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La La Land: La recensione del film con Emma Stone e Ryan Gosling a Venezia 73

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Titolo: La La Land

Genere: Musical, Comedy

Anno: 2016

Durata: 127′

Regia e sceneggiatura: Damien Chazelle

Cast Principale: Emma Stone, Ryan Gosling, J.K. Simmons, John Legend

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Ci hanno abituati a credere che la magia esista solo sul palcoscenico. Nella pellicola di Damien Chazelle La La Land, che sbarca a Venezia forte della conoscenza del pubblico di Whiplash, si parla di un differente tipo di magia, uno in cui non è necessario un sipario o un pubblico.

I personaggi di Emma Stone e Ryan Gosling sono due persone che vivono di sogni che ritengono irrealizzabili. Attrice in erba lei, amante del Jazz lui, le loro vite seguono un diverso spartito fino a quando non si incontrano e si conoscono. E’ il punto di svolta in cui, irrimediabilmente, le loro vite iniziano a battere all’unisono, trascinando dietro sogni, speranze e delusioni, e rendendole un’unica, complessa sceneggiatura, da recitare a ritmo di tromba, viola e pianoforte.

Un concerto di colori e di suoni che sfuma di realtà

Come in una favola moderna condita di sentimenti antichi, Seb (Ryan Gosling) e Mia (Emma Stone) vivono in una Los Angeles piena di promesse ma anche di delusioni. Per ragioni che vorremmo definire futili – ma che non lo sono affatto – come il denaro o la mancanza di coraggio, i due non riescono a inseguire i propri sogni. Tutto cambia nel momento in cui ballano al ritmo del tramonto, vicini come solo due sconosciuti potrebbero essere, e si conoscono senza pronunciare quasi parola, a metà tra la città che ancora dorme e l’altra che già si sta svegliando. Tutto cambia, tutto si capovolge.

L’ambientazione, che finge un ritorno agli anni ’90 ma radica forte le proprie fondamenta nella modernità, si muove tra contrasti. Colori vivaci, allegri e sprizzanti si contrappongono a chiaroscuri e coni di luce che mettono in risalto i protagonisti e le loro emozioni. In un paradosso sottile è la realtà il palcoscenico e il palcoscenico un sogno, privo di quella magia che invece caratterizza la quotidianità.

Emma Stone e Ryan Gosling hanno una chimica impossibile da fingere

la la landIndiscussi punti focali della pellicola, oltre alla musica e ai colori, sono i protagonisti.

Emma Stone ha una dolce malinconia che in più di una scena travolge lo spettatore con la propria sincerità e sfrontatezza. Ha poco della fragilità che dovrebbe essere tipica del suo sesso, sostituita da una feroce determinazione che emerge proprio e soprattutto grazie a Seb.

Un Sebastian, quello di Ryan Gosling, che, al contrario, della fragilità fa il suo biglietto da visita. Divertente ma anche sensibile, riesce a catturare lo spettatore con un solo sguardo. Senza contare che Ryan Gosling – un po’ più di Emma Stone, poverina – balla come se non avesse fatto altro nella vita! Una preparazione per il personaggio, la sua, che lascia poco spazio a controfigure e in cui ogni primo piano della tastiera e del pianoforte è sempre suo e suo soltanto.

Perché La La Land parla molto con parole che è impossibile pronunciare senza canticchiarne la melodia, sguardi e suoni che si susseguono e si rincorrono con insistenza fino a far innamorare anche il più scettico di una storia che, altrimenti, sarebbe un involucro vuoto.

Il corteggiamento non vede fiori ma passi di danza, e una storia d’amore è uno sceneggiato teatrale ma che di teatrale sembra avere poco. La comunicazione non verbale, che sia fatta di luce e ombra o di un semplice sguardo, colpisce dritto nel segno.

I fili della cinepresa mossi da un abile burattinaio

la la landTutto, naturalmente, possibile grazie all’abilità di un regista come Damien Chazelle. Nulla sarebbe possibile, figurarsi fattibile, senza lui dietro alla regia. E’ grazie a lui che la (sua) storia si incastra alla perfezione con le musiche di Justin Hurwitz, con i costumi di Mary Zophres e le coreografie (udite udite!) di Mandy Moore.

Non si possono poi semplicemente ignorare quei personaggi minori che, forse con troppa leggerezza, fanno capolino in una storia che non è la loro la loro diventa. John Legend e J.K. Simmons (alla seconda collaborazione con il regista) sono i perfetti side dish di una portata principale. John Legend, in particolare, al suo primo ruolo importante, se la cava egregiamente e non riesce, per quanto lo sforzo sia evidente, a rubare la scena all’attore di Le Idi di Marzo.

Un film per chi vuole tornare a credere nella magia

La La Land è un film d’altri tempi, che nella modernità di sogni e aspettative affoga in un romanticismo più che mai necessario. C’è ritmo, c’è passione, c’è sicurezza e c’è forza nei dialoghi proprio come negli sguardi. C’è un cast scelto con cura e c’è la chiara firma di un autore che non teme di sperimentare in un epoca fatta spesso di ripetizioni. C’è nostalgia ma, in una pellicola come questa, come potrebbe mai mancare? Senza contare un waltzer tra le nuvole che non emozionava tanto dai tempi di Moulin Rouge!.

Damien Chazelle affronta più temi e tutti con la stessa passione dei passi di danza che li accompagnano. Quanto si è disposti a dare per realizzare i propri sogni? Quanto a sacrificare per arrivare al successo?

Magistrale ritorno alla regia di Damien Chazelle e più che degna overture della 73ma Mostra d’arte cinematografica di Venezia che, con questo antipasto, promette di regalare tante e tante emozioni ancora.

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