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Il successo de L’Amica Geniale: Una nuova era per il mondo delle serie tv

l'amica geniale successo

Non troppo tempo fa, una collega ha scritto “forse nella televisione di oggi, rapita dal turbinio dei revival, remake e reboots manca il coraggio di prendere la strada più difficile.”. La sua riflessione si soffermava sul trend, stabilito intorno al 2016 ma oggi più attuale che mai, della serialità televisiva e come, nonostante il materiale non scarseggiasse, il pubblico preferisse crogiolarsi nei sogni di revival e reboot di serie tv ormai superate. Solo per poi restate sempre più delusi dal ritorno sul piccolo schermo di personaggi che avevano amato in gioventù.

Si, parlo di serie tv superate.

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Revival, reboot e remake – Il male della serialità virtuale e televisiva contemporanea

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Credits: Rai & HBO. L’Amica Geniale successo

Perché sono rari, rarissimi i casi in cui riportare sul piccolo schermo una serie tv può rivelarsi una mossa vincente. Se Will&Grace non può fare a meno di solleticare l’umorismo del pubblico, oggi come quasi vent’anni fa, non si può di certo dire lo stesso per Baywatch o Charmed, riportato in vita dalla The CW per uno share di quasi due milioni di spettatori, ma pur sempre un misero 0,3 di share. Per non parlare di X-Files.

Eccezion fatta per serie tv che hanno ancora qualcosa da raccontare, i reboot e remake sono una “fase” infelice della serialità televiva. Un effetto nostalgia che si è spinto troppo oltre e troppo in fretta.  Ecco perché, mentre la sfilza di revival e remake sta continuando a spopolare come se non ci fosse più fantasia a questo mondo – l’annuncio del remake di Beverly Hills: 90210 è solo l’ennesima prova del fatto che, a pensarci bene, sembra proprio che Hollywood abbia sbattuto la porta in faccia alla novità.

Il successo de L’Amica Geniale potrebbe cambiare tutto

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Credits: Rai & HBO. L’Amica Geniale successo

Ma poi è arrivato quel momento che mi ha fatto riflettere, in cui la meraviglia era tanta da rendere la rabbia ancor più forte, maggiore se possibile di quella che già sentivo nei confronti di emittenti televisive apatiche e sciatte, buone a dissotterrare personaggi e storie senza prestare attenzione al presente, al futuro.

L’Amica Geniale ha registrato, in Italia, un 33,1% di share nella sua puntata finale, andata in onda il 17 dicembre su Rai1. Più di sei milioni e mezzo di telespettatori. Ci sarebbero tante ragioni per rendere questo dato discutibile, non per ultime quelle sociali e geografiche. In America la HBO, che ha co-prodotto la serie tv con Rai e TimVision, ha registrato uno share del 0,05% per la serie tv, che tuttavia andava in onda contro un affermato The Walking Dead. Il sito Rotten Tomatoes ha uno score del 96% di “fresh” per la produzione di Saverio Costanzo. Un successo, senza se e senza ma.

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Difficile, complesso e, dicevano alcuni, persino impossibile catturare l’essenza del racconto di Elena Ferrante. Solo quattro libri ma centinaia di fili invisibili che univano le storie di Lenù e di Lila. L’essenza di un’amicizia scolpita delle parole. Eppure l’hanno dimostrato i numeri e, come già detto nella recensione della prima stagione, anche la chiarezza narrativa, che non si è sbilanciata nemmeno nei momenti più insidiosi del racconto.

Il successo in Italia della serie tv è importantissimo

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Credits: Rai & HBO. L’Amica Geniale successo

Perché il successo in Italia è significativo? Partiamo dal presupposto che giudicare una serie tv prodotta con il budget della HBO (mai sentito parlare di Game of Thrones?) significa già tenere conto di una produzione internazionale. Il pubblico più critico non può che essere quello a cui la storia sta più a cuore. Come non può stare a cuore all’Italia la Napoli del dopoguerra?

Con la Rai siamo stati abituati a sceneggiati storici – sempre meno negli ultimi anni, per lasciare spazio a una tv sperimentale che non poche volte è riuscita nel difficile intento di essere gradevole e al contempo progressiva. Ma sceneggiati storici ce ne sono stati, così come certamente ce ne saranno ancora prossimamente. Ma erano produzioni “in casa”, che iniziavano e finivano all’interno dei confini nazionali o davanti al caffè con le amiche il sabato pomeriggio.

L’amica geniale è invece un orgoglioso che va oltre la mera Rai.

Si tratta di una serie tv per il mondo, per l’internazionalità. Perché il napoletano con i sottotitoli non sarà poi il massimo per comprendere tutte le sfumature di questa lingua ma la decisione di mantenere un dialetto per la messa in onda anche nei paesi anglofoni è segno di un rispetto e una devozione al racconto che non sempre il nazionalismo americano concede. Agli americani piacciono le cose facili, non vogliono leggere sottotitoli per una visione che possono facilmente seguire doppiata (considerato poi che producono tutto loro, il problema non si pone neppure). Ma con l’amica geniale no.

Il napoletano resta perché la storia si spegne e si svuota se il dialetto viene meno. Non rende. E lo capiscono anche i vertici della HBO, che sprovveduta non è di certo e non vorrebbe mai investire milioni per qualcosa che, poi, non avrà una resa maggiore. Doppia, triplicata.

Un (lungamente atteso) ritorno alla novità narrativa?

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Credits: Rai & HBO. L’Amica Geniale successo

Arriviamo finalmente al dunque. Tutti questi dati, queste informazioni apparentemente scollegate, cosa dimostrano? Per nostra fortuna dimostrano non soltanto la forza della serialità televisiva ma, prima di tutto, confermano che le serie tv non sono morte. Non ancora.

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Che i network si ostinino ancora a spolverare serie tv dalla fanbase affermata potrà anche far bene ai numeri e ai like su Instagram, ma c’è poco altro. Un remake resta un remake, un fare ex novo qualcosa di già visto; un revival non fa altro che riportare la scia di storie e attori sullo schermo nella speranza che possano ancora stupire, che abbiano qualcosa da raccontare. Ma non è così.

La tv e le serie tv del futuro dovrebbero essere una, dieci, cento L’amica geniale. Perché le storie da raccontare non sono finite. Se la fantasia viene meno, le mensole delle librerie non sono di certo vuote! Ci sono centinaia di storie, che siano all’interno della testa degli sceneggiatori o su carta, che non aspettano altro se non essere raccontate grazie ai mezzi audiovisivi. Con una libreria mentale e letteraria del calibro a disposizione della modernità, davvero dobbiamo arrenderci alla conclusione che sono solo i remake, i reboot e i revival il futuro della televisione?

Io dico di no. E sapete chi altro dice di no? I numeri di L’amica geniale.

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