una backdoor quel giorno. Una porta sul retro concreta da cui scappare, come quella che stanno imboccando lui e Eugene. O una porta sul retro metaforica come quella che avrebbe imboccato la Storia se Hitler non avesse vissuto quel giorno maledetto.

A solo due episodi al season finale, Preacher conferma i suoi innegabili pregi e cancella quei fastidiosi difetti che chi scrive aveva ritenuto giusto evidenziare. Quanto è dannatamente bello essere smentiti!

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