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Manhunt: Unabomber – 5 buoni motivi per recuperare la serie TV di Discovery Channel

Manhunt: Unabomber

Non è mai semplice scrivere un approfondimento per una serie TV incentrata su un serial killer, un signore della droga o ancora un rivoluzionario pronto a tutto pur di diffondere le sue idee. Trovare le giuste parole per commentare un simile show e soprattutto spiegare la motivazione che mi ha spinto ad amarlo è difficile, vista la delicatezza dei fatti raccontati, gli eventi realmente accaduti nella nostra società (e non in un universo parallelo immaginario come spesso accade con i telefilm), o ancora sapendo il tremendo dolore che queste persone hanno inflitto nel corso della loro vita prima di essere catturati dalle forze dell’ordine o uccisi in inseguimenti e regolamenti di conti.
Ma visto quanto mi abbia affascinato Manhunt: Unabomber, come l’abbia promosso in ufficio tra colleghi e amici, non posso non spendere qualche parola anche qui per parlarne, vista l’enorme ammirazione per la crew e il cast che hanno realizzato questa serie TV.

Creata da Andrew Sodroski (The Handmaid), Jim Clemente (Quantico, Criminal Minds) e Tony Gittelson (Veronica Mars), la miniserie Manhunt: Unabomber è incentrata sull’imponente caccia all’uomo organizzata dall’FBI per stanare Theodore John “Ted” Kaczynski, il matematico ed ex docente universitario statunitense che per quasi diciotto anni ha diffuso il terrore negli Stati Uniti, inviando pacchi esplosivi via posta provocando 3 morti e 23 feriti. Prima di riuscire ad identificare questo serial killer, l’FBI ha utilizzato il nome di UNABOM, pseudonimo tratto da “UNiversity” e “Airline BOMber”, frasi che identificavano i primi attacchi dell’uomo. Proprio partendo dal termine UNABOM, i mass media americani cominciarono a creare numerose varianti del termine sino a giungere a coniare il nickname di Unabomber con il quale è diventato, in poco tempo, famoso e temuto in tutto il mondo.

Paul Bettany (Avengers, Captain America: Civil War) è l’attore che in questa miniserie veste coraggiosamente i panni di Theodore John “Ted” Kaczynski. Al suo fianco nel cast troviamo Sam Worthington (Avatar) nei panni del profiler dell’FBI Jim ‘Fitz’ Fitzgerald che ha ricoperto un ruolo molto importante nella cattura di questo serial killer, Jane Lynch (Glee, Julie & Julia) nei panni della politica statunitense Janet Reno, Brian d’Arcy James (Tredici – 13 Reasons Why) nel ruolo del professore e psicologo Henry Murray, Chris Noth (Sex and the City) nei panni di Don Ackerman, colui che ha supervisionato la task force per catturare il serial killer e Jeremy Bobb (The Knick, Hostages) un subordinato di Don.

Composta da soli 7 episodi, Manhunt: Unabomber è una true-crime drama facile da recuperare e perfetto per una mini-maratona con amici e familiari. Non solo è ben fatto e molto dettagliato, ma è uno show che ti ipnotizza sin dal pilot, mantenendoti col fiato sospeso sino agli ultimi secondi dell’ultimo episodio. Proprio nell’ottica di convincervi a guardare Manhunt: Unabomber, ecco di seguito i miei cinque buoni motivi che spero vi spingeranno a recuperare questa fantastica serie TV attualmente disponibile sul servizio di streaming online Netflix.

5 buoni motivi per recuperare Manhunt: Unabomber

Il coraggio di Discovery Channel

Manhunt: Unabomber è il primo scripted drama di Discovery Channel e questo è per me un buon motivo per guardare lo show. In un periodo dove noi telespettatori siamo letteralmente immersi e forse anche “inseguiti e tartassati” dalla pubblicità di nuovi film, show e documentari, il canale televisivo internazionale statunitense ha deciso di accettare la sfida e inserirsi coraggiosamente in questa guerra alla conquista del telespettatore realizzando un true-crime drama.
Ebbene sì, non solo il network ha avuto il coraggio di affrontare le altre reti e aziende che stanno spopolando in questo settore, ma ha anche deciso per questo suo debutto di focalizzarsi sulla vita di un serial killer che ha diffuso per moltissimi anni il terrore in America, diventando una vera e propria spina nel fianco per l’FBI e il governo americano.

