Cinema

Icarus: 5 motivi per recuperare il documentario sul doping

icarus

L’estate è anche fatta per i grandi recuperi. Se durante l’anno tra il lavoro e lo studio siamo sempre di corsa e sommersi di impegni, le ferie e le vacanze sono un periodo perfetto per rilassarsi, lasciarsi andare e recuperare serie televisive o film che ci siamo tristemente persi nei mesi (e anche negli anni) precedenti. Ed ecco dunque che durante i miei pochi giorni di ferie a luglio ho deciso di recuperare Icarus, il documentario premio Oscar nel 2018 dedicato al doping nel mondo sportivo russo.

Avevo seguito le vicende in televisione e letto alcuni articoli, ma devo esser sincera che non mi ricordavo molto bene quanto il caso del doping di stato in Russia avesse scosso, in quegli anni, il mondo politico e sportivo…

Di cosa parla Icarus, il documentario di Bryan Fogel sul doping sportivo.

Doping, doping, doping. Questo è Icarus, il documentario che Bryan Fogel, regista e appassionato ciclista, ha deciso di realizzare nel 2017 su uno dei temi più delicati e controversi dello sport mondiale.

Bryan Fogel adora la bicicletta, adora pedalare e sfidare se stesso e gli altri per raggiungere l’ambita meta, ma il suo fisico non è all’altezza di altri sportivi professionisti. E quando il suo idolo di sempre, Lance Armstrong, ammette di aver fatto uso di doping nella sua carriera, il regista decide di rompere qualsiasi regola e mettere a disposizione il suo stesso corpo per indagare sui controlli anti-doping nel mondo sportivo. Come ha fatto Lance Armstrong a vincere l’impossibile dopandosi nel corso degli anni senza che nessuno lo scoprisse?

Bryan Fogel e Grigory Rodchenkov

E’ proprio mentre indaga sul doping che il regista Bryan Fogel conosce Grigory Rodchenkov, scienziato russo artefice del grande broglio russo nel mondo del doping. Tra telefonate, video chiamate su Skype ed e-mail, Bryan Fogel e Grigory Rodchenkov ci descrivono passo a passo l’intricato sistema russo per evitare le analisi sul doping e le relazioni che questo programma ha avuto con lo Stato e gli alti dirigenti del paese

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Perchè recuperare Icarus, il documentario-inchiesta sulla piaga del doping nello sport.

Icarus è indubbiamente un documentario che mi ha affascinata sin dal primo minuto e che per questo voglio consigliarvi per un bel recupero estivo. Ecco dunque i cinque buoni motivi che, a mio avviso, dovrebbero spingervi a recuperare Icarus.

Il coraggio di Bryan Fogel.

“Per anni mi son sempre incuriosito su questi farmaci, tanto da pensare ‘se avessi fatto uso di questi farmaci a 17, 18, 19 anni, a quest’ora sarei stato un atleta professionista?'” – Bryan Fogel

E’ fondamentalmente questa l’idea alla base del documentario “in stile Super Size Me” di Bryan Fogel. Il regista è sempre stato un appassionato di ciclismo, ha sempre corso ma i suoi risultati non sono mai stati brillanti. Alla Haute Route, una delle più prestigiose ciclo sportive a tappe per ciclisti amatori, il regista si è piazzato 14esimo su 440 partecipanti. Un grande risultato per un ciclista amatoriale ma una posizione troppo lontana dal podio o comunque dalla top 10. Ma senza doping e droghe questo è sempre stato il massimo che il suo corpo potesse sopportare e raggiungere.

Per questo l’atleta/regista decide di indagare sul doping e farlo in prima persona tramite un esperimento personale: l’uomo inizia a drogarsi con il solo scopo di migliorare la sua posizione alla Haute Route. Iniziare con il doping è semplice, ma per farlo bene è necessario un aiuto esterno. Uno scienziato dell’UCLA mette così Bryan Fogel in contatto con il dottor Grigory Rodchenkov, il capo del Centro antidoping di Mosca che tramite video call e chiamate gli pianifica un preciso programma di doping.

