Cinema

Loro 2: la recensione della seconda parte del film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi

IMDb

Titolo: Loro 2

Genere: biografico

Anno: 2018

Durata: 1h 40m

Regia: Paolo Sorrentino

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello

Cast principale: Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen

Come già era successo per Il Divo e Andreotti, anche Loro era stato accompagnato dalla quasi rituale minaccia di cause legali contro Sorrentino da parte del potente di turno. Pericolo che era facile pronosticare come estremamente concreto essendo il protagonista un uomo troppo in vista e troppo orgoglioso per accettare un qualunque ritratto che sia anche poco meno che lusinghiero. E, invece, le strade diverse di Silvio Berlusconi e Paolo Sorrentino non si incroceranno in qualche aula di tribunale. Forse perché lo stesso ex Cavaliere si è reso conto che Loro 2 non è un film sul Berlusconi imprenditore con troppi punti interrogativi e cause pendenti, né sul Berlusconi politico tanto abile a guadagnarsi il consenso elettorale quanto a far vergognare di sé gli italiani all’estero. E, dopotutto, non è nemmeno un film che intende insistere più di tanto sul Berlusconi pecoreccio del bunga bunga e sulla boccaccesca corte di ragazze sempre troppo giovani e troppo disponibili. Perché Loro 2 è prima di tutto un film su Silvio. Cioè su un uomo, i suoi sogni e le sue sconfitte prima ancora che sulle sue sbrilluccicanti vittorie.

Loro 2
Il Berlusconi che tutti volevano vedere

Se il primo tempo di questa opera in due parti vedeva emergere principalmente gli esempi di Sergio e Santino quali didascalici esempi di quei loro di cui è stato popolato il ventennio berlusconiano, in Loro 2 Sorrentino cambia prospettiva e punta l’occhio di bue della sua camera su lui. Ma lo fa quasi capovolgendo fin da subito la prospettiva. Non a caso la figura a lungo evocata come una concupiscente divinità pagana capace di trasformare i sogni in realtà agendo oltre leggi che non possono legarlo, entra in scena mostrandosi insolitamente remissivo e in cerca di qualcuno che gli lanci una corda con cui tirarsi fuori dalle sabbie mobili di una sconfitta che mai avrebbe creduto possibile. La troverà in quell’Ennio Doris (significativamente interpretato dallo stesso Servillo) che è stato l’unico suo socio in affari capace di parlargli come se fossero allo stesso livello. In quell’Ennio Doris che gli ricorderà che, in fondo, Berlusconi è e sempre resterà un venditore. Anzi, il migliore venditore. Capace di vendere una casa inesistente ad una sconosciuta pescata a caso dall’elenco telefonico solo grazie alle sue affabulazioni.

Loro 2 ci mette un attimo a diventare quel che lo spettatore più superficiale si aspetterebbe: una corsa a perdifiato tra gli alti e bassi del Berlusconi pubblico con la compravendita dei senatori, il ritorno al governo, la scarsa considerazione se non il disprezzo evidente da parte degli altri leader europei, le Olgettine piazzate in tv nonostante le nulle capacità, le feste lascive vendute come cene eleganti, quel circo di nani e ballerine di cui Sergio e Kira e prima di lui Fabrizio erano gli organizzatori rapaci consapevoli della propria incapacità a raggiungere il successo in nessun altro modo. E per questo stesso motivo timorosi di finire fuori dal cono di luce in cui devono restare sempre in primo piano se non vogliono tornare nel nulla da cui sono venuti e a cui sono irrimediabilmente destinati.

La regia di Sorrentino e la sceneggiatura scritta con Umberto Contarello indugiano a lungo su questo Berlusconi ultra noto dilungandosi a volte in scene ottimamente coreografate, ma fastidiosamente viziate da un eccesso di ripetitività. Quasi che Sorrentino si sentisse in dovere di dare allo spettatore ciò che si aspettava.

