How to get away with Murder

How to Get Away with Murder: giustizia sociale e gruppi di supporto, recensione episodio 4.03 – It’s For the Greater Good

How to Get Away with Murder, episodio 4.03
spoilertv.com

Cosa pensereste se un giudice vi condannasse a 12 anni di carcere solo per il vostro aspetto? How to Get Away with Murder cerca di spiegarlo, e ci riesce molto bene.

It’s For the Greater Good, terzo episodio di questa stagione, si basa sulla giustizia sociale, quella atta a rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza della persona. Con il caso di Ben Carter, How to Get Away with Murder alza la voce in difesa di tutte quelle persone giudicate all’apparenza perchè troppo sporche all’esterno, quando chi li condanna è sporco dentro.

Annalise decide di rivolgersi ai difensori d’ufficio, lavorando sodo per aiutare clienti meno fortunati in modo da salvare la sua reputazione e risollevare il suo conto in banca. Passare dal privato a pubblico non è uno scherzo, ma Annalise sa quello che fa e sembra decisa a intraprendere questa strada.

Le viene affidato il caso di Ben Carter. Ben è un ragazzo completamente tatuato in faccia e dall’aria decisamente poco raccomandabile. È accusato dell’omicidio della sua ragazza Kymberly avvenuto qualche anno prima, ma in realtà si tratta di suicidio. In ballo c’è anche una figlia, Madison, una bella ragazzina dalla paternità dubbia. Tra mille ostacoli e impedimenti creati da una giuria prevenuta verso Ben, Annalise riesce a vincere anche questo processo. Ci riesce tramite un video imperdonabilmente trascurato  dal precedente avvocato di Ben, Virginia, colei che ha assunto Annalise. Nella vicenda, Bonnie, Nate e un confuso Oliver si muovono contro Annalise, senza guadagnarne niente.

La storia di Ben è molto connessa a quella della cliente della scorsa settimana, Jasmine Bromelle, che viene tragicamente trovata morta e riconosciuta da Annalise all’autopsia. Il senso di fallimento che pervade Annalise è tangibile e scatena in lei la voglia di giustizia di cui parlavamo prima. Ma purtroppo per avere giustizia sociale bisognerebbe partire dall’idea di uguaglianza sociale, troppo spesso dimenticata.

Vicino a Annalise si muovono sinuose nuove dinamiche tra i ragazzi e si creano e ricreano vecchi e nuovi gruppi.

Michaela è la stella più splendente degli ex Keaton 5. Il suo lavoro alla Caplan & Gold procede a gonfie vele, tanto che diventa la nuova campionessa dell’azienda nella sfida tra tirocinanti, guadagnandosi la stima di un’avvocatessa illustre. Peccato che Laurel la vessi continuamente, pregandola di diventare lo strumento interno per inchiodare suo padre (capo della Caplan & Gold) con l’omicidio di Wes.

How to Get Away with Murder, Connor Walsh

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Mentre Michaela vive una crisi di coscienza, Connor non si fa problemi a mollare l’università e a buttare tutti i suoi soldi in locali gay. Per questo motivo, Oliver organizza un curioso gruppo di supporto formato da Asher, Frank, Laurel e Michaela, senza ottenere l’effetto sperato. Connor, infatti, non sembra voler tornare sulla retta via. Ma saranno forse i suoi papà (sconosciuti fino ad ora e apparsi negli ultimi minuti) a fargli cambiare idea.

In tutto questo sembra che Laurel e Bonnie, nemiche ma stranamente complici, probabilmente finiranno per lavorare insieme nelle prossime puntate. Strano ma vero.

Restano a zero le interazioni tra Annalise e i ragazzi, tranne che per lo sporadico, gelido incontro nei bagni del tribunale tra Laurel e miss Keating. Intanto il flashforward ci mostra una Michaela insaguinata che, tra due mesi, piangerà la probabile morte del bambino di Laurel.

Linee decise e imprevedibili sono quelle tracciate da questa quarta stagione di How to Get Away With Murder, che molti definirebbero poco brillante. Ma dopotutto, la strada per il successo non è logica nè comoda. I nuovi scenari che si prospettano sono intriganti e totalmente nuovi, il carburante giusto per dare nuova linfa a questa serie. E io credo che ne uscirà qualcosa di veramente buono.

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