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Klondike: Recensione episodio 1.02 – PartTwo

“Basato su fatti veri”

Klondike è una serie di Discovery Channel, è il primo esperimento per questo canale, che ha fini educativi con i suoi programmi, di serialità. Questo dato è da tenere bene a mente, perché indica un modo diverso di vedere lo show, indica che quello l’osservatore sta guardando non è solamente intrattenimento, ma anche informazione e, appunto, conoscenza e per questo lo spettatore ha il diritto di porre in alto l’asticella delle aspettative, perché da un telefilm che inizia ogni suo episodio sottolineando che la storia narrata è basata su fatti accaduti, ti aspetti non solo l’aderenza alla realtà ma anche una verità narrativa diversa dal solito, perché obbligata ad aderire ai fatti.KLONDIKE A differenza di quanto avviene in Italia, dove siamo abituati alle “fiction” o “sceneggiati” (o chiamateli come volete) che raccontano, storie di personaggi del nostro paese o semplicemente periodi storici da noi vissuti, se ben ci pensate, negli USA questo tipo di prodotto non è proprio all’ordine del giorno, perché, fondamentalmente. la tv deve intrattenere e perché la verità storica è molto ostica da raccontare, quindi io da Klondike, mi aspettavo molto, mi aspettavo di vedere qualcosa di diverso dal solito e,  come avrete inteso, da questo panegirico iniziale, non sono stata soddisfatta. Perché questa serie, ha un’anima “documentaristica” che si impone di raccontare, la vera faccia dei pionieri e la vera odissea dei cercatori d’oro, ma ha anche una sorta di “lato oscuro” che ci propina ancora i soliti cliché da film western, che siamo un pochino stufi di vedere.

Cercando di esaminare meglio questa doppia anima di Klondike, in special modo nel secondo episodio, posso dire che sicuramente la faccenda delle lotte tra i vari cercatori per tutto, dagli stivali rubati ai morti, alle asciate per procurarsi la legna, sono molto interessanti, mi piace che la regia sottolinei più volte come lo Yukon, possegga gli uomini rendendoli bestie, ed eliminando la civilizzazione, come racconta Belinda a Bill; così come mi intriga moltissimo la trama “principale” dell’uccisione di Byron, che ha visto in questo episodio un ottimo sviluppo ed un colpo di scena finale,  devo dire inaspettato; un’altro aspetto, che sottolinea l’intento educativo e “discovery” di questo show, è la lotta tra Belinda e il Conte, che sarà per la bravura di Tim Roth, o per l’aspetto insolito della diatriba, ma è molto interessante, e questo perché si distanzia dalla trama centrale della ricerca dell’oro, pur trattando di un tema che ne è diretta conseguenza. Molto intelligente l’idea di trattare dell’edilizia in una cittadina di minatori appena costruita, perché è un’aspetto a cui nessuno pensa ma, appena ti viene presentato, riesce a catturarti per la sua originalità.52d849fe834a9.preview-620 Allora vi starete chiedendo, cosa è che non mi convince e non mi piace di Klondike, la risposta è semplice: “il già visto”. In questo episodio, assistiamo ad una serie di fatti che sono prevedibili, scontati e poco originali e che stridono fortemente con tutti i pregi da me elencati sopra: penso alla prostituta che da oggi all’indomani si converte a “Suora-infermiera” grazie a due paroline dette dal prete, senza farsi mancare il momento saffico con Belinda; penso anche alla faccenda degli indiani, che non solo sono un cliché per questo tipo di film ( e non mi dite che non si fanno i western senza indiani), ma vengono nuovamente presentati nella solita zuppa riscaldata degli amici della natura che odiano l’uomo bianco perché gli scava le miniere in casa, non che questo non sia vero o legittimo da ricordare, ma avrebbero potuto introdurre i nativi, magari facendoli interagire solo London, il che avrebbe reso anche la storia di quest’ultimo affascinante.

Poi, insomma, si è mai vista una tribù di indiani formata dai cinque-sei persone intorno al fuoco? Ma dove è la tribù? Dove sono le tende, gli animali, i rituali? E infine, quello che più temevo e che si è avverato proprio nell’episodio che sto recensendo: “l’inciucione” (termine che a Firenze utilizziamo per definire le storie d’amore): Belinda e Bill zuppi intorno al fuoco tanto per non farci sentire la mancanza dell’amore neanche nel freddo Yukon e, come se non bastasse, quando la damigella è in pericolo a causa del tifo  il nostro Re del Nord passa tutta la notte al suo capezzale; queste sono le cose che intendevo quando poche righe sopra ho scritto “già visto”, questa relazione sviluppatesi in due secondi, non serve a niente ed è inserita, palesemente per mantenere viva l’attenzione di chi sta guardando (che poi Madden in canottiera è sempre un bel vedere, si sa).

Klondike_pKlondike, rimane un buon esperimento per questo canale, abbastanza riuscito, ma che a mio parere, arrivati al secondo episodio su tre, si rivela poco coraggioso, e troppo influenzato dai prodotti del mercato telefilmico che lo circondano, ma che  comunque ci permette di ammirare Tim Roth nuovamente, conferma il talento di Madden che ogni volta dimostra come una bella faccia supportata dal talento è una faccia bellissima, perché in questo ruolo è molto bravo, e poi porta sul piccolo schermo Abbie Cornish, che io personalmente non ho apprezzato in Bright Star della Campion, e continuo a non apprezzare neanche qui, perché mi trasmette molto poco, ha un tono di voce monotono e un’espressività un po’ ridotta, però sono miei gusti personali.

Quindi, cari mangia-streaming è possibile fare una serie che racconti un pezzo di storia americana importante come la corsa all’oro? La risposta è si, Klondike ci riesce, ma solo in parte.

Good Luck!

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