Avere il coraggio di raccontare il mondo del doping immergendosi in prima persona è a mio avviso una delle ragioni per recuperare questo documentario. L’idea di Bryan Fogel è eccezionale e terrificante allo stesso tempo, ma è stata indubbiamente la scelta perfetta che ha permesso allo spettatore di immedesimarsi nel regista rendendo la visione di Icarus avvincente sin dal primo minuto.

Il vero protagonista: Dr. Grigory Rodchenkov.

Icarus ha come voce narrante Bryan Fogel ma non è certo lui ad essere la figura di spicco di questo documentario. Il vero protagonista è indubbiamente il Dr. Grigory Rodchenkov, lo scienziato del centro anti-doping di Mosca che a poco a poco svela verità a dir poco scottanti sul mondo dello sport e del doping mondiale. E’ lui la figura più importante di Icarus. E’ lui il fulcro dell’intera trama e scena dopo scena lo spettatore se ne rende conto rimanendo letteralmente affascinato dal suo racconto.

Autoritario ed ironico allo stesso momento, Dr. Grigory Rodchenkov è l’uomo che svela in questo documentario il grande broglio mondiale del doping e lo fa raccontando con semplicità ogni singolo meccanismo dietro ai controlli medici, gettando parallelamente accuse e ombre su insospettabili dei vertici sportivi ma anche della politica locale e mondiale.

Icarus

La gravità, la leggerezza e la semplicità nell’uso del doping.

“Better to the ass” – Dr Grigory Rodchenkov

In questo documentario mi ha sconvolta non solo vedere, in prima persona, cosa comporta doparsi ovvero il ferreo regime richiesto agli atleti per doparsi, ma anche e forse soprattutto la leggerezza utilizzata dallo scienziato per far dopare Bryan Fogel.
Va bene vincere, arrivare primi, battere tutti in una competizione sportiva ma perchè arrivare a doparsi? Perchè giungere a seguire un regime così ferreo, pazzesco e doloroso per raggiungere le vette dei podi?

Questo non è più sport, non è più bravura atletica ma un immenso broglio. Seguire il training dopante di Bryan Fogel e i consigli minuziosi del Dr Rodchenkov che si definisce “I am mafia” è davvero devastante per qualsiasi appassionato di sport. E Icarus aiuta tristemente ad aprire gli occhi su un aspetto dello sport taciuto per anni ma che è oramai diventato forse l’aspetto principale di quest’ambito.

La politica nello sport.

Chi pensa che la politica non sia un elemento importante nel mondo dello sport si sbaglia di grosso. In poco più di due ore Icarus ci mostra come la politica sia un aspetto decisivo anche in questo ambiente.

Non solo dunque Icarus getta luce sulle ombre e profondità del doping mondiale ma ci sbatte in faccia un’altra triste verità: qualsiasi decisione anche in ambito sportivo è dettata da interessi più grandi che coinvolgono le politiche governative locali e internazionali.

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I riferimenti a George Orwell.

“During times of universal deceit, telling the truth becomes a revolutionary act” – George Orwell

Come ultimo buon motivo per recuperare Icarus cito lo scrittore, saggista, giornalista e attivista britannico George Orwell. Nelle due ore di racconto Dr Grigory Rodchenkov nomina 1984 di George Orwell e lo fa in diverse occasioni. Lo notiamo già dalla citazione iniziale del film che mostra come raccontare la verità anche nel mondo dello sport e del doping è un atto rivoluzionario perchè svela retroscena politici di un universo a molti sconosciuto ma talmente potente da cambiare le sorti mondiali dello sport.

I parallelismi tra la vita e la situazione del Dr Grigory Rodchenkov e quelli di Winston Smith, il protagonista del romanzo di fantascienza distopica scritto da George Orwell, sono innumerevoli e sempre presenti. Due personaggi tristemente intrappolati in un mondo di onnipresente sorveglianza governativa e manipolazione pubblica.

Il bipensiero orwelliano aiuta dunque il Dr Grigory Rodchenkov a raccontare lo scandalo del doping mondiale, per snocciolare quella verità tanto temuta e descrivere il luccichio di quel mondo rimanendo inconsciamente consapevole della sua falsità.

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