How to get away with Murder

How To Get Away With Murder: le bugie hanno le gambe corte – Recensione episodio 4.10

How to Get Away with Murder

How to get away with murder è la perfezione incarnatasi in una serie TV. E’ come quell’ultimo figlio che, nonostante sia arrivato tardi, lo ami come gli altri, perché lo desideravi tantissimo. E quindi, di conseguenza, diventa il tuo preferito. A niente valgono la vetustas di Grey’s Anatomy, la passione di Scaldal o la possibile ventata d’aria fresca che porterà l’attesissimo spin-off Station 19, How to get away with murder ha una marcia in più, inutile negarlo.

Il decimo capitolo di questa quarta stagione corrisponde alla seconda puntata dopo il mid-season invernale: digerito il turbinio di emozioni dello scorso episodio, a mente lucida e sangue freddo possiamo fare il punto della situazione assieme ai personaggi. Simon è ancora in vita e a quanto pare potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro, il ché potrebbe mettere in serio pericolo gli altri e la loro fallace versione della storia; il celeberrimo dubbio amletico dell’essere o non essere si è trasformato in un quesito meno esistenziale e più pratico, e cioè uccidere o non uccidere, che sembra essere poi, tra le altre cose, il tema principale che lega a sé come colla vinilica le quattro stagioni sino ad ora portate avanti. Si scherza, infatti, sulla possibilità di uccidere Simon per preservare la propria di vita, o al più una vita fuori le sbarre, eppure la leggerezza ed il sarcasmo veritiero con cui viene lanciata questa bomba ferisce l’ultimo arrivato, Oliver, che deve macinarne ancora di chilometri prima di poter arrivare al punto in cui Michaela, Asher, Laurel ed il suo fidanzato Connor sono adesso. Potremmo dire che l’Oliver di oggi è l’Asher di due stagioni fa, quando il personaggio era reputato talmente insignificante da non renderlo partecipe nemmeno dell’omicidio di Sam.

Mentre Oliver annaspa nei sensi di colpa, divenuti così grandi da spingerlo a fingersi il fidanzato di Simon per potersi accertare che il ragazzo stia bene, gli altri hanno ormai da tempo superato questa fase, ed in maniera razionale e logica cercano già di tirare le somme per chiudere alla meglio anche quest’altra situazione disperata. Michaela cerca di estorcere informazioni a Laurel riguardo il suo parto prematuro per accertarsi che non sia stato un tentativo di suicidio, ma ben presto viene a conoscenza della consapevolezza di Laurel di essere stata ferita, seppur accidentalmente, da Frank e riferisce tutto ad Annalise, per convincere anche lei che Laurel non avrebbe mai e poi mai fatto del male al suo bambino.

Anche Laurel gioca la carta della verità spudorata e si apre completamente allo psichiatra nel tentativo di poter essere dimessa e poter così concentrarsi sull’affidamento di suo figli, ancora senza nome, per altro. Le parole che si mischiano a lacrime che bruciano sono quelle di una mamma disperata alla quale, senza una motivata ragione, è stato sottratto suo figlio, divenuto, prima ancora di poter mettere piede al mondo, mera merce di scambio in una battaglia che dovrebbe essere chiamata per quello in cui, effettivamente si è trasformata, una faida familiare vera e propria.

How to Get Away with Murder

Infatti, se c’è una cosa che siamo riusciti ad imparare bene in questi quattro anni è che le bugie hanno decisamente le gambe corte, e non portano assolutamente da nessuna parte. Per quanto Frank si sia personalmente occupato di Dominick e del suo corpo esanime, non passerà molto prima che qualcuno ficcanasi alla ricerca della verità. C’è un buon detto antico che recitava: “Solo quello che non si fa, non si sa.” E quanto erano sagge le nostre nonne. C’è mai stato errore, delitto, omicidio, sotterfugio o persino piccola bugia, che non sia poi venuta presto a galla? Assolutamente no. Ed infatti il telefilm non parla di come nascondere i segreti, ma di come riuscire a cavarsela nonostante essi ci siano.

E proprio per rimanere in tema, alla fine dell’episodio scopriamo che anche la mamma di Laurel è coinvolta nella storia, forse molto di più del padre. Potrebbe essere lei l’attuale antagonista? Potrebbe essere stata partecipe della vicenda più di quanto potremmo immaginare? Lei e Wes si conoscevano? E’ lei ora a possedere l’hard disk con le informazioni sull’Antares? Sono veramente infiniti i possibili scenari che si celano dietro le porte chiuse di How to get away with murder.

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Nel frattempo lo show ci lascia anche qualche spunto di riflessione relativamente a situazioni molto più comuni di un omicidio preterintenzionale: finalmente Annalise e Bonnie si confrontano sulla loro relazione, anche se alla fine non riescono ad arrivare a nulla di fatto. Orgoglio e rabbia vengono messi da parte per lasciare spazio a dichiarazioni sincere e molto intime. Sembra che alla base del malfunzionamento della relazione ci sia una morbosità soffocante che le abbia portate ad un punto di rottura. E’ pur vero che il rapporto si è presentato complicato sin dall’inizio e per il carattere difficile di Annalise e per l’amore spassionato che Bonnie provava per Sam (sembra essere successo una vita fa), eppure, parere personale, credo che inserire la storia del sopruso in tribunale ai danni di Bonnie sia stato un calcare troppo la mano inutilmente. Questo scontro tra le due sembra averci portato tutti alla fine di un vicolo cieco. Non vedo diramazioni evolutive per questa story-line se non quella di una possibile relazione amorosa, ma a quanto pare, a detta di entrambe, sembrerebbe non essere così.

Nel frattempo aspettiamo pazienti (oppure no) il fatidico risveglio di Simon e la verità su Wes che temo potrebbe essere trasformato nel cattivo di turno che nessuno di noi s’aspettava.

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4.10 - Everything we did was for nothing
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