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Poldark: La Recensione della Seconda Stagione

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BBC

Rame, stagno, triangoli amorosi, ancora rame e sguardi intensi volti verso l’orizzonte – così si potrebbe riassumere in poche, ripetitive parole la seconda stagione di Poldark.
A Ross, il nostro aitante e giovane protagonista, avranno anche cambiato la parrucca – o saranno extensions? – ed il guardaroba femminile sarà anche stato arricchito con qualche nuovo, modesto capo, ma in due stagioni il cuore pulsante della serie è rimasto identico: approfondire le disavventure amorose ed economiche della famiglia Poldark. Attenzione, però. Nonostante questa seconda stagione si sia mossa tra alti e bassi, tra momenti di pura noia ed altri di sorprendente tensione, alla fine il risultato generale non è stato insoddisfacente, specialmente alla luce delle ultime puntate.
Ma entriamo più nello specifico.

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Poldark – parte I

Come si diceva sopra, questa stagione ha avuto un ritmo altalenante.
Se la parte iniziale, infatti, ci aveva tenuto col fiato sospeso grazie allo svolgimento del processo ai danni di Ross, le puntate direttamente successive non si sono distinte per snodi di trama o per discorsi particolarmente brillanti.
Se accantoniamo, infatti, le tormentose questioni di cuore che da sempre tediano l’animo del bel Rossano, (interpretato da un sempre in forma Aidan Turner) sono state due donne atipiche a dargli preoccupazioni continue: le miniere Wheal Leisure e Wheal Grace.
Mentre la Leisure infatti gli è stata pian piano e subdolamente strappata dalle mani dall’arcinemico George Warleggan, la Grace è ben presto diventata l’unica speranza per il futuro sia di Ross che del cugino, Francis Poldark. I due, infatti, nonostante i litigi passati, hanno poi deciso di deporre l’ascia di guerra e di allearsi per costruire insieme una nuova impresa di famiglia. Nuova sì, ma com’è tradizione per i poveri Poldark, non  immediatamente fruttuosa.

La ricerca del rame e della ricchezza è forse uno dei temi più ricorrenti in questa serie. Purtroppo per i nostri protagonisti, però, la ricerca di questo minerale è effimera, faticosa ed il lavoro sotterraneo pericoloso e pieno di insidie. Ne sa sicuramente qualcosa il povero Francis Poldark, che tutti avevamo dato per morto già nel primo episodio, e che invece si è miracolosamente salvato… per poi abbandonarci qualche puntata dopo. Se non fosse stato per la sua morte, però, gli episodi centrali di Poldark sarebbero stati ancora più piatti e noiosi, seppelliti sotto ad una valanga di situazioni già viste e riviste. Per quanto Francis non sia mai stato uno dei personaggi più interessanti della prima stagione, il suo congedo è stato sorprendentemente doloroso, forse per via della breve ma intensa evoluzione di cui è stato protagonista prima di morire. È sempre un peccato perdere una figura che ha appena iniziato a scoprire il proprio potenziale, ma d’altro canto questa serie si basa sui romanzi di Winston Graham, motivo per cui la fine di Francis era già stata designata fin dagli anni ’50.

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Ross ed Elizabeth, insieme nella tempesta

Morto un papa, se ne fa un altro. – dice il detto e non fu mai più veritiero di così.
La morte di Francis, infatti, non è stata importante solo da un punto di vista puramente emotivo, ma ha fornito alla trama un espediente per rimescolare le carte in tavola. Perché come si diceva poco sopra, se da un lato tutte le sottotrame riguardanti la mera sussistenza dei Poldark non sono sempre state coinvolgenti, a tenere banco è stato di certo il rifiorire di un sentimento covato silenziosamente e per troppo tempo nei cuori di Ross ed Elizabeth. Da questo punto di vista, gli sceneggiatori hanno svolto un lavoro davvero eccellente nell’inserire, puntata dopo puntata, situazioni ambigue e sguardi ammiccanti tra i due personaggi, nei quali, come abbiamo appurato, mai si era spenta la scintilla del primo amore. Ed è stato proprio quest’amore celato ed accantonato ad aver accelerato il ritmo della seconda parte della stagione. A poco è servito mettere Ross in pericolo a causa della sua attività di aiuto-contrabbandiere o a causa dei suoi debiti, perché il punto focale di tutta la vicenda è sempre stato un altro: mettere sotto il vetrino il triangolo tra Ross, Elizabeth e Demelza. A proposito di ciò, si potrebbe quasi parlare di un Poldark pre e post ottavo episodio.

