Edizione 2017

Lucca C&G 2017: Intervista a Matteo Marino, co-autore di Il Mio Secondo Dizionario delle Serie Tv Cult

Il Mio Secondo Dizionario delle Serie Tv Cult

Uno di noi, Matteo Marino è uno di noi.

Un amante delle serie TV (o meglio un vero e proprio addicted) che non smetterebbe mai di parlare di Fringe, Downton Abbey o Twin Peaks.

Come condividere con il mondo questa sua passione? Insieme a un altro vero series lover – Claudio Gotti – hanno messo insieme gli anni passati davanti alla TV per scrive un dizionario: Il Mio Primo Dizionario delle Serie Tv Cult.

Dopo il successo del primo capitolo, i due guerrieri seriali hanno deciso di continuare e al Lucca Comics & Games 2017 è stato presentato Il Mio Secondo Dizionario delle Serie Tv Cult per la casa editrice Becco Giallo.

Scoprilo il dizionario: AmazonBecco Giallo

Il Mio Secondo Dizionario delle Serie Tv Cult

Il Mio Secondo Dizionario delle Serie Tv Cult percorre nuove strade e nuove serie non ancora raccontate nel primo libro.

Con il loro inconfondibile stile pop, hanno raccolto altre 24 serie che ci hanno cambiato la vita per sempre (o stanno per farlo). l Mio Secondo Dizionario delle Serie Tv Cult è una guida sentimentale composta da schede tutte nuove, tra curiosità, retroscena e interpretazioni inedite, per capire insieme di cosa parliamo quando parliamo di cult.

Grazie alle illustrazioni di Daniel Cuello e alle schede di Matteo MarinoClaudio Gotti, il dizionario contiene le serie: Beverly Hills, Black Mirror, Downton Abbey, Firefly, Fringe, The Good Wife, Homeland, House of Cards, How I Met Your Mother, The Killing, Looking, Una Mamma per Amica, I Promessi Sposi, Le Regole del Delitto Perfetto, Les Revenants, Scrubs, Sense8, Shameless, Sherlock, Stranger Things, Transparent, The Walking Dead, West Wing, Will & Grace.

Insomma tutte le nostre serie preferite!

Marino - Il mio secondo dizionario delle serie tv cult 2

Matteo Marino al Lucca C&G17

Come mancare all’appuntamento con Marino? Presenti al Lucca Comics and Games 2017 non potevamo che scambiare due chiacchiere con un vero amante delle serie TV.

Le serie uniscono. Al Lucca Comics incontri molte persone appassionate e questo è sempre molto emozionante. Che tu le voglia definire community o fanbase, devi fermarti a chiacchierare dell’ultimo episodio di How I Met Your Mother.

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Quando incontri le persone sembra che tu li conosca da una vita, è una cosa bellissima! Le serie TV sono molto social, e cerchiamo – nel libro – di mantenere questa sorta di complicità con il lettore, che rende le serie TV anche una cosa un po’ diversa dai fan di un film, per esempio.

Ci sono quelle battute e quelle cose che ti fanno riconoscere. Per esempio oggi ho incontrato alcuni ragazzi che hanno visto Firefly, di Joss Whedon, che poi ha fatto Buffy, una serie di molto più successo [di Firefly], e che poi ha fatto The Avengers, e trovare questa nicchia di appassionati e dirci cose su Firefly è stato molto emozionante.

Un dizionario sentimentale che ripercorre quasi 30 anni di televisione, ma come è cambiata la serialità?

Le differenze degli ultimi 20 anni: protagonisti e serialità

Twin Peaks è una sorta di sparti acque generazionale – è la prima serie che mi ha folgorato – è una serie contemporanea a Beverly Hills, è strano che abbia visto contemporaneamente, durante l’adolescenza due serie così diverse, oggi Beverly Hills sembra un po’ trash, però abbiamo considerato BH con gli occhi di ieri e di oggi, non me lo aspettavo ma mi sono divertito tantissimo a scrivere anche di Beverly Hills.

twin peaks

© 2017 – Showtime

Twin Peaks ha fatto capire – al pubblico e alla critica – che si potevano fare serie TV più complesse, che non andavano incontro al lettore in maniera pedissequa per paura di perdere spettatori ma alzavano l’asticella della qualità, della complessità e della concentrazione che dovevi avere, quindi alzava pure la qualità e il successo. Hanno scoperto che se tu ti fidavi del pubblico e non lo trattavi in maniera paternalistica le serie avevano successo.

Per esempio ER era un’altra di quelle serie che ti buttava in medias res, cioè non ti spiegavano i termini medici era come stare sul fronte di guerra e vedere tutto quello che succedeva, una serie che hanno fatto storia.

Come i Soprano, un protagonista di mezza età, un cattivo, un antieroe, diventando poi lo stampo per – citandone uno – Walter White.

Un’altra serie che trattiamo nel dizionario – The Good Wife – la protagonista è una donna di oltre 40 anni che dieci anni fa non avrebbe una serie come protagonista.

the good wife

I procedurali erano il trend anni Novanta, che oggi sono racchiuse in serie come CSI o Elementary, oggi superate o comunque concluse. Adesso non ci sono neanche le serie lunghe 22-25 episodi, ma più film di 10 ore che segue una trama continua.

La serialità si è trasformata: da episodio a episodio ma da stagione in stagione.

Scoprire i retroscena sono quello che appassionano il pubblico. Un esempio è che alcuni degli autori di Boris sono gli stessi di Don Matteo.

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I personaggi che ci fanno emozionare

Le serie che funzionano di più sono quelle che oltre ad avere una mitologia, una storia bella, ecc, sono quelle che ti prendono emotivamente i personaggi. I personaggi sono il cardine se tu azzecchi i personaggi e leghi l’evoluzione della storia alle loro storie personali crei qualcosa che rimane.

Un legame che ci conduce al fatidico “Un altro episodio poi vado a letto” – le 4 del mattino si raggiungono in un volo.

Se sei un appassionato di David Lynch, passa a dare un’occhiata all’altro progetto di Matteo Marino: davidlynch.it

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