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Poldark: Demelza, la luce in fondo al tunnel – Recensione della terza stagione

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La terza stagione di Poldark si è conclusa ormai da qualche settimana, mi sono presa un po’ di tempo per riflettere se effettivamente valeva la pena scrivere una recensione su questa stagione che – ahimè – ha evidenziato nel corso degli episodio più difetti che pregi.
Alla fine, ho deciso che l’evoluzione del personaggio di Demelza valeva la pena di essere sviscerato un po’, soprattutto alla luce di una stagione veramente debole.

Una sceneggiatura che si ripete

E’ vero, quando ci approcciamo a vedere una serie TV come Poldark non ci aspettiamo chissà quale narrazione o scrittura elegante, ma un intrattenimento intelligente, beh quello sì. Una sceneggiatura ben scritta con una coerente evoluzione dei personaggi anche. Purtroppo la terza stagione di Poldark ripercorre i medesimi schemi narrativi, con anche gli stessi twist, della stagione precedente. Abbiamo inoltre un’evoluzione macchiettistica e eccessivamente sopra le righe di George. Io mi aspetto ormai una maggiore indagine delle sue motivazioni o no? Non sono poi più interessanti i cattivi con dei chiaroscuri?
Non basta la crisi di pianto finale se poi nella prossima stagione lo rivedremo, come immagino, tornare a tramare contro i mulini a vento (Ross).
L’assurdità più grande poi è che, non si capisce con quale logica,  ogni volta Ross rifiuti una carica: prima il ruolo di Magistrato e poi di Deputato, il suo sostituito più prossimo è sempre George. Ross viene scelto entrambe le volte per la sua capacità di giudizio, il senso di giustizia, uguaglianza e eroismo. Per quale diavolo di motivo la seconda scelta dovrebbe essere George che è diametralmente opposto? Soprattutto per il ruolo di Deputato, poi! 

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Le storyline secondarie: Morwenna e Drake/dottor Enys e Caroline

Nella scorsa stagione c’era stato l’amore impossibile tra l’ereditiera Caroline e il medico del popolo e quest’anno? Idem. C’è l’amore “giovane” tra Morwenna, cugina di Elisabeth, e Drake, fratello di Demelza. Poldark è tratto dai romanzi di Winston Graham, quindi al di là dell’impianto narrativo principale che può essere criticato fino ad un certo punto, gli adattamenti televisivi così come quelli cinematografici non dovrebbero dare quel quid in più? Queste storie di amore impossibili, tipiche del genere, possono essere raccontate in tanti modi senza sfiorare la banalità o peggio evitando di ricopiare se stessi. E’ vero, la conclusione per Morwenna è tutt’altro che felice, ma veramente pensate che il vicario dipendente dal sesso abbia ancora vita lunga?

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Demelza e Ross, Armitrage ed Elisabeth: il triangolo, anzi il quadrato!

A mio avviso la luce infondo al tunnel di questa stagione è Demelza. Un personaggio scritto con grande attenzione e al quale  Eleanor Tomlinson dona una profondità e un carisma che spiccano sugli altri. La terza stagione per lei è difficile, ma le sue scelte in quanto donna di quel periodo, sposata e con figli non sono mai scontate.
Soprattutto la scelta di concedersi, così pare, al giovane Armitrage, anche se solo dopo aver saputo del bacio tra Ross e Elisabeth. Aprirei una parentesi su Elisabeth ma sarebbe infinita. Una domanda nasce però spontanea: come fa Ross ad amare una donna come Demelza e una come Elisabeth? 
Quella di Ross e Demelza, è una storia d’amore molto bella e mai scontata e idealizzata, un po’ fuori dai canoni dell’800 ed è forse il vero motivo per cui continuo a seguire questa serie TV che per molti aspetti e storie raccontate non ha poi chissà cosa da raccontare. Poi ora che mi hanno fatto fuori zia Agata anche quel poco divertimento è finito!

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