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Mindhunter: Groff parla della scena finale e del suo amore per il telefilm

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Jonathan Groff è consapevole che verso la fine della prima stagione di Mindhunter il suo personaggio perde molta della simpatia che aveva suscitato all’inizio negli spettatori. L’agente dell’FBI Holden Ford inizia il telefilm di David Fincher come un eroe buono – “un ragazzo boyscout con una grande idea”, come Groff stesso lo definisce. Ma a mano a mano che la sua ricerca nelle menti dei serial killer comincia a decollare, il suo ego rapidamente aumenta.

“Holden si perde un po’ negli ultimi tre episodi”, ha confessato Groff quando Esquire ha parlato con lui il mese scorso. “Ma ho sentito che il suo percorso non era difficile da comprendere, perché potevo totalmente seguire quello che gli stava succedendo. La sua frustrazione con l’OPR, la sua frustrazione con i suoi colleghi, la sua frustrazione con la sua ragazza… tutto aveva senso.”

Il finale di stagione vede Holden intento a leccarsi le ferite dopo molteplici, anche ben meritati, rifiuti: dalla sua fidanzata Debbie (Hannah Gross), dal suo partner Bill (Holt McCallany) e potenzialmente dall’intero ufficio. E così, nelle scene davvero inquietanti dell’ultimo episodio, va in California per visitare Ed Kemper (Cameron Britton), il primo serial killer con cui abbia mai parlato, in un incontro che finisce per riportarlo con i piedi a terra in modo psicologicamente brutale.

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La scena finale con Kemper sembra un po’ una scena tra amanti…

Amo l’evoluzione della relazione tra Ed Kemper e Holden Ford, l’arco di questa stagione e il modo in cui gli scrittori hanno creato questa strana energia, alla fine è quasi come se Ed fosse un ex-amante abbandonato. Holden è completamente diverso nella scena finale con Ed rispetto alla sua prima scena con lui. In quella prima scena lo vediamo abbottonato, tirato, spaventato, e poi nella loro scena finale è come se forzatamente tornasse a visitare Ed perchè non ha nessuno altro nella sua vita a cui rivolgersi. È quel tipo di disperazione e bisogno che lo porta direttamente al cuore di tutto. Ed è quello che gli dà una bella svegliata.

Ricordo quando stavamo facendo le prove, e Joe Penhall diceva: “Che cosa succederebbe se Ed lo abbracciasse? Che cosa succederebbe se la fine della prima stagione fosse il serial killer che abbraccia il profiler?” “Non è un’immagine orribile?” Cameron è così incredibile, e quando ho letto la scena con lui per la prima volta, i capelli mi sono rizzati in testa. Quella scena finale è stata facile da recitare, perché è veramente terrificante.

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Credits: Netflix

I protagonisti di Mindhunter sono creati sulla base di personaggi realmente esistiti

Holden è parecchio diverso da John Douglas, ma Holt e John e io ci scambiamo numerose email. Sono partito leggendo il suo libro e lui è così aperto e sincero per quel che riguarda le sue esperienze personali. Parla molto dei danni emotivi e fisici causati dal parlare con i serial killer, ma ancor di più dal parlare con le vittime, e questo è un elemento molto importante dell’esperienza dei nostri personaggi.

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La storia del preside che faceva il solletico ai bambini è molto controversa

Vero? Dai! È così strano! Una delle cose che David ha detto e che mi ha veramente impressionato durante le prove è stato: sono solo interessato a discussioni dove entrambe le parti hanno ragione. Penso che la scena sia un esempio perfetto, perché [gli scrittori] sono stati molto attenti su quali personaggi avrebbero suscitato empatia e quali no, e credo che alcuni spettatori si schiereranno da una parte e altri dall’altra. Ma io sono con te, ovviamente, perché ho recitato come Holden e penso anche che la risposta sia facile: semplicemente smetti di farlo! Amo la complessità di quella telefonata, perché Holden non dice “sì, licenziatelo.” Dà il suo parere onesto senza chiedere loro di fare nulla. Compie questi passi audaci, ma sono anche completamente giustificati.

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Groff non era sicuro che la serie sarebbe piaciuta

Non sapevo se il pubblico avrebbe avuto la pazienza di seguire gente che semplicemente parla tutto il tempo. Credo completamente nello show e supproto totalmente la premessa di David che non voleva ci fossero grandi sequenze d’azione e che voleva concentrarsi soltanto su uno sguardo acuto nella mente dei serial killer e di chi li indaga. In un mondo in cui la TV deve essere così sensazionale per emergere, Mindhunter presenta semplicemente persone che parlano in delle stanze. Quindi mi hanno sorpreso le reazioni che ho sentito di persone che mi dicono “Sono assolutamente preso, non posso smettere di guardare!”, trovo totalmnte affascinante il fatto che una serie fatta di discussioni celebrali possa essere così interessante da farti mettere giù il telefono, perché non puoi digitare e intanto guardare Mindhunter. Devi dargli la tua completa attenzione. Il fatto che le persone siano disposte a mettere giù i loro telefoni e spegnere le luci nel loro appartamento e sedersi con questi personaggi e compiere questa immersione psicologica profonda, questo è emozionante.

Spesso le mie scene preferite sono quelle molto asettiche e cliniche, dove siamo con Wendy e Holden e Bill, e stiamo contestualizzando delle informazioni che abbiamo ricevuto dai serial killer. Stai osservando l’intera unità di scienza comportamentale che viene alla luce. Giriamo quelle scene e mi vengono le farfalle nello stomaco. Per esempio anche la semplice questione del finanziamento alla fine dell’episodio quattro è così emozionante! O il culmine del penultimo episodio dove discutiamo per via dell’OPR. Il modo in cui David ha creato questo materiale così psicologico e intellettuale e lo ha reso così emozionante e dinamico… è stata una rivelazione per me!

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