How to get away with Murder

How to Get Away with Murder: recensione dell’episodio 3.13 – It’s War

ABC

Tredicesimo episodio della terza stagione di How to Get Away with Murder. Dire che le trame si infittiscono è dire poco. La scena è così affollata e confusionaria che io stesso ho faticato a seguire le vicende di AK e compagnia. E forse è troppo.

Perché se si mischiano tante carte bisogna anche saperle ripescare dal mazzo, e non è questo il caso.

Nella puntata di oggi, Annalise esce di prigione e torna nel mondo dei vivi per consolare i suoi studenti, o meglio i suoi complici. Con la saggezza di una Madonna, afferma di fronte a Laurel, Michaela, Asher e Connor di non essere assolutamente la responsabile dell’omicidio di Wes. Ma solo due tra loro, Michaela e Asher, sembrano crederle.

Infatti se difenderla è impensabile per chiunque, scavalcarla e ostacolarla ulteriormente sembra essere il passatempo preferito di Connor. Coinvolgendo Oliver, il ragazzo chiede di controllare minuziosamente i contenuti della scheda del telefono di Annalise (di cui Oliver aveva fatto una copia la sera dell’omicidio), per trovare prove che la incastrino.

Anche Laurel, dal canto suo, lavora per contrastare Mamma Keating. Laurel, che in questa stagione ha sempre più un ruolo chiave, profondamente diverso da quello degli altri ragazzi. Assumendo un investigatore privato, Howard, la ragazza scopre un test del DNA effettuato dai Mahoney su Wes. Una prova che collegherebbe la famiglia di ricchi ereditieri del padre di Wes all’avvocato Rene Atwood, nemica giurata di Annalise.

È infatti alla Atwood che Annalise dichiara guerra aperta. Da qui il titolo dell’episodio, It’s War. Incastrata dalle solite trappole diaboliche di Annalise, Bonnie, Frank, Nate e compagnia, la Atwood viene accusata di aver spostato il cadavere di Wes (e sembra averlo fatto davvero) ed estromessa dal caso, anche a causa della sua relazione con Nate, ufficialmente scagionato.

Si viene inoltre a sapere che il corpo di Wes è stato cremato e questa potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se da un lato è impossibile confermare la colpevolezza di Annalise, dall’altro sarà altrettanto difficile dichiarare la sua innocenza, non essendoci un corpo su cui piangere.

Il punto è che, arrivati qui, è complicato capire quale sia il filo della storia. Soprattutto se vengono continuamente aggiunti colpi di scena, che buttano carne sul fuoco. Come se non bastasse la morte di Wes. Come se non fosse abbastanza la perdita del figlio di Annalise e Laurel incinta. Come se ci fosse chiarezza sui Mahoney, la Atwood, Nate, Frank o Bonnie.

Ora, ad arricchire il mucchio, Pete Nowalk ci dà un altro spunto inquietante.

Connor era a casa di Annalise la sera dell’incendio. Dopo essere stato con Thomas, ha ricevuto un messaggio in segreteria da Annalise. Lo ha ascoltato e nelle ore precedenti all’esplosione si è recato a Casa Keating. Il classico flashback verdognolo ce lo mostra chino sul corpo di Wes, nel tentativo di rianimarlo. Suppongo quindi che non sia lui l’assassino (forse), ma potrebbe essere la fonte anonima che ha incastrato Annalise, come sostenuto da Asher.


Se prima consideravo questa serie intrigante e coinvolgente come poche, ora trovo estremamente faticoso e stancante seguire le storie intorno al plot centrale. Le linee guida delle prime stagioni sono costantemente messe in discussione ed è impossibile tracciare un quadro preciso su qualsiasi situazione. Amo le trame fitte e ricche, ma da questo a confondere completamente lo spettatore il passo è breve. E se lo spettatore si sente estromesso, non ama seguire la storia.

Da considerare anche l’inverosimiglianza delle trame che vedono incredibilmente Annalise e la sua ciurma sempre discolpati. I crimini commessi cominciano a pesare.

Non fraintendetemi, adoro questa serie. La guarderei all’infinito e amo le sfide che lancia continuamente. Ma mi scoccia vedere lanciati castelli di carta e storie con fondamenta fragili.

La settimana prossima ci sarà il season finale e tutti i nodi dovrebbero venire al pettine, ma ovviamente non sarà così. L’aspettativa è alta e la tachicardia aumenta. Se in qualche modo uno dei protagonisti dovesse essere il killer di Wes, tutto il gioco cambierebbe. Il colpo di scena è dietro l’angolo e, si sa, da How to Get Away with Murder ce lo aspettiamo.

Nel buio, confusi, continuiamo a sbavare sui nostri protagonisti, desiderosi di risposte. Se poi le avremo, questo è tutto da vedere.

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