In sala

Maze Runner – La Rivelazione: quando l’amicizia è più forte di ogni muro – la recensione del film con Dylan O’Brien

Maze Runner – La Rivelazione
IMDb

Titolo: Maze Runner – La Rivelazione (originale: Maze Runner – The Death Cure)

Genere: fantascienza young adult

Anno: 2018

Durata: 2h 22m

Regia: Wes Ball

Sceneggiatura: T.S. Nowlin

Cast principale: Dylan O’Brien, Kaya Scodellaro, Thomas Brodie – Sangster, Aiden Gillen

Qualcuno ha detto che la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita. Sebbene questa massima sia divenuto popolare grazie ad un film di Hollywood, alle major piace avere un atteggiamento diametralmente opposto. Puntare sul cavallo sicuro e magari farlo anche correre dopo essere certi che ha già vinto altre gare. E quindi cosa meglio dell’episodio conclusivo di una trilogia il cui terzo episodio era atteso da molto tempo? Poteva mai fallire un film come Maze Runner – La Rivelazione?

Maze Runner - La Rivelazione

Andare sul sicuro ma provando ad essere diversi

Arrivato sugli schermi con oltre un anno di ritardo a causa del grave incidente occorso al protagonista, Maze Runner – La Rivelazione chiude una trilogia iniziata non a caso nel 2014 ossia nel pieno del primo decennio degli anni 2000 che ha visto approdare sugli schermi una serie di pellicole unite da un comune denominatore: l’essere saghe ambientate in una fantascienza distopica con protagonisti ragazzi poco più che adolescenti. Quelli che è ormai uso comune definire young adult, troppo grandi per essere considerati ancora ragazzini e troppo piccoli per dirsi adulti. Orfana di Harry Potter (il cui ultimo film andava in scena nel 2011), questa generazione cercava nuovi eroi a cui appassionarsi e la trovava nella Katniss di Hunger Games o nella Tris di Divergent. O, appunto, nei loro coetanei di Maze Runner.

Eppure, fin dall’inizio, la storia di Thomas e Theresa, Newt e Minho, Fry e Gally appariva subito diversa. Non perché mancassero gli elementi tipici del genere (il coraggio di andare contro un ordine oppressivo, l’adrenalina delle scene d’azione, il futuro apocalittico, le rivelazioni inattese, i tradimenti improvvisi, i sacrifici eroici), ma perché il focus era centrato su sentimenti diversi. Non più un amore da salvare o da cui trarre forza in una declinazione moderna che sostituisce il quieto due cuori una capanna con il più combattivo due cuori una battaglia. Perché in Maze Runner a contare più di tutto è soprattutto il noi inteso non come somma di due io, ma piuttosto come unione di più individualità che accettano di mettersi in secondo piano per il bene del gruppo. Per questo Thomas sfida i mostri del Labirinto nel primo film; Minho si batte in una missione suicida per non far arrestare i suoi amici nel secondo capitolo; Newt e Brenda si spingono fino alle mura di WCKD pur di recuperare l’amico prigioniero. Non è un caso che, sebbene Thomas sia l’indubbio protagonista principale della trilogia, gran parte dell’azione veda sempre coinvolti più ragazzi insieme. Perché a rendere Maze Runner diverso dagli altri young adult è proprio questo rifiutare l’esaltazione del singolo per celebrare l’importanza del gruppo.

LEGGI ANCHE: Dylan O’Brien: le 10 cose che non sapete sull’attore 

Maze Runner - La RivelazioneL’amicizia prima dell’amore

Questa bussola morale pervade l’intera trilogia, ma raggiunge il suo culmine in questo ultimo capitolo. L’intera storia raccontata in Maze Runner – La Rivelazione non avrebbe, infatti, ragion d’essere se non fosse per quel sentimento che anima Thomas e Newt, Fry e Brenda e che finisce per contagiare anche adulti freddamente razionali come Jorge e Vincent. È l’amicizia il faro che illumina le oscure strade che i ragazzi decidono di percorrere tra gli Spaccati sempre più numerosi e pericolosi e gli spietati membri di WCKD. Il tradimento di Teresa alla fine di Maze Runner – La Fuga sarebbe stato probabilmente l’occasione buona per intessere una trama scontata ma di sicuro successo che riportasse i due amanti verso una ritrovata unione. Ma seguire questa facile traiettoria avrebbe significato rinnegare l’essenza più profonda di Maze Runner. Avrebbe voluto dire consegnare all’amore quel primato che invece è sempre spettato all’amicizia.

