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L’ amica geniale e meritarsi un successo annunciato – Recensione della prima stagione

L'amica geniale recensione
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Scegli una quadrilogia amata urbi et orbi (e stavolta veramente non è un modo di dire visto il successo mondiale dei romanzi di Elena Ferrante). La trasformi in una serie TV potendo contare sulle larghe spalle di mamma RAI e sul ricco forziere della HBO. Decidi di essere fedele al libro e per non sbagliare includi tra gli sceneggiatori l’autrice stessa. Cosa potrebbe andare storto? Come potrebbe non essere un successo sicuro? Ed, infatti, questo è stata L’amica geniale, la cui prima stagione si è appena conclusa con la certezza aprioristica di un rinnovo pluriennale. Non sempre successo però fa rima con merito. Non sempre, ma stavolta si. Ed anche con tanti altri sostantivi di lode.

L' amica geniale - Recensione della prima stagione

L’amica geniale recensione della prima stagione

L’amicizia che non doveva esserci ma non può finire

Per quanto ampio possa essere stato il numero di copie vendute, non si può certo assumere una corrispondenza uno a uno tra i lettori dei romanzi e la platea televisiva. E per questo L’amica Genialesi trovava di fronte ad una duplice sfida: soddisfare chi già conosce la storia e attrarre chi ne aveva solo sentito parlare (magari incuriosendosi per l’anonimato dell’autrice). Se riesce a trionfare su entrambe queste titaniche imprese è grazie alle sue protagoniste: Lila e Lenù.

L’amica geniale è la loro storia. La storia di un’amicizia che non doveva iniziare perché troppo diverse sono le due compagne di classe delle elementari, che non doveva continuare perché troppo distanti sono i loro modi di crescere, che non doveva diventare inseparabile perché più e più volte la prima sembrerà non accorgersi dei sentimenti più profondi della seconda. Che non potrà finire mai perché l’amicizia più vera non è quella tra uguali che restano insieme perché è facile camminare con lo stesso passo, ma quella tra opposti che si comprendono e capiscono nonostante i silenzi e vivono le loro vite differenti correndo o rallentando per essere certi che l’altro sia ancora accanto.

La presunzione fatale di chi non ci sta

La forza di L’amica geniale è indubbiamente la scrittura dei suoi protagonisti. E su queste è certamente Lila quella che più volte va a prendersi il centro della scena. E non solo perché è lì che Lenù la mette nel suo racconto a ritroso. Ma soprattutto perché è Lila a tessere le fila di una trama che si dipana intorno ad un suo unico desiderio primario: essere libera.

Lila semplicemente non ci sta. Non ci sta ad essere la bambina ubbidiente che rispetta l’autorità paterna o scolastica perché è così che deve essere. Non ci sta ad accettare di essere la bambolina con cui i maschi prepotenti possono giocare quando vogliono. Non ci sta a rinunciare alla cultura solo perché una società chiusa e retrograda ha deciso che ad una donna non serve  sapere altro che essere una moglie fedele e servizievole. Non ci sta a non essere, in una parola sola, geniale.

Perché cos’è dopotutto il genio? Nell’indimenticabile definizione del Perozzi in Amici miei, è “fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione”. Doti che abbondano in una Lila che ne è consapevole e che pertanto non rinuncia ad usarle per raggiungere il suo obiettivo: la libertà.  Di studiare, di crearsi una indipendenza, di rifiutare il classico buon partito, di scegliersi il marito. Eppure, anche la geniale Lila dovrà assaggiare infine l’amaro sapore della sconfitta perché la sicurezza in sé stessa è diventata la presunzione di chi ha vinto così tanto da dimenticare il significato della parola perdere.

L' amica geniale - Recensione della prima stagione

L’amica geniale recensione della prima stagione

L’insicurezza calma di chi resta a guardare

E se L’amica geniale non fosse l’irrefrenabile Lila, ma la più paziente e timida Lenù? Se l’occhio di bue puntato sulla irrequieta ragazza sempre pronta a combattere fosse stato un intelligente artificio per nascondere la verità su chi vada identificata con il titolo dell’opera?

D’altra parte, è la stessa Lila a chiamare così Lenù: “tu sei la mia amica geniale” le dice nel season – finale. E geniale Lenù, in fondo, lo è sempre stata anche se la sua timidezza silenziosa, la sua calma schiva, il suo restare indietro, il suo stupirsi di ogni mossa dell’amica avevano lasciato che di questa sua intelligenza si mostrasse solo la facciata più appariscente fatta di voti sempre al massimo e lodi sperticate di docenti e compagni di classe.

