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Little Women: Piccole Donne secondo la BBC – Recensione della miniserie

Little Women

E’ sempre difficile avvicinarsi a mente sgombra ad un adattamento di un libro che si è letto tante volte e che è stato trasposto in un ottimo film – il Little Women con Wynona Rider nei panni di Jo – visto decine di volte. Nella mente si sovrappongono immagini e sentimenti che alla nuova visione suscitano un inevitabile confronto, un senso di aspettativa a volte appagato e a volte frustrato. Ognuno ha le sue parti preferite, i momenti assolutamente imperdibili, quei piccoli dettagli scolpiti nella memoria che rendono la storia magica per chi l’ha tanto amata.

Cercherò però di essere il più possibile imparziale nel giudicare questo Little Women e di fare del mio meglio per sottolineare quello che meglio ha funzionato rispetto a quello che poteva essere migliorato.

Il Cast

Partiamo da quello che è sicuramente il punto forte di questo adattamento. La scelta delle interpreti delle sorelle March, il tassello più importante per far funzionare questa storia, è ricaduta su delle attrici praticamente esordienti o comunque non molto conosciute, ma che convincono fin dai primissimi minuti quando ognuna di loro riesce a distinguersi per spirito e carattere.

E’ evidente che sia stata fatta una precisa scelta per quanto riguarda l’età delle ragazze, considerato che nel libro le sorelle March hanno rispettivamente 17, 15, 13 e 12 anni. La BBC ha puntato su attrici molto più adulte, contrasto che spicca particolarmente nella scelta di Amy, dove Kathryn Newton ha l’aspetto di una ragazza adulta. Scelta obbligata nell’evolversi della storia, che ha eliminato la necessità di trovare due attrici diverse per mostrare la crescita di Amy e che rendessero più credibile il suo avvicinarsi a Laurie nel finale. Il problema però di questa scelta è che le azioni che potevano appariresemplicemente irritanti, ma per lo meno comprensibili in una dodicenne, risultano doppiamente insopportabili in una ragazza ormai adulta. Se pensavate non fosse possibile rendere Amy più antipatica, bè, dovrete ricredervi. Senza nulla togliere all’impegno dell’attrice che nella situazione fa del suo meglio.

La Meg di Willa Fitzgerald è perfetta con tutta la sua dolcezza e grazia e la Beth di Annes Elwy fa una tenerezza infinita con quegli occhi grandi e tutte le sue lentiggini, mostrando una ragazza gracile e mite ma non priva di una luce brillante. Il casting di Jo era un altro tassello fondamentale per questo adattamento e la scelta di Maya Hawke (la figlia di Ethan Hawke e Uma Thurman), se in un primo momento forse non convince a pieno, con il procedere della storia conquista e dimostra di essere anch’essa ben fatta.

Emily Watson fa uno splendido lavoro nel creare una Marmee complessa e sfaccettata mentre resta un po’ una delusione il poco minutaggio dedicato a Angela Lansbury, con la sua Zia March che ricorda tanto la Lady Violet di Downton Abbey, e Michael Gambon che ha poco spazio per mettere in scena il, solo in apparenza, burbero Signor Laurence.

E forse il più deludente è Laurie che non ha moltissimo spazio per splendere e che resta comunque quasi sempre la spalla per Jo, senza riuscire ad emergere come personaggio.

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I cambiamenti di questo Little Women rispetto al libro

Un aspetto che è stato decisamente limato dalla sceneggiatrice Heidi Thomas è l’aspetto più religioso e morale del libro. Non si fa menzione de The Pilgrim’s Progress che appare costantemente nel libro come guida spirituale delle ragazze e il costante giudizio morale sui caratteri e sui difetti delle sorelle è quasi solo accennato. Molti riferimenti religiosi sono stati mantenuti come è giusto che sia, ma credo sia stata una buona scelta alleggerire quell’aspetto del libro che è quello più spesso criticato.

L’adattamento in tre episodi di ben due libri (Piccole Donne e Piccole Donne Crescono) ha richiesto un deciso taglio di forbici per quanto riguarda la sceneggiatura. Se le scene più iconiche del libro (come il manoscritto bruciato o l’incidente con le Limette) compaiono tutte, sono stati sacrificati tutti quei dettagli che poco servivano a far avanzare la storia. Il Circolo Pickwick è stato completamente rimosso, così come le ridicole rappresentazioni teatrali delle ragazze o la cassetta della posta tra i due giardini. Aspetti forse non fondamentali per la storia, ma che la arricchiscono decisamente dandole carattere e che servono soprattutto a rendere più graduale l’introduzione di Laurie (un ragazzo in un mondo di ragazze) che qui risulta alquanto affrettata e va a discapito del suo personaggio.


La regia di Little Women è curata, ma non colpisce particolarmente, tanto che forse inizia a risultare un po’ abusata la scelta di inquadrature di natura varia al sorgere o tramontare del sole, che ricordano molto la Anne di Netflix, dove, però, rappresentavano una scelta stilistica precisa. A volte sorprende la scelta della colonna sonora che si lancia in alcune scene in pezzi bluegrass, che, se anche ragionevoli, risultano a volte un filo troppo moderni e spigliati. I costumi e le ambientazioni interne sono curatissime, come ci si aspetterebbe sempre dalla BBC, mentre convincono meno gli esterni, piagati da un sacco di neve finta e da qualcosa che li rende non del tutto credibili o naturali (in fondo la serie è stata girata in Irlanda).

Quel che resta di questo Little Women è un buon prodotto, soprattutto da un punto di vista estetico, ma che in verità non mi ha conquistato al cento per cento, forse a causa del suo tentativo di marcare tutte le tappe fondamentali della storia, con il risultato di sembrare un po’ affrettato e caotico.
Un maggiore minutaggio avrebbe sicuramente giovato… ma non si dice forse sempre così davanti all’adattamento di un libro molto amato?

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