Il punto di massima tensione di questa stagione, infatti, quello che i tedeschi chiamerebbero Spannung ed i greci akmè, è coinciso sicuramente con il tradimento di Ross a danno della moglie. Chiaramente, il fatto in sé e per sé non è stato una vera e propria sorpresa: se già nella prima stagione avevamo temuto per la fedeltà di Ross, infatti, tutta la seconda stagione è stata scandita da una tensione crescente sia tra marito e moglie, sia tra i due ex innamorati. Così, alla fine, quando Ross ha completamente perso le staffe nell’apprendere che Elizabeth avesse accettato di sposare George, l’inevitabile è si è tramutato in realtà. La scena che si è consumata nella stanza da letto della nobildonna, tuttavia, ha dato adito a non poco scalpore: c’è chi, infatti, anche sulla base del romanzo da cui è tratta, l’ha letta come una scena di stupro e c’è chi invece l’ha interpretato come uno scambio amoroso all’inizio violento, ma dopo poco consenziente. In effetti, almeno per quanto riguarda la serie televisiva, possiamo dare credito alla seconda ipotesi, intanto per via del comportamento della stessa Elizabeth – che nonostante un iniziale rifiuto, si è poi lasciata sopraffare dalla passione sopita – e poi anche sulla base dalle dichiarazioni rilasciate dagli sceneggiatori e dallo stesso Aidan Turner.

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Demelza Poldark: la pazienza e la dignità di una vera donna 

E passiamo appunto alla moglie di Ross, un’eroina da cui tutte le donne dovrebbero prendere esempio: Demelza Poldark, interpretata da una sempre in character Eleanor Tomlinson. L’attrice, fra l’altro, ha prestato ancora una volta la propria voce per cantare alcune canzoni della colonna sonora e come già nella prima stagione, il risultato è stato eccellente: nel nono episodio, ad esempio, la voce della Tomlinson, dolce e melodiosa, si sposa perfettamente sia con la melanconia dei personaggi, sia con le immagini dell’incantevole paesaggio cornico. Ma torniamo a parlare del percorso della nostra protagonista.
La seconda stagione ci ha mostrato il pieno sbocciare di questa giovane, che da rozza ed inesperta ragazzina di campagna è riuscita ad abbracciare a pieno il proprio status di donna e di madre. Nonostante la condizione femminile della fine del ‘700, Winston Graham ha regalato alla sua protagonista un’indipendenza intellettuale e morale che la eleva quasi al grado di un’austeniana Elizabeth Bennet. Certo, forse rispetto al periodo in cui la storia è ambientata, le libertà concesse a Demelza a volte risultano quasi eccessive – mi riferisco, ad esempio, alla sua decisione di abbandonare il tetto coniugale – ma se si accetta il compromesso e si guarda oltre queste imprecisioni, si scopre un modello femminile valido ora come in futuro.

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Demelza è stata inoltre capace di gestire al meglio la propria vita, anche dopo il tradimento di Ross. Infatti, dopo una prima reazione violenta e molto fisica (ricorderemo per sempre il suo bitch slap!), la giovane ha pensato innanzitutto a difendere la propria dignità di donna, senza cedere immediatamente alle banali giustificazioni del marito. E nonostante si sia fatto attendere per due puntate, alla fine il perdono di Demelza è arrivato, ma solo dopo che Ross le ha davvero aperto il proprio cuore, dando vita ad una delle scene più romantiche dell’intera stagione. Grazie ai Romelza, Poldark ci ha saputo proporre la storia di un rapporto vero, creato da due persone profondamente imperfette, che tuttavia hanno capito di essersi trovate.

(Una menzione d’onore spetta anche alla nuova coppia composta da Caroline Penvenen e dal Dottor Dwight Enys, la cui relazione tormentata ci ha regalato sorrisi e tenerezze, soprattutto quando i Romelza erano in crisi.)

Verso la terza stagione

Tirando le somme, Poldark può essere considerata una serie mediocre, anche se non nell’accezione negativa, ma semmai in quella originaria del termine, per cui è mediocre solo “ciò che sta in mezzo”. E Poldark sta decisamente nel mezzo. I lati positivi non mancano – buona recitazione, paesaggi naturali mozzafiato, colonna sonora piacevole, storie d’amore solitamente soddisfacenti – tuttavia, anche i lati negativi non sono pochi: scene ripetitive, argomenti sempre legati al piccolo universo dei Poldark e mai rivolti alla scena nazionale o europea, costumi davvero modesti, sottotrame spesso noiose, antagonisti insulsi. Insomma, Poldark non sarà mai una serie ai livelli di Downton Abbey (ma quei livelli di poesia e realismo sono forse insuperabili), ma non risente nemmeno della pochezza di altre serie storiche come Reign.
Vale quindi la pena di continuare a seguirla?
Sì, intanto alla luce del cliffhanger finale e poi soprattutto se ci si è ormai affezionati alle infinite cavalcate di Ross sulla scogliera, al desiderio di rivalsa dei poveri minatori della Cornovaglia, ai Romelza e ad un’epopea familiare che ci terrà sicuramente compagnia con una terza stagione, di cui è già uscito un teaser trailer:

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