Ricordiamo che Discovery Channel fa parte di Discovery Communications, Inc., un’azienda americana che opera in tutto il mondo offrendo più di 140 canali tematici in 40 lingue diverse. Il suo core business non è mai stato lo scripted drama e le serie tv, ma i documentari dedicati alla natura, alla scienza popolare, alla tecnologia, alla storia e al travel & living. Da qualche anno si è affacciata al mondo dei reality show ma Manhunt: Unabomber è il primo esempio della rete americana di scripted drama.
Se questo è da considerarsi veramente “un primo test” per entrare in questo business, devo confessare che ora ci ho preso gusto e ho grandi aspettative per i prossimi scripted drama prodotti da questo canale.

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Paul Bettany

La storia personale di Ted Kaczynski

La storia di Ted Kaczynski è complicata e stratificata. Per anni l’FBI ha inseguito Unabomber senza riuscire in alcun modo a stanarlo, grazie alla sua incredibile intelligenza. Ma chi avrebbe mai pensato che dietro ad Unabomber vi fosse un prodigio della matematica, un essere umano entrato all’università a soli 16 anni per diplomarsi in uno degli atenei più famosi in America (Harvard), un detentore di master e Ph.D. in matematica con un quoziente intellettivo di 167? Chi avrebbe mai pensato che un genio simile potesse diffondere così tanto terrore per anni, con assoluta freddezza e meticolosità?

Sarà pur leggermente romanzata, ma la vita di quest’uomo riproposta nella serie tv mi ha fatto pensare che forse le sue ossessioni e il suo credo siano il frutto di una vita veramente sofferta e difficile. Vittima di bullismo e offese da bambino, l’università poteva e doveva essere il grande riscatto di Ted ma, secondo quanto raccontato dalla serie tv, uno studio sulla personalità al quale partecipò da giovane, durato diversi anni e tenuto dal Dr. Henry Murray, ne ha forse cambiato irreversibilmente il futuro.

Conoscevo la storia di Unabomber ma ero completamente all’oscuro di MKULTRA, il progetto del Dr. Henry Murray sponsorizzato dalla CIA al quale Ted Kaczynski ha partecipato ad Harvard. Starei qui molti minuti a dettagliarvi MKULTRA e l’angoscia che mi ha trasmesso l’episodio incentrato su questi esperimenti, ma non lo faccio per non svelarvi nulla nel caso voleste recuperare questa serie tv. Sappiate però che gli avvocati difensori di Ted Kaczynski attribuirono alcuni dei suoi problemi con la stabilità delle emozioni e con il controllo della sua mente proprio alla sua partecipazione a questo studio e anche Manhunt: Unabomber ha voluto sottolineare i trattamenti subiti dall’uomo per ricordare ai telespettatori che la mente di un essere umano, seppur straordinaria come quella di Ted prodigio sin da bambino, può essere manipolata e rovinata a causa di interventi esterni, che possono accadere anche in ambienti totalmente inaspettati.

“La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state un disastro per la razza umana. Esse hanno incrementato a dismisura l’aspettativa di vita di coloro che vivono in paesi “sviluppati” ma hanno destabilizzato la società, reso la vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni, diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni notevoli al mondo naturale. Il continuo sviluppo della tecnologia peggiorerà la situazione. Essa sicuramente sottometterà gli esseri umani a trattamenti sempre più abietti, infliggerà al mondo naturale danni sempre maggiori, porterà probabilmente a una maggiore disgregazione sociale e sofferenza psicologica e a incrementare la sofferenza fisica in paesi “sviluppati” – La società industriale e il suo futuro

Il credo di Ted Kaczynski

Sulla scia dell’entusiasmo per l’ottima realizzazione di questa miniserie ho deciso di approfondire maggiormente la vita di Ted Kaczynski e leggere La Società Industriale e il Suo Futuro, il documento di 35.000 parole da lui redatto che ha raccolto negli anni il suo credo.

Noto come La Pillola Rossa o anche come Il Manifesto di Unabomber, il documento venne pubblicato dal The New York Times e dal The Washington Post il 19 settembre 1995 su richiesta dello stesso autore. In alcune lettere inviate alla polizia, Ted Kaczynski dichiarò infatti che se il suo Manifesto fosse stato pubblicato inalterato da uno dei principali giornali o riviste del paese, egli avrebbe sospeso la sua attività terroristica. Dopo numerosi tentennamenti, il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti decise di procedere con la pubblicazione del documento nella speranza che qualcuno potesse riconoscere le dichiarazioni del serial killer e aiutare l’FBI a stanarlo.

