Cinema

Le nostre anime di notte: la recensione del film con Robert Redford e Jane Fonda su Netflix

le nostre anime di notte
Photo by Kerry Brown - © 2017 - Netflix

Titolo: Le nostre anime di notte (Our souls at night)

Genere: drammatico, sentimentale

Anno: 2017

Durata: 101 minuti

Regia: Ritesh Batra

Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber

Cast principale: Robert Redford, Jane Fonda, Matthias Schoenaerts, Judy Greer

Le nostre anime di notte è stato presentato fuori concorso alla 74ª Mostra cinematografica di Venezia ed è stato distribuito su Netflix dal 29 settembre 2017. Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo dell’autore Kent Haruf.

Ad attrarre i cinema-lovers, come la luce ultravioletta attira le falene, concorrono quattro fattori: Robert Redford, Jane Fonda, Ritesh Batra (regista dell’acclamato Lunchbox), il logo rosso di Netflix su sfondo bianco e quel semi-rullo di tamburi all’inizio del film.

Se i nomi di due attori legendari, e quello di un regista promettente non fossero abbastanza, ecco che arriva la piattaforma più amata dal pubblico a metterci letteralmente la firma.

Non è tutto oro quello che luccica

Le nostre anime di notte comincia con una serie di inquadrature che ci mostrano la ridente cittadina di Holt, Colorado, il posto più americano del mondo, in cui pare vivano solamente simpatici statunitensi un po’ attempati, che passano la vecchiaia a sparlare dei loro concittadini e godersi le gigantesche case che si sono guadagnati e non hanno nessun problema se non quello di essere vecchi e abbandonati da figli (perché cresciuti e ubicati in luoghi più vivaci) e consorti (perché già andati in pace).

In una di queste belle grandi case color pastello vive Louis (Robert Redford), un ex-professore che non si spreca nemmeno a cucinarsi una cena decente e preferisce riscaldare cibo precotto nel microonde, mentre guarda un interessante programma in tv nell’altrimenti completo silenzio del suo salotto.

La sua quieta depressione viene interrotta da Addie (Jane Fonda), che bussa alla sua porta per fargli letteralmente una proposta indecente (solo che stavolta Robert Redford è quello a cui la proposta viene fatta): “Che ne dici se qualche volta vieni a casa mia e passiamo la notte insieme?“.

le nostre anime di notte

Photo by Kerry Brown – © 2017 – Netflix

Si, avete sentito bene. Contestualizziamo: noi non sappiamo nulla di Louis ed Addie, tutto quello che abbiamo visto fino ad ora sono le strade di Holt e la casa di Louis, dunque la nostra espressione è almeno tanto smarrita quanto quella di Louis stesso che rimane basito e se ne esce con un “Posso pensarci su?”.

Dopo quelli che sarebbero cinque minuti reali (trenta secondi nel film), Louis si ritrova tra le lenzuola di Addie e i due si dedicano a quello che tutti si aspettano: delle simpatiche pillow talk (le cosiddette confidenze tra amanti fatte in intimità o a letto) che per lo più includono la morte della figlia di lei, come lui ha rovinato il suo matrimonio e quanto male vada il rapporto con la figlia. Cose belle insomma.

In ogni caso lo ‘scandalo’ scuote la città, che finalmente ha qualcosa sui cui spettegolare, e Louis ed Addie vengono disturbati da domande inopportune e battutine da liceali. Questo è praticamente l’unico dramma del film, l’unico problema reale che hanno i due perfetti protagonisti, oltre ai rimpianti di ciò che potevano fare ma non hanno fatto.

La trama de Le nostre anime di notte si fa avvicente

Dopo due quarti di film sappiamo che Addie e Louis sono stati vicini di casa per anni, ma non hanno mai avuto nessun rapporto, finché Addie, sola e anziana, non ha pensato bene di selezionare proprio Louis per essere il suo compagno da notte e finalmente ridarle il sonno, che con la vecchiaia aveva perso.

Tutto molto romantico, ancora di più quando alla domanda legittima di Louis “perché io?” lei risponde “mi sembravi un brav’uomo”. Avesse detto “perché sei un bel pezzo di manzo” sarebbe stato più veritiero e almeno scappava pure una risata.

Ad allietare le vite scandalose di Addie e Louis è il piccolo Jamie (Iain Armitage, strepitoso in Big Little Lies – Piccole Grandi Bugie) figlio di Gene (Matthias Schoenaerts) il quale chiede a sua madre Addie di tenere il nipotino finché non riuscirà a risolvere i problemi con la moglie e a trovare un lavoro, dato che ha dovuto chiudere la propria attività. Visto che ogni personaggio sprizza positività e buone notizie da tutti i pori, ci pensa Jamie a portare un po’ di gioia a chi pare non ne abbia mai avuta una nella vita.

E’ cosi che Louis ed Addie riscoprono la bellezza della natura portando Jamie in campeggio, ritrovano l’importanza dello stare in compagnia comprando un cane, e nel frattempo trovano il tempo di innamorarsi, cosa completamente inaspettata.

Il finale de Le nostre anime di notte, che poteva salvare il salvabile, non fa che dare il colpo di grazia e dichiarare ai prossimi avventurieri che decideranno di guardare il film lasciate ogni speranza voi ch’entrate.

La verità è che sì, Robert Redford e Jane Fonda, alla loro incredibile età di rispettivamente 81 e 79 anni, sono pazzeschi, perfetti in ogni mossa, espressione, battuta. E ancora bellissimi, che qualunque attore sulla trentina dovrebbe sentirsi una ciofeca.

Netflix - Le nostre anime di notte

Photo by Kerry Brown – © 2017 – Netflix

La folgorante luce che queste due stelle emanano purtroppo non è abbastanza

In un film come Le nostre anime di notte basato sui dialoghi, una delle frasi più profonde non può essere ”ho sempre dato troppa importanza a quello che pensano gli altri’‘.

La fotografia è davvero impressionante, i colori sono vividi e caldi, la palette di rossi, marroni e gialli rende l’atmosfera luminosa e malinconica, come una coperta che ha cucito nostra nonna per tenerci caldi.

Ma lo stile patinato del budget netflixiano, nonostante sia sempre di qualità, poggia tutto il suo peso su una trama inesistente ed una sceneggiatura inconsistente.

Nessun dialogo lascia niente di memorabile a chi guarda, l’azione si trascina lenta e monotona, tenuta insieme da una colonna sonora che diventa quasi fastidiosa e deprimente dopo un’ora e 40 minuti ( una chitarra/mandolino che suona sempre le stesse note, rendendo ogni sequenza un episodio di Settimo Cielo). Infine non c’è nessuna soddisfazione nel finale, che ci fa rimpiangere di aver trascorso quasi due ore a sperare che accadesse qualcosa che non è accaduto.

Netflix, se vuoi fare un bel film, invece che pagare fior di quattrini due attori di prima classe che non hanno bisogno di visibilità, perché non dai una chance ad un paio di sceneggiatori sconosciuti ma di talento e lasci loro raccontare una storia che possiamo ricordare?

Concludo con un commento obbligato: Robert, Jane, qual è il vostro segreto ? Vi prego ditecelo.

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