Marvel's Inhumans

Inhumans e il troppo hype – Recensione degli episodi 1.01/1.02  

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Sarà banale dirlo, ma è innegabile che il marketing giochi un ruolo non secondario nel contribuire a stabilire il successo o meno di un qualunque prodotto. Non fanno eccezione le serie tv che, prima di affrontare l’insindacabile giudizio del pubblico, hanno un bisogno vitale di emergere dalla valanga dei titoli che quasi quotidianamente si riversa sul vasto, ma comunque limitato parterre degli spettatori. Ed è qui che una adeguata campagna promozionale (e quella di questo Inhumans ne è un esempio da manuale) interviene per creare quell’attesa mediatica che garantisce almeno l’attenzione degli appassionati.

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Problemi di hype per Inhumans

A questa regola non si può sottrarre neanche la tanto premiata Marvel che, d’altra parte, è maestra nel promuovere ogni sua minima produzione accompagnandola in carrozza al debutto nell’agone televisivo. Come ha fatto con questo Inhumans giocando la luccicante carta dell’IMAX e mandando in onda i primi due episodi della serie direttamente al cinema.

Creare hype sembra essere una delle specialità della Marvel. E tuttavia l’hype è un’arma a doppio taglio. Può creare una spasmodica curiosità di vedere un tanto atteso evento, ma anche aumentare la delusione e le critiche se non tutto va per il verso giusto. E, a dirla tutta, in questa premiere doppia di Inhumans sono davvero poche le cose che sono riuscite a muoversi sul binario giusto. Chi tanto in alto sale più fa rumore quando cade, recita un prudente motto. Monito che deve essere stato ignorato dalle parti della Casa delle Idee, dove forse non hanno prestato molta attenzione a cosa stavano mandando in scena per concentrarsi solo sul come farlo apparire attraente e imperdibile.

La precisione dei dettagli, la qualità delle immagini, il virtuosismo hi–tech delle riprese in IMAX possono essere un graditissimo in più, ma non possono essere un solo. Si dovrebbe poter commentare che Inhumans ha una storia appassionante con personaggi ben caratterizzati ed un cast con ottime doti attoriali ed in più è girata in IMAX. Invece, di Inhumans si ricorda solo che è la prima serie prodotta con la tecnologia IMAX. Troppo poco per meritare una promozione convinta e esempio illuminante di come l’ossessione per l’hype possa far perdere la bussola a produttori e autori e scontentare un pubblico a cui era stato promesso troppo più di quanto gli è stato infine dato.

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Dalla parte di chi?

Come era facilmente prevedibile e dopotutto anche condivisibile, la doppia premiere di Inhumans si fa carico di introdurre i personaggi principali e avviare quella che sarà probabilmente la storyline principale della stagione. Lo fa presentando la famiglia reale che governa la città di Attilan, abitata da esseri umanoidi con mutazioni genetiche varie che donano loro particolari poteri. Poteri che devono essere attivati attraverso una cerimonia che serve anche a rivelare chi ne è in possesso e chi, invece, è semplicemente un essere umano. Fin qui, tutto potrebbe anche avere un senso per quanto incoerente sia affermare che gli Inumani hanno un corredo genetico diverso e poi scoprire che la genetica funziona a caso visto che nella stessa famiglia ci possono essere persone con o senza queste desideratissime mutazioni.

Ciò che, però, è molto più difficile comprendere è il rigido sistema di caste per cui chi non ha poteri è automaticamente destinato a lavorare in miniera, mentre i fortunati mutanti sembrano essere destinati a posizioni di comando se non alla proverbiale bella vita. Non essendo stata fornita alcuna motivazione che renda accettabile questo schema, l’ingiustizia di una società dove premi e punizioni sembrano essere decisi in base ad un caso imperscrutabile e imprevedibile rende complicato accettare che quelli che dovrebbero essere i buoni siano favorevoli a quello che dovrebbe essere il tipico atteggiamento dei cattivi.

E si noti che l’uso di termini tanto semplici come buoni e cattivi in questa recensione non è segno di pigrizia mentale, ma un modo di sottolineare quanto semplicistico sia il modo in cui i due gruppi antagonisti vengono presentati. Così i buoni sono da subito ieratici e rispettati come Black Bolt, determinati e fedeli come Medusa, intelligenti e previdenti come Karnak, forti e coraggiosi come Gorgon, sorridenti e tenaci come Crystal. Al contrario, dei cattivi vediamo solo un Maximus da subito ambizioso e ingannatore, mentre il resto è un contorno di soldati senza nome dallo sguardo torvo, più l’immancabile ragazza di poche parole e molti fatti con il potere di guarire da ogni ferita quasi istantaneamente, messa lì per riempire le quote rosa, ma tosta che tanto sembrano indispensabili ultimamente.

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Tanto rumore per (quasi) nulla

Inhumans ha sicuramente delle innegabili cadute di stile che sfociano spesso nel ridicolo involontario. Succede con i capelli di Medusa che dovrebbero essere armi pericolose come i serpenti dell’omonima Gorgone, ma finiscono presto per essere una inguardabile parruccona rosso posticcio che invoca una rasatura a zero che costringe chi guarda a ringraziare il perfido Maximus. Allo stesso modo, l’impossibilità di Black Bolt di parlare, per evitare di scatenare il suo mortale potere (e ci sarebbe da discutere su come possa essere accettato come re chi ha ucciso i suoi genitori e non può comunicare i suoi ordini se non per interposta persona), lo trasforma immediatamente in una macchietta indesiderata che deve comunicare a gesti facendo troppo spesso la figura dello stupido. Colpa principalmente di Anson Mount che riesce nella poco lodevole impresa di mantenere per entrambi gli episodi la stessa espressione fissa di chi sta trattenendo il fiato per non sentire un cattivo odore in ascensore.

Come suggerito da qualcuno più bravo di chi scrive (alias la nostra Caterina), il principale difetto di Inhumans non è tuttavia quello di essere brutto, ma piuttosto di essere indifferente. La leggerezza dell’intrigo e la qualità altalenante della CGI portano la serie su un livello accettabile di puro intrattenimento che non scoraggia chi sia in cerca di un prodotto semplice da guardare come rilassante distrazione. Eppure, resta la sensazione che si sia fatto troppo rumore per nulla. Deludente, in tal senso, Iwan Rheon su cui erano riposte tutte le speranze di chi puntava sul fu Ramsay Bolton per vedere un nuovo villain indimenticabile. Ed, invece, anche il pur bravo attore gallese è costretto a limitarsi al compitino, perché di più la scrittura superficiale del suo personaggio non gli permette di fare.

Inhumans era una serie molto attesa sia per il battage pubblicitario che l’ha preceduta sia per la fiducia che normalmente si concede alla Marvel quando si parla di supereroi. E, invece, sembra proprio che bisognerà rassegnarsi all’idea che la montagna abbia partorito un topolino.

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