Cinema

Money Monster: la recensione del film con Julia Roberts e George Clooney

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Titolo: Money Monster
Genere: Thriller
Anno: 2016
Durata: 1h38m
Regia: Jodie Foster
Sceneggiatura: Jamie Linden, Alan DiFiore
Cast principale: Julia Roberts, George Clooney, Jack O’Connell, Caitrona Balfe, Giancarlo Esposito

money monsterPresentato fuori concorso al festival di Cannes 2016,  Money Monster vede dietro la macchina da presa Jodie Foster. Il suo debutto sulla Croisette risale a quarant’anni fa, quando aveva solo 10 anni e dava il via alla sua carriera con un film a caso, Taxi Driver. In questi anni sono cambiate tante cose, la Foster è cresciuta, è diventata un’icona di Hollywood, un’attrice pluripremiata e un’ispirazione per tutte le donne. Giudicarla esclusivamente come regista di questo film è difficile, se non impossibile. Una cosa può mettere d’accordo tutti: il talento di Jodie Foster viene espresso al massimo quando recita, non quando dirige. Ma l’attrice statunitense di sicuro è una delle personalità con più esperienza nel business (ci sta dentro da sempre) e questo si vede. Ha occhio ed è proprio quello che serve ad un regista.

Money Monster inizia in maniera arguta, con una voce fuori campo – quella di Francesco Pannofino, da anni doppiatore di George Clooney –  la quale ci invita ad ascoltare con attenzione, quand’ecco che parte un intro che spiega cosa sia oggi il denaro. La coinvolgente partenza viene però interrotta da Patty, la regista dello show interpretata da Julia Roberts, la quale invita il conduttore ad uscire dal bagno e sbrigarsi. Scopriamo che quella voce intrigante udita poco prima è di Lee Gates (Clooney), anchorman di un noto programma finanziario – Money Monster appunto – nonché il solito idiota.
Fino a qui niente di nuovo sotto al sole – nemmeno quelle che dovrebbero essere battute divertenti rompi-ghiaccio hanno successo – e siamo tutti lì che aspettiamo il breaking point. Perché noi spettatori sappiamo già che qualcosa sta per accadere. Prima di tutto perché abbiamo visto il trailer (errore!) e secondariamente perché nel film stesso parte una sorta di conto alla rovescia quando la Roberts richiama tutti all’attenzione con il classico “3-2-1 sigla”.

Subito dopo un imbarazzante siparietto in cui Lee mostra le sue (in)capacità di ballerino, si nota già una stonatura: c’è un ragazzo sconosciuto dentro l’inquadratura, che noi sappiamo essere il nostro uomo dato che era già apparso sullo schermo poco prima. Patty ha appena il tempo di chiedere chi sia, che il giovane – Kyle, interpretato da Jack O’Connell – tira fuori una pistola e costringe il conduttore ad indossare un giubbotto imbottito di esplosivo. Accade tutto in fretta e tutti sembrano pietrificati. Le sequenze appaiono realistiche, forse un po’ troppo, tanto che l’ansia della situazione non ha il tempo di attraversare lo schermo e colpire uno spettatore troppo consapevole.

money monsterLee Gates è evidentemente terrorizzato, così come lo è il resto della crew, ma Patty ha sempre la stessa espressione concentrata, per lei quello è ancora lavoro. Dopo una serie di battute imbarazzanti (“Chiama la sicurezza” seguito da un “Non risponde!”), il ragazzo con la pistola comincia a spiegare cosa potrebbe succedere: lui tiene il pollice su un interruttore e se lo lascia andare il giubbotto esplode facendo saltare in aria tutto il palazzo. Il perché abbia deciso di compiere un simile gesto è tutto da imputare al conduttore, il quale qualche settimana prima gli aveva dato un consiglio sbagliato, da lui preso alla lettera, che gli aveva fatto perdere tutti i suoi soldi. Sembra non esserci soluzione, è evidente che Kyle è disperato e senza speranza. Eppure non chiede soldi, vuole solo un po’ di giustizia. Ma è davvero possibile per un poveruomo avere la minima chance di una qualche soddisfazione dallo sfidare i colossi della finanza o i pezzi grossi della TV?

