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Mindhunter: Jonathan Groff parla della nuova serie Netflix

The Last Magazine

Jonathan Groff è il protagonista della nuova serie di David Fincher: Mindhunter.

L’ambizioso nuovo dramma di Netflix esplora i primi giorni di uno studio cocondotto da due agenti sui serial killer. I due cercano di capire cosa succeda realmente nella mente di un assassino. Basato su un libro co-scritto da Mark Olshaker e John E. Douglas (l’agente dell’FBI che è stato l’ispirazione per personaggio di Clarice Starling ne Il silenzio degli innocenti), lo show è stato totalmente ideato da David Fincher, regista di Seven e Zodiac.

“Sembra che la nostra cultura sia ossessionata dai serial killer”, racconta Jonathan Groff al The Guardian nella biblioteca di un hotel di Manhattan. Racconta dettagliatamente del suo personaggio, Douglas, un giovane agente che attraversa gli Stati Uniti per intervistare i più pericolosi serial killer degli anni Settanta. Siamo ben lontani dai precedenti ruoli di Groff; l’attore ha infatti recitato in Glee, nel noto drama HBO Looking, nel pluripremiato musical di Broadway Hamilton, e ha doppiato il simpatico Kristoff nel film Disney Frozen.

Mindhunter arriva in un’era televisiva in cui il pubblico ama a dismisura il crimine. Serie tv come Serial, Making a Murderer e The Keepers preparano un terreno fertile allo show Netflix, che indaga sulle origini delle tecniche di uccisione che oggi diamo per scontate. “Mentre giravo, ho scoperto che tutti i miei amici erano informatissimi sull’argomento”, racconta Groff. “Amici che non ti aspetteresti essere interessati ai dettagli di come qualcuno abbia tagliato un corpo in pezzi piccolissimi o squarciato una gola.”

Minhunter

Groff ride, ma qui c’è una strana verità: un prestigioso dramma di fascia alta, come questo, fornisce un modo socialmente accettabile di esplorare il male. È un argomento duro, e Groff ammette che i casi erano spesso difficili da digerire.

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“Ho avuto difficoltà a farlo attraverso il libro”, dice. “Ho dovuto continuare a recitare, nonostante tutto. In fin dei conti, siamo degli attori. In quel momento stai interpretando un ruolo, quindi stai facendo finta, sai che non è vero. Ma poi entri nel camion del trucco, trovi una testa di donna insaguinata e dai di matto. Nonostante tutto, mi sono divertito molto.”

L’espressione “divertirsi” non si sente spesso quando si parla di Fincher. Il noto regista, che ha diretto, fra gli altri, The Social Network, The Girl with the Dragon Tattoo e Gone Girl, è noto per la sua natura meticolosa (per girare Fight Club ha usato più di 1.500 bobine – tre volte la media di Hollywood). Il protagonista di Zodiac, Jake Gyllenhaal, definì il registra “molto autoritario, un perfezionista”.

“Non c’è pretesa da parte sua” dice Groff su Fincher. “Sì, è meticoloso, e sì, a volte ripetiamo una scena decine di volte, ma è proprio perché vuole che quella scena sia eccellente. È incredibile.”

Mindhunter è uno show in cui Netflix ripone chiaramente la sua fiducia, ha già dato il via libera ad una seconda stagione prima ancora che la prima andasse in onda. Il progetto sembra porterà a Groff un ulteriore aumento della sua già fervente fanbase. Looking, la serie HBO di Andrew Haigh sulla vita degli uomini gay a San Francisco, è stata acclamata dalla critica e ha dato molta visiblità a Groff, ma ha avuto vita breve. Inoltre, il personaggio di Jonathan ha ricevuto diverse critiche: per alcuni non era abbastanza gay, per altri troppo gay, per altri ancora non abbastanza diversificato.

“Lo show sarebbe durato più a lungo se avessimo avuto un inizio più favorevole, ma la negatività iniziale è stata controproducente”, confessa.

Groff è una vera e propria rarità nell’ambiente dello spettacolo: un attore apertamente gay che lavora a Hollywood, ora protagonista di uno show di punta in un ruolo estremamente lineare. “Se ho avuto delle limitazioni lungo la mia strada a causa dell’essere gay, non me ne sono accorto”, dice. “Non ho mai avuto nessuno che mi dicesse no, non possiamo prenderti perché sei gay. È stato proprio il contrario. Il sesso è una parte fondamentale di Mindhunter e non ho avuto problemi a condividere le mie esperienze nel processo creativo. Ero molto fluido, libero e aperto. Essere una persona gay non ha influenzato niente, ma essere in grado di condividere la mia storia sessuale e personale come Jonathan sì. E questo è un processo fondamentale quando si crea un personaggio “.

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