Cinema

Into the Woods: la recensione

‘La fiaba è una narrazione originaria della tradizione popolare, caratterizzata da racconti medio-brevi e centrati su avvenimenti e personaggi fantastici coinvolti in storie con a volte un sottinteso intento formativo o di crescita morale.’

Recita così la prima frase di Wikipedia sotto la voce ‘Fiaba’. Quello che non dice è come il tradizionale concetto della storia popolare, con il passare del tempo, abbia assunto un significato completamente diverso da quello che avrebbe dovuto essere in origine. Le fiabe del focolare INTO THE WOODS(questo il nome perduto della raccolta) dei fratelli Grimm non sempre avevano una morale, non sempre erano piene di cuori, fiori e amore dal lieto fine: erano storie reali, autentiche, il cui scopo primario era l’intrattenimento. Al giorno d’oggi, purtroppo, una fiaba è sinonimo di fantasia, magia e, perché no, lieto fine. Into the Woods è una fiaba ‘non-fiaba’ – che è un po’ come dire che il cioccolato non è cioccolato, il rosso non è rosso e Natale è Pasqua – perché per noi  non esistono più le fiabe dei fratelli Grimm ma solo quelle a cui la Disney ci ha abituato fin da piccoli.

Into the Woods riunisce le trame di quattro famose fiabe per ragazzi: Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Raperonzolo, nonché Jack e il fagiolo magico. Lo fa con stile, non fraintendetemi, ma nel farlo perde piccoli pezzi per la strada, che inevitabilmente compromettono la buona riuscita complessiva della pellicola. Prima fra tutti la scelta del musical. I musical sono stati un grande successo negli ultimi anni, dal piccolo al grande schermo, ma con questo non bisogna dare per scontato che qualsiasi film ‘musical’ sia oro colato. Le canzoni devono, se non eccellere, avere un motivetto che prenda e resti in testa INTO THE WOODSmentre quello che si ascolta nel film di Rob Marshall è solo una serie di dialoghi cantati. Alcuni attori sono anche discretamente bravi come cantanti, tanto che la voce originale sembra quasi più gradevole del doppiaggio dei (pochi) dialoghi italiani. Quello che resta improponibile è l’accostamento di alcune ‘coreografie’ ai pezzi cantati: si, mi sto riferendo proprio alla serenata dei due principi, che sono ancora indecisa se sembrassero più due modelli di Calvin Klein in una pubblicità di biancheria (senza biancheria) o due buffoni di corte fin troppo di bell’aspetto.

La storia inizia in maniera piuttosto semplice, in cui quattro strade che non si sarebbero mai incrociate, finiscono tutte nello stesso punto (volete indovinare dove?) e si intersecano, causando reciproci guai nelle vite degli altri. Il fornaio e sua moglie, incapaci di concepire un figlio, scoprono di essere vittime di una maledizione, lanciata dalla strega loro vicina (Meryl Streep, divina sempre e comunque!), che potrà essere annullata solo dall’unione di quattro oggetti: una mucca Bianco-latte (appartenente a Jack), un mantello Rossosangue (Cappucetto Rosso), una scarpetta come l’oro INTO THE WOODS(Cenerentola, magari?) e infine dei capelli biondi come il granturco (Raperonzolo). Il loro compito sarà riunire questi quattro oggetti e quindi spezzare la maledizione. Vi lascio immaginare come vadano avanti le cose… no, letteralmente dovete immaginarle perché, e questa penso sia una pecca molto grande, il film non si perde in dettagli circa le fiabe ma tutto, o quasi, viene lasciato alla conoscenza che lo spettatore ha delle fiabe. Si vede Cenerentola scappare dal ballo, ma non il ballo; si vede Jack scendere dalla pianta di Fagiolo con l’oro ma nulla viene raccontato circa le sue avventure nella terra dei Giganti… le spiegazioni vengono fornite ma in maniera frammentaria e mai esauriente. Un bambino seduto accanto a me per tutto il film continuava a fare domande a sua madre circa i pezzi che non capiva, e come dargli torto? Un film che punta ad un pubblico di tutte le età non può dare per scontati certi dettagli e, invece, Into the Woods l’ha fatto.

