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5 motivi per recuperare Peaky Blinders, la serie tv con Cillian Murphy

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Dopo quattro stagioni, è evidente che Peaky Blinders sia una di quelle serie tv uniche, imperdibili, in grado di catturarti dopo pochi istanti. E’ un mondo duro, forse, delle volte anche violento ma che sfrutta una ricostruzione storica talmente meticolosa e una sceneggiatura perfettamente studiata da renderla una serie tv straordinaria. Un gioiellino, rara quanto l’uso corretto del congiuntivo.

peaky blinders

Credits: BBC Two

La serie tv è stata creata e prodotta da Steven Knight, poi anche creatore di Taboo e sceneggiatore di film quasi AlliedIl Sapore del SuccessoWoman Walks Ahead con Jessica Chastain. Si tratta di uno dei tre ideatori del gioco Chi vuol essere Milionario?, conosciuto e riproposto con nuovi schemi e nuovi format in decine di paesi nel mondo.

Ci sono tante, troppe ragioni per guardare Peaky Blinders. Cercherò di convincervi con soli cinque punti, però, sperando che siano abbastanza per dimostrarvi la validità di questo prodotto che definire meramente “storico” sarebbe un eufemismo e, quasi quasi, una velata offesa.

L’ambientazione storica impeccabile

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Credits: BBC Two

Birmingham, 1919. Inizia qui la serie tv di Steven Knight, a ridosso della fine del primo conflitto mondiale. Sebbene sia un periodo già esplorato in più di una serie tv (Downton Abbey inclusa), nessuna è stata in grado di restituire la freddezza, brutalità e sporcizia di un’Inghilterra in piena crescita industriale. Al contrario della serie tv la cui ambientazione non potrebbe essere più realistica.

Uno dei motivi per recuperare Peaky Blinders, infatti, sta proprio nel suo realismo. Le strade di Birmingham, percorse a piedi o a cavallo, sono fumanti degli scarichi dell’industria, le case annerite dal fumo, gli interni scolpiti nella quotidianità di chi ha fretta e non si cura dell’aspetto di una tovaglia macchiata o di una poltrona dal rivestimento consumato.

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C’è bellezza negli esterni e interni descritti dalla serie tv, realismo. Uno dei punti di forza di una serie tv indimenticabile, elemento indispensabile per uno sceneggiato storico.

Cillian Murphy

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Credits: BBC Two

Una grande, grandissima parte del meritato successo di Peaky Blinders è senz’altro la figura di Cillian Murphy. L’attore, che ha lavorato spesso con Christopher Nolan ed è nella rosa dei migliori attori inglesi oggi in circolazione, interpreta il capofamiglia, Thomas “Tommy” Shelby.

Letale ma incredibilmente onesto e devoto, Tommy è l’ago della bilancia che aiuta a crescere la fortuna degli Shelby e li eleva oltre il loro status. Inutile sottolineare come, senza di lui, l’impero degli Shelby non esisterebbe. Proprio come Peaky Blinders non esisterebbe senza Cillian Murphy.

Le figure femminili magistralmente costruite

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Credits: BBC Two

È molto difficile riuscire a costruire una figura femminile in una serie tv guidata da una società e un mondo estremamente maschilisti. Eppure, proprio come lo stesso Tommy, è evidente come anche gli sceneggiatori riconoscano il valore delle figure femminili nella serie tv. È forse per questo che sono tutto fuorchè dimenticabili.

In primo luogo l’astuta, determinata e disposta a tutto zia Polly (Helen McCrory). Sebbene non sia la madre dei ragazzi Shelby, è evidente come vedano in lei una figura materna, come i suoi consigli siano apprezzati e valutati sopra ogni altro.

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Segue l’ambivalente Grace (Annabelle Wallis), in grado di sciogliere il core di ghiaccio di Tommy. Ricordo poche serie tv che siano state in grado di farmi commuovere per una storia d’amore come la loro. Eppure ogni volta che vedo la scena di Grace su una sedia mentre canta davanti ad uno Shelby distrutto, sento un brivido lungo la schiena.

Le altre stagioni introducono altrettante figure femminili interessanti: Ada (Sophie Rundle), Linda (Kate Phillips) e la stessa Esme (Aimee-Ffon Edwards). Ciascuna con la propria storia, ciascuna con luci e ombre degne di un’opera teatrale di William Shakespeare. In ciascuna c’è uno dei motivi per recuperare Peaky Blinders.

I dialoghi mai scontati

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Credits: BBC Two

Costruire una serie tv storica che mantenga il pathos di un drama ma che non scada nel melodramma più banale non è semplice. Bisogna percorrere una linea a zig-zag che permetta di cogliere i migliori momenti della drammaticità dei personaggi e unirla al realismo dettato dalle circostanze. Per fortuna Peaky Blinders non potrebbe mai essere definito scontato.

I dialoghi della serie tv sono costellati da emozione e sentimento, spesso trasportati sul piccolo schermo dalla recitazione magistrale di attori del calibro di Tom Hardy o Adrien Brody. Perché, l’hanno detto in tanti, far parte della famiglia di Peaky Blinders è un onore più che un onere.

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La serie tv riesce a coniugare perfettamente scene comiche, momenti drammatici e quelli d’azione per un risultato da far tremare le ginocchia. Non importa che si tratti della prima o dell’ultima stagione, che sullo schermo ci sia Cillian Murphy (anche se, ammettiamolo, in quel caso non esiste niente che possa rivaleggiare) o Paul Andeson o Joe Cole. L’unica cosa che conta è la straordinaria cura dedicata ai dialoghi e ai copioni. Impareggiabili.

La famiglia prima di tutto

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Credits: BBC Two

Ultimo ma di certo non meno importante motivo per recuperare Peaky Blinders è l’elemento familiare. Tommy è un capo famiglia ma non è la sua storia a fare da traino alla narrazione quando piuttosto l’interazione, gli incontri e scontri di opinione con gli altri membri della sua famiglia. Ciascuno degli Shelby è interessante e complesso a modo suo.

Si tratta di una casistica che spesso risulta vincente per i drama, storici o meno: mettere al centro della narrazione l’elemento familiare.

Le storyline degli Shelby sono ammalianti, interessanti, piene di colpi di scena e di svolte inattese.

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