Ed, invece, non è per ritrovare Teresa che Thomas lascia la sicurezza offertagli dai vittoriosi ribelli di Vincent, ma piuttosto perché è dietro quelle mastodontiche mura che è rinchiuso Minho. Non è per punire la traditrice Teresa che Newt accompagna Thomas, ma perché hanno iniziato insieme e finiranno insieme perché è questo che fanno gli amici veri. Potrebbe anche celarsi un sentimento più rosa dietro la determinazione di Brenda, ma è prima di tutto il desiderio di battersi per quelli che sono i suoi amici a convincerla a rinnegare la filosofia solipsistica di uno Jorge che si lascerà convincere dall’affetto quasi filiale che nutre per i ragazzi. Il capitolo finale di una qualsiasi trilogia è il momento in cui alle roboanti scene d’azione bisogna affiancare il senso ultimo di ciò che fino a quel momento si è raccontato. E Maze Runner – La Rivelazione questo compito svolge in maniera mai didascalica o pedante grazie alla rapidità delle scene d’azione, all’adrenalina degli scontri, ad alcune trovate ad alto tasso di spettacolarità (pur  chiedendo talvolta agli spettatori di chiudere più di un occhio sulla loro effettiva fattibilità reale).

Ma dietro questi pirotecnici fuochi d’artificio brilla più forte che mai la luce che ha animato questo atipico young adult: il voler mettere sempre l’amicizia prima dell’amore. Fino ad un finale dove saranno le parole di Newt a salutare il pubblico per l’ultima volta.

LEGGI ANCHE: Il Labirinto: La Recensione

Maze Runner - La Rivelazione

La dannosa inutilità di ogni muro

Maze Runner – La Rivelazione non esaurisce in questo iconico principio il messaggio che vuole comunicare al suo giovane pubblico di riferimento. Ma prova ad andare oltre mostrando quanto assurdo e controproducente sia il volersi rinchiudere dietro falsamente rassicuranti mura che dovrebbero isolare i sani dai malati, separare i sommersi dai salvati, difendere gli eletti dai reietti. Perché il male (metaforico prima ancora che fisico) non conosce barriere e la sua corsa non si lascia frenare da cemento e acciaio. Perché l’ingiustizia non muta la sua inaccettabile natura solo perché è protetta da barriere che ne nascondono il volto più crudele. Perché non si può pretendere che pochi godano di tutto lasciando il poco che resta a tutti quelli che alte mura provano a tenere lontani. Un messaggio non casuale in un’epoca che vede il presidente della nazione più importante e ricca del mondo farsi eleggere promettendo mura draconiane e politicanti vari sproloquiare di invasioni inesistenti per racimolare voti sulla paura di gente spaventata ad arte.

Maze Runner – La Rivelazione chiude il suo percorso consegnando messaggi diretti e semplici che arrivano al pubblico grazie ad un film che riesce a mantenere un ritmo frenetico senza inciampare in pesanti buchi logici o tempi morti. Merito anche di un cast che ha allevato una nuova generazione di attori che si candida a protagonista del prossimo futuro. Non è un caso che Dylan O’Brien, Kaya Scodellaro, Thomas Brodie – Sangster, Will Poulter siano sempre più presenti sul grande e piccolo schermo e l’averli avuti tutti insieme in Maze Runner è un non trascurabile bonus per questa trilogia.

Alla fine, per una volta, la solita avversione italica per la traduzione corretta dei titoli dei film d’oltre oceano ha prodotto un valore aggiunto. Piuttosto che il didascalico la cura della morte,  la scelta italiana la rivelazione rende meglio omaggio al senso di quest’ultimo Maze Runner. Che viene appunto a portarci una rivelazione: l’amicizia può venire prima dell’amore e superare ogni muro.

Maze Runner - La Rivelazione: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Riassunto

Un’ultima corsa per ribadire quanto l’amicizia possa superare ogni muro

Sending
User Review
3.5 (2 votes)
Comments
To Top