Ad essere completamente sinceri, anche l’ambientazione è piuttosto dark e tutt’altro che da bollino verde. Non dico che ci si trovi in un film di into the woods_johnny deppTarantino, ma si oltrepassano anche i livelli di Tim Burton e di Alice in Wonderland  – che, a mio parere, erano già sul filo del rasoio per i più giovani. L’ambientazione dark, oscura e brutale della foresta non viene addolcita da nulla, né dalle canzoni né dai costumi – benchè singolari e accattivanti – e si presenta in tutta la sua malvagità, conducendo i protagonisti su vie oscure, vie del dubbio e dell’incertezza. Una scelta molto discutibile, per esempio, è la personificazione del Lupo Cattivo (Johnny Depp, c’è un ruolo che tu non sia adatto a fare?! Se sì, qual è?!). La canzone del Lupo e di Cappuccetto Rosso mette a disagio, perché forse comunica molto più di quanto in realtà si intendesse rappresentare: un uomo adulto che guarda famelico una bambina, da sola nel bosco, e cerca di trattenerla contro la sua volontà a fermarsi con lui… nel bosco. So che si tratta di un film e la scena null’altro è che un’allegoria ma, dopo aver guardato quella scena, ditemi che anche voi non percepite qualcosa che trascende la pura personificazione di una fiaba.

INTO THE WOODSD’accordo, direte voi, non c’è proprio nulla di bello in questo film? No, non ho detto questo. Il cast – uno dei principi a parte – è stato ben selezionato e ha saputo dimostrarlo, sia singolarmente che nell’ensemble complessivo. I costumi, come già detto prima, non avevano nulla da invidiare alle grandi pellicole in costume, benchè sfuggissero il tradizionale concetto di fiaba e sembrassero usciti, piuttosto, da una delle passerelle di Milano e Parigi, nella settimana della moda. Ultimo, ma non meno importante, l’originalità. So di aver detto che il film si presenta come una fiaba non-fiaba ma, con questo, non voglio dire che sia un azzardo completamente negativo. Arrivati alla fine del film si riesce a guardare ai personaggi come a persone reali, con debolezze e dubbi, tutt’altro che i perfetti principi e principesse che non hanno nulla a che vedere con la nostra realtà, tutt’altro che quelli a cui siamo abituati sulle pagine dei libri delle storie per bambini.

INTO THE WOODSInto the Woods è un film particolare, sia nel bene che nel male, che soddisfa limitatamente le aspettative e regala due (lunghissime) ore di canzoni poco orecchiabili, costumi bellissimi, personaggi interessanti e situazioni insolite, sia per al Disney che per film del genere. Vi consiglio di andarlo a vedere se siete curiosi, vi sconsiglio di avventurarvici se non siete fan dei musical o dei film troppo originali e, non per ultimo, vi sconsiglio di portarci bambini troppo piccoli (i subs italiani e le canzoni inglesi per il 70% del film non sono qualcosa che apprezzano, l’ha detto il piccolo seduto vicino a me urlandolo dopo il film alla madre esausta). Promosso si, ma con riserva e sicuramente con una sufficienza.

Angolo delle Osservazioni Random:

  • Quanto era perfetta Christine Baranski nei panni della Matrigna di Cenerentola? Forse era quella la sua vera vocazione, non quella dell’avvocato come in The Good Wife!
  • La performance dei due principi… imbarazzante è dire poco!
  • Johnny Depp e Meryl Streep dovrebbero essere delle specie protette dal WWF e venerati come divinità
  • Lucy Punch (una delle sorellastre) è la seconda volta che veste i panni di una delle sorellastre di Cenerentola (la prima è stata in ‘Cenerentola per Sempre’) quindici anni fa: altri ruoli non ne abbiamo?!
  • I Satellite Awards 2015 hanno premiato il cast del film come miglior ensemble: un motivo ci sarà!

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