Cinema

Il ragazzo invisibile: la recensione del film di Gabriele Salvatores

Il ragazzo Invisibile

Titolo: Il ragazzo invisibile

Genere: commedia-fantascientifico

Anno: 2014

Durata: 100 minuti

Regia: Gabriele Salvatores

Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo

Cast principale: Ludovico Girardello,Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio,Noa Zatta

Nord-Est italiano, la bora che soffia sul porto, sulla città, sulle persone. Trieste, un’ aura di grigia melanconia che la protegge fino a isolarla.

Michele Silenzi ha poche certezze. L’età: 13 anni, lo status sociale: studente delle scuole medie. Figlio unico, ive in un ambiente borghesemente affidabile fatto di madre, casa grande ed elegante, colf, fumetti e manga q.b., amori platonici nati tra i banchi di scuola. In realtà, è un ragazzo sensibile e differente dei suoi coetanei, altamente menefreghisti, lavativi e burloni. Per questo, viene preso di mira da due compagni di classe che lo intimidiscono e spesso lo umiliano. Michele, come altri ragazzi recentemente scomparsi in zona, vorrebbe allontanarsi per un po’ ed essere lasciato in pace dalla madre gentilmente ossessiva, nonché vedova e poliziotta (interpretata da Valeria Golino), dai bulli, dalle compagne altezzose che lo evitano.

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La trama da questo punto prende due direzioni diverse ma comunque parallele e reciprocamente esaustive. Il giovane protagonista, interpretato magistralmente da Ludovico Girardello, si trova a dover gestire il sogno di ogni adolescente: l’invisibilità. Questa dote gli permetterà di prendersi delle piccole rivincite nei confronti di tutti quelli che lo avevano deriso e schernito.

Il tema del bullismo, il fulcro de Il ragazzo invisibile

Salvatores analizza il tema del bullismo senza indagare in modo giornalisticamente scorretto e scabrosamente “dursesco”. Utilizza questa problematica per innescare la fiamma che darà energia all’intero film. Un giovane orfano adolescente dotato di superpoteri nella fredda Trieste che cerca di riscattare se stesso e di salvare i coetanei scomparsi attraverso un’abilità speciale che gli permette di rendersi invisibile.

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I suoi super poteri non passano inosservati e ben presto di ritroverà i servizi segreti russi alle calcagna, i quali dopo aver preso il controllo sulla mente dello psicologo della scuola (interpretato da Fabrizio Bentivoglio), cercheranno di catturarlo e di riportalo nella sua terra natia: la madre Russia, luogo nel quale le radiazioni degli esperimenti della guerra fredda hanno provocato delle mutazioni genetiche su alcuni soggetti.

Il ragazzo invisibile oltre a portare una ventata di freschezza nelle amenità del cinema italiano mainstream, è un contenitore di diversi generi che non stonano. Da Spielberg a Kubrick in alcune scene, fino ad arrivare al fenomeno Kick-Ass. Un’idea di plot brillante e inusuale dove si spazia da un Bentivoglio inedito nei panni di una spia, che recita anche in russo, alla tenerezza di Valeria Golino che abbandona il ruolo consueto della donna lunatica e svampita per calarsi nei panni di una mamma moderna, forte e comprensiva nei confronti di un figlio adolescente/supereroe.

Il regista si cimenta nell’ardua sfida di dover rappresentare tratti peculiari del genere umano: l’indifferenza degli altri e la costante sensazione di inadeguatezza. Siamo tutti invisibili solo che nell’invisibilità totale cerchiamo, impauriti, di decifrarci reciprocamente e di inscatolare quelle poche informazioni, che siamo convinti di aver capito, etichettando gli altri e collocandoli ponderatamente in reparti precostituiti cosi’ da poterne usufruire agevolmente nei momenti di necessità. Come se volessimo creare il nostro personalissimo discount dei rapporti interpersonali.

Anche se a volte sembra che il mondo non riesca a vederci, non saremo mai invisibili a noi stessi.

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