Mr. Robot

Mr. Robot e il modo intelligente di usare gli spiegoni. Recensione 3.03

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Gli spiegoni sono quei momenti di una serie televisiva o un libro o di un fumetto, in cui tutto si ferma e scorre libera la vena della narrazione. Vengono definiti in questa maniera un po’ dispregiativa perché, molte volte, spiegano quello che in realtà il lettore/spettatore ha già capito. Lo si mette nero su bianco, giusto per quei quattro o cinque che non sono stati attenti e prestavano fiducia nel “tanto adesso mi spiegano cos’è che sta succedendo”. Lo spiegone non deve per forza essere un momento lunghissimo: ci sono anche quelli che vengono gettati in frasi minime ma essenzialmente inutili.

Poi succede che gli spiegoni fanno quello che dovrebbero fare: narrare parti oscure e indecifrabili di una storia. Proprio quello che succede in questo Legacy, terzo episodio terza stagione di Mr. Robot: la storia di Tyrell Wellick dalla fine della prima stagione alla fine della seconda. Ora la questione è posta in questi termini: sapere cosa è accaduto a Tyrell in questo modo così certosino danneggia o rafforza il personaggio? È stata una scelta sbagliata per la serie?

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Da una parte abbiamo la banalizzazione degli eventi, qualsiasi essi fossero. Sapere cosa è successo fa cadere quell’alone di mistero intorno non solo alla storia ma anche al personaggio. Avevamo mitizzato Tyrell e il suo ruolo in tutta la vicenda cucendogli addosso misteriose avventure e intrighi politici. E invece per un anno intero ha spaccato legna in un posto sconosciuto sotto la supervisione di Irving.

Ma d’altro canto adesso sappiamo esattamente che tipo di persona è, proprio grazie al fatto che abbiamo vissuto con lui questo anno in cui è stato isolato dal mondo. Sappiamo al 100% che è una persona devota a Elliot in tutto e per tutto. Lo vede come un dio, e lui stesso si erge dio al fianco del suo “amico”. Le ultime scene di questa puntata ci mostrano anche che Tyrell non era a conoscenza della doppia personalità Elliot/Mr. Robot. Quest’ultimo emerge dall’Elliot ferito soddisfatto del lavoro svolto da Tyrell, consapevole quindi di avere al suo fianco un fido assistente. Questo spiegone non ha comunque collegato gli eventi alla linea temporale del secondo episodio: non sappiamo infatti come Tyrell affronterà la morte della sua Joanna.

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In un episodio ben poco movimentato, scoprire che l’agente Santiago è in realtà in combutta con la Dark Army è stato un colpo che ha risvegliato dal torpore. La vicenda di Tyrell è stata raccontata in maniera talmente certosina che sembrava di essere capitati nella serie televisiva a lui dedicata. Oltre al personaggio di Martin Wallstrom, in evidenza anche Bobby Cannavale che ha avuto finalmente la possibilità di mostrarci il suo personaggio Irving come quello che è: il tuttofare dell’organizzazione chiamata Dark Army. Un tipo alla Pulp Fiction, che sa risolvere qualsiasi tipo di problema.

Se Mr. Robot ha deciso di prendere per la prima volta la strada della totale trasparenza e mostrarci la realtà davvero per quel che è, non resta che prenderne atto. Come diceva il collega Winny nella scorsa recensione della serie, quest’anno sembra che Mr. Robot voglia negare sé stessa: mai frase fu più profetica. Totale aderenza alla realtà piuttosto che lunghi viaggi introspettivi irreali: Sam Esmail ha deciso di cambiare strada per restare sempre originale e non essere banale e prevedibile.

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