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Mindhunter: David Fincher dirige il pilot perfetto per la nuova serie di Netflix

Midhunter

Tutti hanno pensato di uccidere qualcuno, in un modo o nell’altro. Che sia per mano vostra o per mano di Dio.- Will Graham (Hannibal)

Mindhunter è la nuova serie crime di Netflix che segna il ritorno alla tv di David Fincher dopo l’esperienza di House of Cards e mai occasione poteva essere migliore.

La criminologia è una materia complessa, non considerata scienza dai giuristi, a tratti banalizzata dalle fin troppe apparizioni televisive dei suoi addetti ai lavori, e con una storia fin troppo recente per essere ancora presa sul serio dalle forze dell’ordine. Nata dall’interesse per il reo degli italiani Beccaria e Lombroso, la criminologia racchiude dentro di se molte altre materie quali la psichiatria, la genetica, la sociologia e anche il diritto penale e penitenziario. Questo perché nonostante sia iniziata come una ricerca delle origini del reato la criminologia scandaglia l’umano in ogni suo aspetto di vita quotidiana, chiedendosi ormai da decenni, se siamo tutti rei in potenza oppure il male (sempre che esista) si nasconde solo in certi specifici individui o situazioni ambientali.

MINDHUNTER : DA UNA STORIA VERA AL PICCOLO SCHERMO

Mindhunter

Tratta dall’omonimo libro del 1995 di Olshaker e Douglas, la nuova serie di Netflix racconta la storia ispirata all’invenzione dell’unità Criminal Profiling dell’FBI. Douglas ha dovuto per anni interrogare in carcere criminali seriali di ogni tipo per cercare di creare dei profili e delle linee guida per gli agenti dell’FBI che vedevano aumentare di anno in anno il numero di casi di omicidi efferati. Una storia importante, complessa e soprattutto non compresa ancora oggi, scambiata per giustificazione del male, tentativo inutile di dare una spiegazione lì dove spiegazione non c’è, perché come viene espressamente detto nel primo episodio “Le persone non si fanno più domande”. Il problema però del dover risolvere un crimine e arrestare il colpevole resta, ed allora le domande su cosa spinga l’uomo a indossare le vesti Caino, cosa porta qualcuno a infierire su persone indifese, su bambini, o compiere gesti terribili anche influenzando le menti altrui diventano importanti e necessitano di un’approfondita riflessione.

Da questo inizia la storia della serie. Un protagonista Holden Ford che fin da subito viene presentato come diverso, un’agente dell’FBI fuori posto, votato all’insegnamento e a preferire il confronto e la parola ai proiettili. Un Will Graham acerbo, affascinato dal criminale in quanto uomo. La sua storia, avvincente  fin da subito si incontra e scontra con quella di Bill Tench che nell’FBI si occupa di scienza comportamentali e gira l’America in aiuto e supporto delle forze di polizia locale insegnando tecniche psicologiche e raccogliendo dati sul campo.

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COME RENDERE UNA SERIE INTERESSANTE FIN DAL PRIMO EPISODIO

Mindhunter

Creare un pilot perfetto è complesso. In un primo episodio molte sono i compiti da portare a termine: introdurre i personaggi e la storia, interessare lo spettatore a continuare la serie, dare un’idea del prodotto che andremo a vedere e non dimenticarsi di essere originali ma non noiosi. Mindhunter e David Fincher riescono a fare tutto questo in 58 minuti. Un’ora che vola via veloce, che racconta bene il suo protagonista accennando appena ai comprimari, dandoci una leggera idea di dove la serie è diretta senza svelare troppo, curata nei minimi dettagli della ricostruzione storica (lo vedi This is Us che non serve il filtro seppia per ritrarre gli anni 70?) e con una colonna sonora perfetta. Impossibile vedere un primo episodio del genere e non rendersi conto del livello di una serie del genere, impossibile non continuare a volerla vedere e infine impossibile non restare ammaliati dalla perfezione dei dialoghi.

La forza dello show sta proprio nella parola, come il punto di forza del criminologo è l’uso del linguaggio e della psicologia per comprendere il crimine. Dialoghi complessi ma alla portata di tutti, interessanti e avvincenti che ronzano nella testa anche dopo la fine della visione e ricordano due precedenti film di Fincher (Zodiac e Seven). La sceneggiatura semplice, che non esagera e allo stesso tempo ammalia rende il pilot perfetto, ordinato, pulito, bello da vedere e intrigante.

In un periodo in cui la tv sta subendo un attacco feroce da parte del cinema, in cui tutti vogliono farla e nessuno la deride più, David Fincher sembra essere l’unico regista ad aver compreso il come. Le logiche del mezzo, la necessità di una narrazione che dia dei frutti e la cura dell’aspetto tecnico sono tutte cose che appaiono fin da subito ben note al regista e il Mindhunter funziona proprio per questo. Nonostante sia stata preceduta da documentari crime, serie tv sui casi irrisolti, e Hannibal ( vera madre delle serie tv a tema psico-crime) Mindhunter riesce a sembrare nella sua ordinarietà una boccata d’aria fresca che allieta quest’autunno ancora troppo assolato.

Good Luck!

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