Cinema

La forma della voce: la recensione del film di Naoko Yamada

La forma della voce
Nexo Animation

Genere: animazione, drammatico

Anno: 2016

Durata: 130 min.

Regia: Naoko Yamada

Sceneggiatura: Reiko Yoshida

Cast principale: Miyu Irino, Saori Hayami

La forma della voce è l’anime dell’anno in Giappone, dove ha conquistato pubblico e critica. Approdato sugli schermi di molti paesi ormai da mesi, è giunto in Italia grazie a Nexo Digital solo per due miseri giorni anche se forse doveva restarci molto di più.

Isolamento è un termine complesso, può indicare a livello tecnico la struttura che impedisce protegge un determinato oggetto o un’abitazione. Può essere un modello di prigionia, una scelta di vita, o anche uno stato mentale. Essere isolati però è una situazione molto frequente, che capita a tutti molto frequentemente, di solito si accompagna con la malinconia e una strana sensazione di freddo.

Vi siete mai trovati in una stanza piena di persone o a una cena o in una classe e nonostante il brusio costante della conversazione riuscivate a sentire il vostro respiro? Questa è la tipica situazione di isolamento e solitudine ed è di questo concetto che parla La forma della voce.

Un film caldo e luminoso sulle diversità

La forma della voce

Diretto da Naoko Yamada, il film è l’adattamento del manga A Silent Voice di Yoshitoki Ōima. Un successo cartaceo che ha conquistato il cuore di tutti pur essendo un manga scolastico/slice of life. La storia non è nuova e riprende molto lo schema già visto in Your Lie in April o Toradora o Chuu-2 Byou Demo Koi ga Shitai, un ragazzo fuori dagli schemi e con una famiglia un po’ scombinata incontra una ragazza strana e diversa dalle altre ma che sembra sempre sfuggirgli di mano. In questo caso la storia tra Ishida e Nishimiya comincia alle elementari ma si evolve tra i banchi del liceo, ed ha come particolarità la sordità della protagonista. In cosa si differenzia La forma della voce da molti altri anime scolastici giapponesi?

La forma della voce poteva giocare molte carte nel raccontare una disabilità importante come la sordità e invece scegli di concentrarsi prevalentemente sul protagonista maschile e sul suo disagio psicologico. Ed è qui che il film sale di livello, essendo capace di fare del racconto del diverso un qualcosa di amplio che abbraccia qualsiasi tipo di differenza e isolamento. Non poter sentire e non potersi esprimere con la voce sono solo il pretesto narrativo per raccontare quanto si può essere soli e quanto possiamo far sentire soli altre persone senza accorgercene. La forma della voce prende la piccola parte di ognuno di noi che almeno una volta nella vita si è sentita un piccolo granellino di sabbia su una spiaggia affollata e ne fa protagonisita del suo racconto.

Leggi anche: Your Name la Recensione del film di Makoto Shinkai

Quando il contenuto prevale sulla forma

La forma della voce

L’anime ha subito alcuni tagli per rientrare nelle due ore e spesso risente di una scarsa attenzione al ritmo generale. Inoltre la storia è troppo lunga e complessa per rientrare in un lungo metraggio e la questione dell’adattamento schiaccia un po’ la fruibilità del prodotto finale. A differenza di Your Name, pensato e creato come un film, La forma della voce alterna momenti intensi, divertenti, emozionanti e disarmanti a scene e dialoghi a tratti forse ripetitivi e simili. Nonostante questo è un film visivamente meraviglioso, luminoso e che scalda il cuore, non particolarmente originali i disegni dei personaggi femminili, ma gli sfondi, le luci e l’ambientazione generale è resa magnificamente.

Fin da subito si nota che quello che il la forma della voce vuole fare non è essere stupefacente, non è regalare panoramiche mozzafiato di Tokyo, o qualche adolescente con poteri sovrannaturali. La forma della voce è stato scritto e adattato per il cinema per non farci sentire soli ed è per questo che merita la visione di tutti, dai più piccoli ai più grandi. Uscire dalla sala e rivalutare le proprie amicizie, riflettere su quanto peso date ai rapporti, su quanto davvero guardate e conoscete le facce di chi vi sta intorno a questo serve la forma della voce. A chi invece è più fragile e un po’ come Ishida procede nella sua vita a testa bassa rimuginando su un passato fin troppo lontano, la forma della voce servirà come risveglio e trampolino di lancio verso la serenità.

Poco importa la non novità della storia, l’irrealtà di alcune scene e la standardizzazione dei protagonsiti, quando un film vuole raccontare il cuore e ci riesce, non merita altro che andare in sala (per ben più di due giorni).

Good Luck!

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