E, invece, anche Lenù come Lila e forse anche più di Lila è geniale. Perché resta a guardare per imparare. Perché intuisce da subito che seguire quella bambina riottosa sarà la strada più sicura su cui potrà camminare. Perché sa fantasticare di amori impossibili ed avvicinarsi ad essi attraverso passi incerti che le faranno fare la necessaria esperienza (che si tratti di fingere un fidanzato come Gino o lasciarsi amare da Antonio). Perché per prima capirà infine cosa intendeva la maestra Oliviero: che il futuro non può essere ancorato al passato e al presente del rione, ma deve essere lontano da quelle ancore che ti danno forza ma ti impediscono di viaggiare verso i porti a cui meriti di approdare.

La Napoli che era e quella che sarà

L’amica geniale è sicuramente Lila e Lenù. Ma non solo perché protagonista della storia è anche la Napoli degli anni Cinquanta in quella Italia appena uscita dalla guerra e che si apprestava a vivere quel boom che non dappertutto arrivò nello stesso momento e allo stesso modo. Non poteva, quindi, mancare questo terzo convitato nel sontuoso banchetto allestito dalla serie.

E non è un convitato di pietra. Non è un fondale immobile su cui far scorrere la storia né un luogo scelto per restituire immagini da cartolina. È la Napoli viva tanto perfettamente ricostruita quanto meravigliosamente anonima perché il rione in cui Lila e Lenù vivono non esiste ed esiste ovunque al tempo stesso. A dargli una vita preziosa sono le strade incerte dove le prime auto convivono con i carretti e i cavalli, il chiasso cacofonico di mille voci indistinte che parlano tutte insieme, i volti allegri e duri di chi gioiosamente ha poco ma di quel poco sa essere felice, la volontà acerba di chi vorrebbe cambiare le cose, i primi passi ostinati di chi vuole uscire dalla miseria, le prepotenze arroganti di quella che diventerà il cancro della città.

Sono Carmela e Ada, Antonio e Enzo, Pasquale e Nino, Stefano e Rino, Marcello e Michele. Personaggi che incarnano le anime diverse di una città che stava provando a rinascere e che potrà seguire mille strade che la poteranno a mille facce differenti che convivono nella Napoli di oggi divisa tra miseria e nobiltà.

L' amica geniale - Recensione della prima stagione

L’amica geniale recensione della prima stagione

Il trionfo meritato del made in Italy

L’ amica geniale è, infine, il fiore a lungo atteso che finalmente l’Italia può appuntare all’occhiello di un abito che ha faticosamente indossato. Perché al tavolo dei grandi della serialità televisiva il nostro paese troppo a lungo non era stato capace di sedersi perché poco o nulla aveva da offrire. Certo, casi sempre meno sporadici cominciavano ad apparire, ma erano dopotutto prodotti pensati in Italia per un pubblico italiano, ma già infarciti di ingredienti che sarebbero piaciuti all’estero come insegnano i casi di Gomorra e Suburra.

Invece, L’amica geniale è una serie pienamente italiana. Lo è nella maniacale cura artigianale alla scenografia e ai costumi, nella declinazione sicura di temi che non concedono nulla alla spettacolarità della TV a stelle e strisce, nella regia perfetta di un Saverio Costanzo che alza l’asticella della qualità seriale (con la chicca finale del matrimonio ripreso come se fosse un filmino amatoriale con tanto di pellicola rovinata), nella scelta di attori tutti italiani e ignoti al pubblico d’oltre oceano (se si eccettuano alcuni innesti da Gomorra in ruoli nettamente differenti).

Lo è soprattutto nell’idea (questa si davvero geniale) di affidare il ruolo di protagoniste a delle esordienti assolute che risultano essere le vette più alte raggiunte dalla serie con le meravigliose interpretazioni delle due bambine Ludovica Nasti e Elisa del Genio e delle giovanissime Margherita Mazzucco e Gaia Girace. Performance di un’intensità che raramente si vede anche in professionisti navigati e che qui si arricchiscono di una spontaneità ineguagliabile.

L’amica geniale doveva essere un successo e lo è stato. Ma quel che più conta non sono i numeri lusinghieri, ma la verità ultima: ha meritato di esserlo.

L' amica geniale - prima stagione
4.5
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