Lost

Nulla accade per caso

NULLA ACCADE PER CASO Una delle frasi di lancio della Seconda Stagione di “Lost”, nonchè il tema portante della serie in generale.

Raramente mi è capitato di appassionarmi così ad un telefilm. Definirlo tale sarebbe riduttivo. Non ci troviamo infatti di fronte ad una comune serie di episodi legati solo dai protagonisti e dall’ambientazione in comune (come può essere Baywatch), e nemmeno ad una “simil-soap opera” sulla scia dei classici telefilm di teenager con problemi esistenziali degni di un manuale di filosofia (ogni riferimento non è casuale…), ma abbiamo a che fare con qualcosa di più: una trama, avvincente, mai banale e ben costruita, che si sviluppa di episodio in episodio (come lo storico Twin Peaks o il bellissimo e più recente 24). Come in un lungo film, con il vantaggio di tutte le ore di racconto che solo la serialità televisiva può permettere.

LA TRAMA
Il volo Oceanic Airlines 815 decolla da Sidney, Australia, alla volta di Los Angeles, nella costa ovest degli Stati Uniti. Durante il sorvolo dell’Oceano Pacifico però, qualcosa va storto e l’aereo, un Boeing che può portare fino a 235 passeggeri, si schianta su di un’isola sconosciuta, non prima di essersi spezzato in volo in tre parti. 48 persone, compresi i feriti, sopravvivono allo schianto della sezione centrale e dovranno imparare a cavarsela senza comodità e cercando di avere fiducia gli uni negli altri.

A differenza di quello che si può pensare, la serie non prende una direzione alla “Cast away”, o, se preferite, alla Robinson Crusoè. Non si limita, banalmente, ad analizzare solo gli espedienti per sopravvivere di un gruppo di persone (costrette ad una convivenza forzata) e questo non è certo il tema centrale del telefilm. Anzi, sin dall’episodio pilota, l’isola sembra essere qualcosa di più che una giungla circondata da promontori, e comincia subito a ostentare una serie di inquietanti misteri. Quindi, se da un lato sembra essere un luogo confortevole per l’abbondante presenza di cibo (frutta, pesce, selvaggina) e le abbondanti ed improvvise piogge monsoniche, dall’altro smentisce subito le apparenze costringendo tutti i sopravvissuti ad unirsi e a fare tesoro delle proprie esperienze per sopravvivere a terribili minacce…

LOST ADDICTION
Uno dei punti forti della serie, insieme ai coinvolgenti misteri, è la forte caratterizzazione dei personaggi. Per la prima volta, infatti, un’opera visiva fa del flashback un elemento centrale e prezioso della narrazione (se escludiamo il film “Memento” di Christopher Nolan, il cui uso di questo strumento è però ben differente). Di puntata in puntata verremo difatti a scoprire le vite dei sopravvissuti prima dell’incidente. La trovata geniale è vedere come le loro esperienze influenzino gli avvenimenti attuali e le singole scelte di ognuno. Tutto ciò dà agli altrettanto geniali sceneggiatori la possibilità di coprire una vastità di tipologie di eventi, luoghi e personaggi tale da dare alla serie potenzialità virtualmente infinite.

Man mano che la serie prosegue, veniamo a scoprire cosa intendano gli autori con “nulla accade per caso”. Tutti gli elementi elencati finora concorrono infatti a creare un meccanismo narrativo ineccepibile, che continua a ribaltare le carte in tavola, entusiasmando, appassionando e sorprendendo continuamente lo spettatore. Un sistema che ti spinge ad aspettare con ansia l’episodio successivo, per sapere quale sarà il destino dei numerosi protagonisti (un altro pregio è la coralità della storia) e capire come mai sembri che, come in un inquietante disegno prestabilito, un deus ex-machina stia guidando tutti gli eventi.

Grande ammirazione, quindi, per chi ha ha concepito e voluto una serie così innovativa, in grado di rivoluzionare il modo di pensare il telefilm e a portare, (insieme ai suoi fratelli 24, Nip/Tuck, Six Feet Under e Dr. House) una ventata d’aria fresca nello stagnante panorama televisivo odierno. Gli autori (tra cui spicca quel J.J. Abrams creatore del serial cult Alias) hanno saputo sfruttare ogni strumento a loro disposizione per tessere un grande arazzo di pura emozione ed ingegno, in grado di creare una vera e proprio “dipendenza” per tutti gli appassionati di misteri con una spruzzatina di fantascienza e per chi, comunque, vuole semplicemente godersi un buon telefilm, ricco di spunti e con molti livelli di lettura.

Non sarà difficile identificarsi in uno dei protagonisti, la cui varietà copre comunque buona parte dei vari aspetti dell’umanità, senza però cadere mai nello stereotipo.

La cosa più incredibile è che comunque l’intreccio finora non ha mai dimostrato cadute di tono o di stile, mantenendo una coerenza intrinseca e sviluppandosi in modi sempre e comunque plausibili e credibili. Un consiglio: venite a “perdervi” anche voi in questa entusiasmante serie che dà uno sguardo lucido e provocatorio sulla vita, in cui, tutti, siamo naufraghi e “Lost”.

Comments
To Top