Preacher

Preacher e l’arte della guerra: recensione episodio 2.06

Preacher 2x06

Il cervello di Killex e Il ritorno di Killex sono gli albi numero 80 e 129 della serie a fumetti dedicata all’indagatore dell’incubo Dylan Dog. A dare il titolo ad entrambi e ad accomunarli è la figura di Christopher Killex geniale chirurgo e scienziato di fama mondiale trasformatosi in un feroce e sadico serial killer per realizzare quella che, a suo dire, sarebbe la scoperta più importante della storia: trovare una prova fisica dell’esistenza dell’anima. Ispirato chiaramente all’Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti, il dottor Killex non sarebbe certamente lieto di sapere che il suo lavoro era inutilmente macabro. L’anima esiste e si può estrarre con una apposita apparecchiatura infilando un ago dietro al ginocchio. E la si può anche acquistare dalla povera gente (pagandola relativamente poco) per ridare vigore ai ricchi malati (lucrandoci sopra molti milioni). Almeno così dicono in Sokosha, sesto episodio della seconda stagione di Preacher.

Preacher 2x06Jesse e la lezione di Sun Tzu

L’insolito cold open (dove è ovviamente una multinazionale asiatica a gestire il redditizio business sbaragliando il mercato) è solo una scusa inizialmente incomprensibile per dare un senso a quello che è il vero fulcro di questa puntata: lo scontro tra Jesse e il Saint of Killers. Preannunciato dal finale della settimana scorsa, il cowboy infernale arriva nel condominio dove il nostro trio sembra aver ritrovato un felice affiatamento e inizia a fare quello che sa fare meglio: uccidere. Quasi volesse spezzare la monotonia di un lavoro sempre uguale, il Santo cambia arma mostrando che non solo le sue pistole ad essere letali, ma anche la sua spada lunga e affilata a cui inutilmente si aggrappa Cassidy in un tentativo di rallentare la sua furia inarrestabile.

Sarebbe stato facile per gli autori riproporre il canovaccio già visto con il Santo che non si ferma davanti a niente e nessuno e il terzetto Jesse – Tulip – Cassidy che batte in ritirata frettolosamente. E sarebbe stato anche sensato dopotutto essendo il loro avversario evidentemente imbattibile. Invece, con lieta sorpresa, non è la fuga la strategia scelta dai nostri atipici eroi, ma piuttosto la conoscenza. D’altra parte, il saggio Sun Tzu, nel suo l’Arte della guerra, aveva insegnato che “se conosci il tuo nemico e te stesso, la tua vittoria è certa; se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali; se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia”.

La scena della colazione comune ci ha mostrato che Jesse conosce sempre meglio non solo sé stesso (capace di ogni cosa per Tulip, anche di cambiare i suoi istinti se necessario), ma anche l’irrequieta Tulip e l’incostante Cassidy. Sa che, se è banale dire che l’unione fa la forza, mai come questa volta una banalità trita e ritrita diventa una verità incoraggiante. È in questa certezza che Jesse trova il coraggio di conoscere il suo nemico e lo fa consapevole che nessuna fortezza, per quanto inespugnabile, è priva di punti deboli. La ricerca di questa crepa nella fin qui infrangibile potenza del Santo permette di portare in scena le tavole originarie del fumetto di Ennis e Dillon riuscendo in questo modo a smorzare l’effetto spiegone che inevitabilmente quella scena porta con sé (oltre a mollare un’altra frecciatina in perfetto stile Preacher quando il finale dell’audiocassetta annuncia in Dick Cheney il protagonista del prossimo capitolo sui mostri americani).

Preacher 2x06Il Santo e la ricerca dell’anima

Quale fosse la debolezza del letale cowboy era, in realtà, facile da immaginare ricordando il modo in cui era stato introdotto e il modo in cui i dannati sono puniti nell’inferno in cui Eugene continua ad essere lasciato (senza che, d’altra parte, la serie sembri ricordarsi di lui). Il loop infernale in cui il Santo era condannato a restare bloccato era la morte della moglie e della figlia per cui non sorprende che sia la possibilità di ricongiungersi a loro la moneta che i defunti Fiore e DeBlanc avevano speso per convincere il cowboy a dare la caccia a Jesse per uccidere Genesis. Una speranza umanissima per un personaggio inumano che sottolinea ancora di più come, pur nella loro esclusiva anormalità e con le loro peculiari unicità, i protagonisti di Preacher, umani o divini, buoni o cattivi, onesti o imbroglioni, sono tutti mossi da sentimenti dopotutto comuni quali possono essere l’amore per il proprio partner (Jesse e Tulip), la fedeltà al migliore amico (Cassidy), il senso di colpa per qualcosa che non si è riusciti a evitare (Eugene), la volontà di riunirsi agli affetti che ti sono stati ingiustamente strappati (il Santo degli Assassini). Una lettura innovativa che contribuisce a rendere Preacher una serie diversa dall’affollato panorama della serialità americana.

Una serie che ha una sua anima e non ha bisogno di farsela prestare come, invece, deve fare il Santo per poter accedere in Paradiso e chiedere direttamente al Dio di cui Jesse è ancora in cerca di esaudire le sue richieste dopo anni di onorato servizio come angelo della morte. Ma avere un’anima significa anche essere sensibili al potere di Genesis ed è questo l’astuto trucco che Jesse usa con consumata furbizia per sconfiggere il Santo e segnare sul tabellino dei marcatori il suo nome in questo primo tempo della partita tra lui e il cowboy. Un 1 a 0 che, come sa ogni appassionato di calcio, è un vantaggio troppo esiguo per dirsi sicuro della vittoria perché l’avversario è di un livello troppo alto per credere che non possa contrattaccare con altrettanta efficacia. Scontato, quindi, immaginare che quel furgone affondato non sarà l’eterno riposo per il Santo degli Assassini.

Preacher 2x06Echi di un passato presente

Nell’attesa del ritorno futuro del cowboy, l’episodio di questa settimana lascia sul selciato della serie alcune impronte che fanno intuire la direzione che gli autori intendono seguire. Storditi dallo scontro con il Santo, sarebbe facile non accorgersi di un particolare apparentemente casuale, ma probabilmente tutt’altro che irrilevante. Per spiegare la sua conoscenza del mercato delle anime, Jesse ricorda al venditore il suo cognome materno: L’Angelle. Un riferimento che da un senso allo strano sguardo con cui Jesse aveva osservato un volantino in cui si faceva riferimento ad una Angelville che si candida ora a luogo legato al passato del prete. Che sia un indizio di un possibile stop alla sua ricerca di Dio?

Domanda alla quale i lettori del fumetto sanno probabilmente già dare una risposta, ma è altrettanto possibile che anche loro siano rimasti sorpresi dalla rivelazione completamente inattesa sull’identità del brontolone Denis. L’anziano ospite che passa il suo tempo a imprecare in francese contro Cassidy è nientedimeno che il figlio dello scombinato vampiro. Acquista un senso ora la sua avversione per Cass ed un premio ulteriore va agli autori per la scelta di farlo borbottare in francese in modo da rendere ancora più difficile capire il suo atteggiamento riottoso eppure accondiscendente verso Cassidy. Se e quale peso questa rivelazione possa avere, è tuttavia difficile pronosticarlo per cui questa scelta potrebbe anche rivelarsi un cliffhanger privo di reale interesse pratico.

Preacher ci offre un episodio pulsante di azione e intelligenza dimostrando ancora una volta di non aver bisogno di ricorrere al furgone del giapponese per trarre forza da anime in vendita. Ne ha già una tutta sua e funziona molto bene.

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