Mr. Robot

Mr Robot e la solitudine degli emoji – Recensione dell’episodio 3.02  

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Che bel comando che è il pulsante undo! Da quanti nefasti errori e fastidiose conseguenze salva il disattento revisore che cancella per sbaglio quanto aveva faticosamente scritto. O il programmatore negligente che aveva appena digitato il comando errato accorgendosene giusto un attimo prima che non si potesse tornare indietro. Peccato che non esista nella vita quotidiana come tanto convincentemente ci ricorda Elliot in apertura di questo secondo episodio della terza stagione di Mr Robot.

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Contraddizioni che diventano logiche

Annullare quanto si è fatto è spesso una cosa impossibile perché equivarrebbe quasi a tornare indietro nel tempo in un viaggio proibito da ogni legge fisica. Ma anche i concetti di possibile e impossibile hanno confini troppo sfumati nel mondo di Elliot per poter diventare divieti assoluti. Confini che possono, quindi, essere attraversati in direzioni imprevedibili fino a trasformare l’hacker responsabile del più inimmaginabile attacco alla Evil Corp nel suo ultimo baluardo contro la minaccia ultima che potrebbe farla crollare per sempre.

Una contraddizione in termini che il discorso di Elliot rende pienamente logica e quasi inevitabile. Perché Elliot si è reso conto che il problema non era l’esistenza della Evil Corp, ma la sua natura maligna. Di quel mondo in cui tutti siamo costretti a vivere, multinazionali come la Evil Corp non sono pareti divisorie che si possono abbattere per aprire nuovi spazi, ma pilastri portanti senza cui l’intera costruzione crolla travolgendo più innocenti che colpevoli. Se di questa società incancellabile sono l’humus che fa crescere i frutti che tutti dobbiamo mangiare, allora quel che bisogna cambiare è la qualità di quell’humus. Perché una solida costruzione si può reggere solo su solide fondamenta.

È per questo che Elliot si erge a difensore della Evil Corp cercando di impedire in ogni modo la prossima mossa di quella FSociety di cui è stato capo. Ma, al tempo stesso, Elliot può lavorare dall’interno in una titanica opera di pulizia che vuole eliminare un pezzo alla volta tutto quello che c’è di male nella convinzione magari utopistica che una società di uomini buoni sia una società buona.

Tra emoji e solitudine

Avere uno scopo e riuscire a perseguirlo con successo. Renderebbe felici chiunque e così dovrebbe essere anche per Elliot. Ma questa non è una serie tanto superficiale. Questa è Mr Robot e Mr Robot è Elliot e la sua sensibilità speciale. La sua immaginazione distorta che sovrascrive la realtà sostituendo alla sua ingannevole apparenza immagini assurdamente rivelatorie. E così le emozioni che ognuno crede di vivere diventano per Elliot solo riproduzioni di sentimenti incasellati nell’immediatezza di emoji che sostituiscono i volti delle persone che quotidianamente incontra.

Emozioni che sono troppo difficili da condividere per un Elliot che si trova a sentirsi per la prima volta libero dai suoi fantasmi, ma proprio per questo dolorosamente solo. Non c’è più Mr Robot con la sua ossessiva presenza intimidatoria. Nessuna FSociety in attesa di quella guida che Elliot stesso è stato senza mai essersene accorto. Nessun Tyrell con cui confrontarsi in un gioco maldestro di amicizia e diffidenza. E niente Darlene perché la sua presenza è un pericoloso interruttore che sblocca la porta blindata dietro cui Elliot si illude di aver chiuso fuori Mr Robot. È per questo che gli iniziali successi alla Evil Corp non possono disegnare un volto sorridente. È per questa solitudine che l’unica emoji che per un attimo appare sul volto del nostro tormentato hacker è quella che piange.

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Illusioni pericolose

Ma è davvero solo Elliot? O anche questa sua convinzione è solo una speranza illusoria? Un inganno crudele scambiato per una triste verità? Perché, in realtà, ad ingannarlo siamo anche noi spettatori che giochiamo il ruolo dell’amico che conosce la verità, ma teme che rivelarla faccia troppo male. E la verità è che Elliot non è solo. Ed è proprio questo il problema.