Money Monster non è un brutto film, non c’è niente che non avete mai visto, ma quello che viene mostrato ha senso e vale sempre la pena ricordarlo. La regia di Jodie Foster rivela una grande professionalità, i personaggi sono molto credibili, ogni inquadratura è a sua volta un’inquadratura nel film stesso. Si percepiscono bene il silenzio, il calore, l’odore della tappezzeria del famigerato “dietro le quinte” di uno show televisivo. Lo spettatore sente di essere in quella stanza, insieme a Patty e ia suoi collaboratori, a guardare insieme a lei quello che sta accadendo ON AIR.

La sceneggiatura (a cura di due giovani talenti, con più esperienza nelle serie TV che nel cinema) si finge complicata ma è in realtà molto semplice. A metà film la storia si fa più interessante e la tensione comincia a sentirsi, ma non c’è mai un vero twist nella trama. Un unico momento del film sorprende tutti, e riguarda un’insospettabile donna incinta.

Ad ogni modo, nonostante non ci sia niente di originale e alcune scelte siano fin troppo americane e surreali, gli argomenti trattati nel film e il messaggio che vuole trasmettere sono interessanti e per niente stupidi. La cosa che mi sentirei di bocciare completamente è il copione: non c’è nessuna battuta memorabile – lingua originale o no – e i dialoghi contano poco. Julia Roberts e George Clooney invece insieme sono formidabili, ma questo si sa da tempo. Non ci sono dubbi sulle loro interpretazioni e la loro alchimia, completamente priva di malizia. I due premi Oscar sono ormai grandi e sposati (con altri), non è più tempo di scherzare. Grande interpretazione anche per Jack O’Connell, che dai suoi debutti in madre patria Inghilterra non ne sbaglia una. Il suo personaggio Kyle risulta essere il migliore in campo, complesso e ambiguo, né eroe né cattivo, ma genuino.

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Non so se Jodie Foster dietro l’obiettivo ne sia responsabile, ma le figure chiave del film sono due donne: la già citata Patty, dimessa, struccata, la quale mantiene letteralmente tutti in vita portando avanti lo show, e la bellissima Caitrona Balfe, elegante e impeccabile, che fa la cosa giusta al momento giusto, redimendosi dall’essere un patetico cliché.
La ciliegina sulla torta di un grande cast è Giancarlo Esposito, che nel film è il capitano Powell, colui che dovrebbe salvare tutti. Ma i fan di Breaking Bad sanno bene che se c’è Gustavo Fring vicino ad una bomba non ne esce niente di buono.

In breve, Money Monster è un film intelligente, che analizza in modo intelligente la manipolazione dell’informazione, della TV (il personaggio di Lee Gates è ispirato a Jim Cramer e al suo show Mad Money), l’utilizzo di internet e la brutalità della polizia americana.
Niente di non già raccontato, come dicevo, ma non fa mai male meditare su argomenti così complessi e sempre attuali. Ognuno fa bene il proprio compito, confezionando un prodotto professionale fatto da professionisti, seppure con qualche errore. Niente di più, niente di meno.
In molti hanno citato la serie The Newsroom come ispirazione della relazione conduttore – regista, e il film di Spike Lee Inside Man, in cui Jodie Foster ha recitato con Denzel Washington. A me ha ricordato anche John Q di Nick Cassavetes, che è venuto ancora prima. Ma il punto è un altro: è già stato fatto tutto, abbiamo già visto tutto, ma almeno questa è una storia originale (non un remake) e gli addetti ai lavori sono tutti qualificati. Scusate se è poco.

In conclusione, ho imparato due cose da questo film:
1) the show must go on, anche se rischi di saltare in aria,
2) è sempre una donna a salvarti la vita ed è sempre una donna a fregarti di brutto.

Money Monster
  • Regia e Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3

In sintesi

Intelligente ma niente di nuovo

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