La Società Industriale e il Suo Futuro è un documento ricco di dichiarazioni inerenti alla rivoluzione industriale e alle disastrose conseguenze, secondo l’autore, sulla razza umana. E’ un’opera di analisi anche psicologiche sui detentori del potere a seguito della rivoluzione industriale e sulle conseguenze psicologiche per la popolazione a causa di una vita vissuta in un sistema industrial-tecnologico. Vista come la morte della libertà umana, nel documento Ted Kaczynski incita gli uomini alla “rivoluzione contro la tecnologia”.

Come molti scrittori e studiosi della tecnologia e della cultura digitale hanno ripreso negli anni il Manifesto di Ted sentendosi molto vicini al suo punto di vista, devo ammettere che se si tralasciano le sue azioni folli e distruttive, alcune sue dichiarazioni e idee sulla tecnologia e la società moderna sono un utile confronto per riflettere su quel che ci sta accadendo in questi giorni.

Paul Bettany nei panni di Ted Kaczynski, nell’episodio 1.02

L’enigmatico, inquietante e straordinario Paul Bettany

La ragione principale, a mio avviso, per recuperare Manhunt: Unabomber è la partecipazione di Paul Bettany nei panni di Ted Kaczynski. L‘avevamo già affermato in occasione dell’intervista all’attore all’uscita di questa miniserie su Netflix: la performance di Paul Bettany è davvero straordinaria. E’ talmente bravo nel rappresentare le numerose sfaccettature di quest’uomo, nel raccontare l’angoscia che affligge la sua anima con l’approssimarsi di un futuro secondo lui distruttivo, che come telespettatrice non ho fatto altro che rimanere ammaliata da Paul Bettany. Avevo già adorato quest’attore in altre sue opere cinematografiche, ma con Manhunt: Unabomber posso tranquillamente affermare che si è aggiudicato il titolo come migliore attore di una serie tv del 2017.

Probabilmente anche altri attori avrebbero interpretato egregiamente questo personaggio visto l’ottima realizzazione della sceneggiatura e della miniserie stessa, ma Paul Bettany è semplicemente perfetto nei panni di Ted Kaczynski.

Il tenace profiler James ‘Jim’ R. Fitzgerald

Co-protagonista della serie tv è l’attore australiano Sam Worthington che in questa top 5 dei buoni motivi per recuperare Manhunt: Unabomber rientra a pieno titolo come una delle ragioni per vedere lo show.

Sottolineare la bravura e la bellezza di questo attore sarebbe banale, dunque mi soffermo a parare del personaggio da lui interpretato ovvero James ‘Jim’ R. Fitzgerald, il profiler dell’FBI della task force Unabomber nonchè l’unico linguista forense che sia mai stato impiegato dall’FBI nella caccia a un serial killer.

Come dichiarato in una recente intervista, Sam Worthington si è immerso nei libri, nelle interviste e nelle registrazioni audio del vero profiler dell’FBI per immedesimarsi in questo personaggio e devo esser sincera, ci è riuscito alla grande. In ogni scena dedicata allo studio delle lettere del serial killer, ho vissuto il desiderio, l’ansia, il coraggio di quest’uomo nel farsi avanti con i suoi superiori e argomentare le sue teorie. La forsennata ricerca di un’identità per Unabomber ha mostrato come questo giovane profiler, in fondo in fondo, fosse guidato dalla stessa volontà alla base delle azioni del serial killer da lui ricercato: esibire a tutto il mondo il proprio talento. Come l’uomo al quale dà la caccia, anche Fitz si sente incompreso, ed è per questo che ne intuisce per primo l’intelligenza ed è completamente disinteressato alle relazioni con gli altri o alle persone che lo circondano. Il suo unico obiettivo è catturare Unabomber e a sua tenacia lo porterà a raggiungere il suo scopo.

In soli 7 episodi Manhunt: Unabomber ci catapulta dunque in una delle cacce ai serial killer più famosi degli ultimi anni, mostrandoci due figure a confronto pronte a tutto pur di primeggiare e far valere il proprio credo. Due talenti guidati dalle stesse idee ma che negli anni hanno intrapreso due strade completamente diverse: una guidata dal bene, l’altra guidata dall’odio.

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