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Cinema

La Favorita – l’esagerazione che stordisce. La recensione del film

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Avrei preferito parlare di un film come La Favorita di Yorgos Lanthimos prima delle nomination. Oscar, Golden Globes: quando così tanti critici mettono i punti sulle “i” affermando che si tratta di un capolavoro, meritevole tra gli altri di una nomination come Miglior Film, viene da chiedersi perché, al contrario della stragrande maggioranza, a te il film non è piaciuto.

C’è, senza dubbio, da riconoscere a Lanthimos un utilizzo della cinepresa innovativo, un occhio attento al colore (praticamente inesistente) e alla luce (fredda e immovibile). Eppure poco altro riesce a colpire, a mio modestissimo avviso, oltre ad una recitazione eccellente e dei costumi, nella loro rigidità, innovativi.

Quello a cui Lanthimos punta è una pellicola in costume che strizzi l’occhio al movimento #MeToo. Lo fa con stile, con cinismo e con tecnica, ma senza toccare sul punto profondo dell’animo dello spettatore che possa fargli terminare la visione con un’espressione di puro stupore.

Una parte della storia inglese poco esplorata

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Credits: Fox Searchlight

La storia della pellicola La Favorita racconta un momento della storia inglese meno esplorato e conosciuto di una Elisabetta I o un Enrico VIII. Sviscera gli anni della senilità della Regina Anna (Olivia Colman), consorte del principe Giorgio di Danimarca e prima sovrana del Regno Unito in seguito all’unificazione di Inghilterra e Scozia grazie all’Atto di Unione del 1707.

Il quadro che la pellicola dipinge della regina è quello di una sovrana appesantita dagli anni e dalle tragedie, incapace di governare o pensare se non per le indicazioni – o, meglio ancora, ordinidella sua amante, Sarah Churchill (Rachel Weisz). In un gioco di potere già abbastanza teso, la guerra in Francia, i Thories e i Wigs, entra in scena un’ancora ingenua Abigail Masham (Emma Stone) per rimescolare nuovamente tutte le carte.

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L’intrigo di corte e il gioco di potere prende forma con contorni fumosi, un umorismo nero, tetro persino, in cui le tre donne non risparmiano colpi pur di ottenere ciò che desiderano. Si potrebbe pensare che si tratti di amore ma, in realtà, l’amore è forse uno dei temi che La Favorita evita accuratamente di toccare. Sfiorare forse si, ma c’è altro in primo piano. C’è l’invidia, l’avarizia, l’ingordigia, fisica e mentale. C’è desiderio e vendetta, in un connubio perfetto di lussuria e morte.

L’eccesso che fa male agli occhi

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Credits: Fox Searchlight

Quello che manca al film di Yorgos Lanthimos è quel pizzico di normalità e, perché no, conformismo. La sperimentazione nel cinema è ciò che più ci sprona a metterci in discussione, ciò che ci incuriosisce e spinge a farci delle domande. Eppure la rappresentazione della corte d’Inghilterra è talmente stravagante e irreale da sembrare un sogno o, ancor peggio, un’allucinazione. Il tentativo di potare su schermo il drama e l’animo umano si trasforma in una rappresentazione teatrale priva di qualsivoglia realismo.

Le scenografie sembrano un dipinto, gli interni che non siano le camere da letto ricordano set ricostruiti senza particolare attenzione in un hangar qualsiasi. Si salvano dallo scrutinio i costumi, che portano una tridimensionalità in un’altrimenti piatto affresco trecentesco. Ogni aspetto del film sembra essere deformato, con o senza la lente a fish-eye.

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Tre dee dello schermo: il triumvirato Colman-Weisz-Stone

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Credits: Fox Searchlight

Si salvano sicuramente da questa prigione di ostentazione le interpretazioni delle tre protagoniste. Se c’è una cosa che ad un film come La Favorita non può essere contestato quello è senz’altro l’aspetto recitativo. Olivia Colman è una regina praticamente trasparente, un fantasma di un’epoca che fu, schiacciata dalle responsabilità e insicurezze di una persona anziana, obesa, infelice.

La sua unica certezza nel mondo è l’amante, Sarah, e i suoi conigli, ciascuno per uno dei figli che ha portato in grembo ma perso, al parto o pochi mesi dopo la loro nascita. Dietro agli abiti esagerati e alle tonnellate di trucco ci sono evidenti problemi lasciati ad appassire come frutta al sole.

In una sfida che non risparmia colpi, invece, si sfidano in campo aperto Emma Stone e Rachel Weisz. Si tratta di attrici straordinarie, che non hanno bisogno di dimostrare quanto valgano, con o senza i voluminosi abiti settecenteschi e le acconciature alla Marie Antoinette. Eppure entrambe dimostrano, ancora una volta, di essere in grado di adattarsi anche al ruolo più difficile.

Per Emma Stone si tratta di una donzella un po’ strana e ancora ingenua, che si adegua passo dopo passo alle richieste ed intrighi della corte. Per Rachel Weisz, invece, si parla di una donna rigida, decisa, cinica e, perché no, un po’ stronza.

Una delusione velata da tante, troppe nomination

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Credits: Fox Searchlight

In conclusione, La Favorita non è una pellicola che consiglierei. Non si tratta di un film in costume piacevole, che riguarderesti volentieri. Al di là di una recitazione impeccabile, cos’altro lascia la pellicola di Yorgos Lanthimon allo spettatore? Eccesso, brutalità, carneficina. Non c’è bisogno di una battaglia con spade e cavalli per dar spettacolo di brutalità, basta guardare il modo in cui Sarah tratta la regina.

È dunque semplice capire perché il peso di tutte le nomination per La Favorita siano come un pugno allo stomaco. Non per le attrici protagoniste (meritevoli senz’altro di tutti i premi del mondo) ma per tutto il resto che, a mio avviso, non merita l’eccesso di lodi ricevute.

La Favorita
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.5

Summary

Film innovativo, con pregi tecnici e una recitazione da parte di un cast straordinario. Purtroppo, non fa “wow”!

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