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Loro 2
Il Silvio nascosto dietro Berlusconi

Se Loro 2 si esaurisse in questo ritratto esagerato di una corte adorante, finirebbe per essere dopotutto una ripetizione non richiesta di quanto già visto in Loro 1. Se ciò non avviene, è perché Sorrentino decide di mettere da parte la nuda realtà e dare libero sfogo alla sua sensibilità artistica. Di togliere Berlusconi dal centro della scena e metterci Silvio. Poco importa a questo punto quanto questo protagonista abbia in comune con il vero Silvio Berlusconi e quanto invece sia debitore ai personaggi interpretati da Michael Caine e Harvey Keitel in Youth. Loro 2 rivendica il diritto di ogni autore di raccontare la propria storia facendo della realtà solo il punto di partenza per un viaggio che porta dove il regista vuole.

E così, anticipata da certi sguardi improvvisamente seri durante le feste, da lunghi silenzi tra un party e l’altro, dal volto infastidito durante i dialoghi con i fidi Confalonieri e Spagnolo, nella seconda parte di Loro 2 a dominare è un uomo che sopra ogni cosa ama sentirsi vivo e che ha bisogno dell’eccesso per poter rimandare ancora e ancora il momento in cui dovrà riconoscere che è finita. Un uomo che può anche essere consapevole di quanto patetico sia il circo che ha messo in piedi, ma non può accettare di riconoscerlo neanche davanti a sé stesso. Un vincente che ha trionfato troppe volte per riconoscere che può anche perdere. Lo chansonnier che piaceva a tutti quando cantava sulle navi da crociera ed adesso vorrebbe soltanto continuare a piacere perché non concepisce altra vita che quella.

È per questo che Loro 2 non può che terminare poco dopo la richiesta di divorzio da parte della moglie. Perché in quel litigio violento Silvio vede rinfacciarsi la verità che ha sempre taciuto. Si rende conto della vacuità del suo impero e della meschinità delle sue illusioni. Si accorge di quanto l’uomo che è diventato sia, dopotutto, diverso da quello che sarebbe potuto essere. Che per vincere sempre ha accettato di perdere il sé stesso che aveva fatto innamorare Veronica. Che la sua luna di miele con gli italiani è stata pagata con il sacrificio di quella che era l’unica sincerità della sua vita.

Loro 2
Quel che resta della notte

Il redde rationem con Veronica segna l’acme di Loro 2 e, al tempo stesso, è il la ideale che apre quella disturbante cacofonia di schiamazzi fatta di altri festini, altri imbrogli, altre bugie, altre falsità che saranno il marchio caratteristico di quel clima da tardo impero che ammorba la fase finale degli ultimi anni berlusconiani. E non poteva che essere così per un uomo che patologicamente non può fermarsi a guardare ciò che è stato, ma deve sempre e comunque andare avanti in una corsa estenuante verso un domani imprecisato che sarà sempre irraggiungibile perché appena conquistato diventa già passato. E l’infastidito Silvio non è il dimesso Mike Bongiorno che è arrivato a fine carriera e placidamente si lascia vivere di ricordi. Perché la parola fine è l’unica che Silvio non scriverà mai.

Neanche davanti a un terremoto che devasta L’Aquila e diventa occasione per l’ennesimo spot elettorale, l’ulteriore dimostrazione di bravura dell’ineguagliabile venditore, la sabbia soffiata negli occhi dall’uomo dei sogni. Ma è appunto solo quello: una visione fasulla destinata a sciogliersi ai primi raggi del sole. Perché quel che resta della notte è una statua estratta dalle macerie che nella sua tragica semplicità dimostra di avere l’unica qualità che a Silvio è sempre mancata: è vera.

Loro 2 finisce con il silenzio stanco dei pompieri che si riposano sulle macerie de L’Aquila come a indicare metaforicamente che di tutto questo ventennio non resteranno né le feste malate di Sergio e Kira, né i tentativi inutili di Tamara e le pulsioni perverse di Santino, né un vulcano finto che erutta bugie. E neanche Silvio perché è stato fagocitato da Berlusconi. Resteranno solo loro. Quelli che hanno saputo andarsene prima che tutto degenerasse come Stella. Quelli che hanno subito le conseguenze di questi fallimenti restando vittime innocenti di una nazione che si è lasciata crollare. Quelli che sono rimasti in silenzio a fare il proprio lavoro. Quelli che sono stati semplicemente e unicamente veri. E, quindi, loro. Non lui.

Loro 2 - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Riassunto

La storia del Silvio privato dietro il Berlusconi pubblico e di come il primo non poteva che svanire per sempre fagocitato dal secondo

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