Knightfall

Knightfall: buona la prima! – Recensione episodio 1.01

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History

Non è facile essere gli eredi di Vikings e in casa History lo sanno bene. Con Knightfall hanno confezionato un prodotto che si propone di bissare il successo ottenuto dalla prima serie originale del canale e iniziano con un pilot tutto sommato convincente. La strada però è lunga.

Una premessa doverosa per tutti gli appassionati di storia: Knightfall è prima di tutto un prodotto televisivo e di puro intrattenimento; bisogna goderselo così com’è, senza prestare troppa attenzione a quello che i veri cavalieri templari avrebbero o non avrebbero fatto. Inutile stare a discutere della scena con i banditi: sarebbe andata diversamente perché nessuno, neanche verso la fine dell’Ordine, avrebbe voluto incrociare la spada con quei monaci guerrieri. Siamo in televisione e l’azione è essenziale. Anzi, qui ci sono solo elogi da fare: con una scelta di regia lodevole, nei primi minuti veniamo catapultati all’interno degli elmi dei guerrieri, nel bel mezzo di una battaglia. Più dentro di così non si può.
Senza contare il fatto che la vena fantasy sembra essere il cardine di questo show.

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Quel che è importante è che lo spirito dei Templari e l’impressione di essere nella loro epoca arrivi anche a noi, comodi nella nostra poltrona a oltre settecento anni di distanza. In quelle figure così complesse non brillava soltanto la fede, ma anche l’oscurità. Le loro radici, proprio come si sottolinea spesso in questa puntata pilota, si radicano sulla protezione dei pellegrini, cristiani o ebrei non fa differenza. Già questo basta a spiegare gran parte delle loro azioni in questo primo episodio.

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Erano, in fondo, esseri umani fatti di carne. Chi non poteva aspirare all’ideale del templare perfetto idealizzato da San Bernardo (ovvero quello che non faceva altro che pregare e combattere), sapeva di essere in peccato quando desiderava o compiva atti impuri. Landry dunque non deve sembrarci una banalizzazione della figura di un templare quando si ritrova a letto con una donna, oppure quando si adira con troppa facilità con i suoi compagni. Anzi, il suo rapporto con quella che si rivela essere la Regina Giovanna è, televisivamente parlando, il fulcro della vicenda. Possiamo solo supporre a cosa possa portare questo legame: probabilmente alla fine dell’Ordine.

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Perché pensare già questo dopo soltanto quaranta minuti di show? Perché il vero e proprio “villain” della serie qui non è tanto Filippo il Bello, ma De Nogaret. Il serpente che con i suoi consigli velenosi cerca di instillare odio nella mente del re: questa è l’idea che ci siamo fatti per ora di questo personaggio. Astuto e al servizio di oscuri scopi, il tuttofare del re ricorda per ora quei villain che abbiamo già visto in serie come The Musketeer il cui scopo principale era dare filo da torcere ai protagonisti, quei Templari di Parigi che dopo aver perso il Santo Graal cercano di trovare il loro senso in attività quotidiane che molto spesso sconfinano nel profano. Certo, bisognerà ora capire se la serie avrà un filo conduttore legato alla perdita della reliquia oppure se ogni puntata presenterà una situazione a sé stante, cosa che sicuramente impatterà poi sul giudizio definitivo.

Eppure la parte interessante è ancora tutta da scoprire: il Graal non è del tutto perduto. Anzi, è in Francia e siamo sicuri che ben presto diventerà l’oggetto più conteso e ambito del regno. La caccia è appena iniziata e dal pilot si prospetta una serie che difficilmente annoierà. Ai posteri l’ardua sentenza!

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