Perché Mr Robot è ancora lì. Dentro di lui, ma pronto ad impossessarsi della sua vittima prediletta non appena questi abbassa per un attimo la guarda. Pronto ad uscire per mostrare di poter prendere il controllo come e quando vuole. Sebbene lo si fosse già intuito dalla premiere, è nell’incontro con Krista che emerge chiaramente la volontà di portare la doppia personalità di Elliot su un livello più pericoloso. Non più due personaggi che si completano a vicenda fornendo l’uno ciò di cui ha bisogno l’altro. Ma un carceriere e il suo prigioniero impegnati in un’estenuante lotta per stabilire chi sia dietro le sbarre. Una tensione efficacemente resa dal cambiamento nello sguardo di Rami Malek e dalla paura controllata della psicologa che per la prima volta scopre il mostro.

Ritorni attesi ed addii sorprendenti

Che Sam Esmail intenda rendere più tesa l’atmosfera claustrofobica della terza stagione di Mr Robot è chiaro dal cambiamento di Darlene. La ragazza sfrontata che non si fermava davanti a nulla e non aveva paura di guidare una rivoluzione è scomparsa. La Darlene di adesso è una anima fragile costantemente impaurita che si guarda attorno cercando il pericolo in ogni angolo nascosto. È per questo che tra il fratello che vuole allontanarla e l’agente Di Pierro che intende sfruttarla per arrivare alla FSociety la scelta è quasi scontata.

Il ritorno di Dom e la mossa di Elliot (o è Mr Robot che ha mandato la mail tracciante ?) sembrano suggerire nuovi possibili equilibri con gli antichi avversari che si uniscono per sconfiggere vecchi amici. E per ritrovare magari quel Tyrell che si nasconde probabilmente sotto la maschera nell’ultimo video minatorio. E che potrebbe uscire dal suo nevrotico esilio se scoprisse che l’adorata Joanna è morta. Con un colpo a sorpresa che lascia interdetti, la splendida manipolatrice che sapeva vendere la propria immagine e sfruttare la sua ipnotizzante bellezza cade vittima inattesa di sé stessa. Scelta sorprendente, ma dopotutto giusta dal momento che la ricomparsa di Tyrell privava Joanna di una vera utilità ai fini della storia.

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Il mistero della fase 2

Ma quale storia racconta Mr Robot? Quella di Elliot e Mr Robot. Quelle di Darlene e Dom, ancora. E poi Angela e Tyrell. E poi soprattutto quella della fase 2. Un mistero che resta ancora ignoto, ma che sembra iniziare ad avere quasi una propria autonomia. Non più una scusa per coinvolgere Elliot, ma una parte importante di un disegno ancora più grande.

Più grande dei tentativi di Elliot di rinnovare la Evil Corp. Più grande della paura che Darlene ha del Dark Army. Più grande del sogno di tornare indietro di Angela. Più grande persino degli interessi finanziari di Mr Price e delle sue mire egemoni sulla finanza internazionale con la moneta virtuale di una corporation che diventa riferimento mondiale. Più grande, infine, dello stesso progetto di annettere il Congo alla Cina che si riduce quasi ad uno specchietto per le allodole che non sono capaci di vedere cosa sta per accadere.

Un disegno la cui maestosità è talmente spaventosa che anche i pochi che ne sono a conoscenza ne hanno paura. E che solo una mente superiore come quella di Whiterose può contemplare con la serenità di chi sa abbracciare con un solo sguardo le linee del presente e del futuro. Uno sviluppo imprevisto che ha il grande pregio di aumentare il minutaggio di un attore come BD Wong che riesce a comunicare la calma potenza del suo personaggio con una recitazione perfetta nel suo essenziale minimalismo.

Mr Robot sembra a tratti rinnegare la sua natura di serie incentrata sui deliri del suo protagonista cambiando le carte in tavola e aprendosi a prospettive inesplorate. Una terza stagione che vuole negare sé stessa (Elliot nemico e non amico di Mr Robot, Darlene impaurita e Angela sicura di sé stessa, FSociety nemica e FBI amica) per confermare la sua innata qualità.

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