How to get away with Murder

How to Get Away with Murder e il crossover con Scandal, recensione episodio 4.13

Il momento è arrivato. La promessa dell’epico crossover tra How to Get Away with Murder e Scandal si è finalmente avverata e non ha deluso le aspettative. Sarebbe impossibile commentare passo passo tutti gli incredibili eventi avvenuti in questi minuti di visione ma si può dire con certezza che l’esperimento sia pienamente riuscito.

I mondi di How to Get Away with Murder e Scandal collidono in maniera controllata.

Il crossover inizia dalla puntata 7.12 di Scandal e si conclude nel tredicesimo episodio della quarta stagione di How to Get Away with Murder. Per chi se lo stesse chiedendo, non è necessario aver visto tutte le puntate e le stagioni di Scandal per capirici qualcosa. Il terreno è comune e l’argomento principe è condiviso dalle due serie, anzi è senza dubbio più vicino a How to Get Away with Murder.

Olivia Pope e Annalise Keating infatti si incontrano per l’azione collettiva, guidata proprio da Annalise, volta a dare un’assistenza legale dignitosa alle decine di querelanti, per lo più neri, ispanici o senzatetto, ingiustamente incarcerati e snobbati dalla legge per più di trent’anni.

Ovviamente la messa in pratica di un crossover del genere ha i suoi problemi tecnici.

Nell’universo di Scandal, Mellie Grant è l’attuale presidente degli Stati Uniti, e prima di lei lo è stato Fitzgerald Thomas Grant, personaggi ovviamente fittizi. In How to Get Away with Murder invece, si è accennato più di una volta alle personalità di Michelle e Barack Obama e ovviamente Trump.

Altro problema poteva essere quello riguardante Liza Weil, interprete fissa di Bonnie in How to Get Away with Murder, ma comparsa anche nella prima stagione di Scandal nel ruolo di Amanda Tanner. Questi ostacoli sono stati aggirati più o meno facilmente, omettendo l’esistenza dell’universo politico reale (si è fatto riferimento solo al mondo di Scandal) e evitando di far apparire la Weil nell’episodio di Scandal.

Solo due dei personaggi murderiani sono apparsi anche nella puntata di Scandal: Annalise e Michaela, così come due sono stati i personaggi traslati da Scandal a How to Get Away with Murder: Olivia e il suo assistente, il capo ufficio stampa Marcus Walker.

Personalmente ho seguito Scandal solo nella sua prima stagione. Non mi era dispiaciuto, ma non me la sono sentita di continuarlo. Non escludo un recuperone nei prossimi mesi. Comunque sia, lo show è alla sua ultima stagione e l’impressione che ho avuto (pur non conoscendo le trame attuali) è che non avesse più un granchè da raccontare. Questo crossover è stato forse un riempitivo per uno show stanco e un po’ fermo, accartocciato su sè stesso.

Il discorso vale anche per How to Get Away with Murder che, per dare spazio a quest’evento, ha lasciato quasi totalmente da parte tutte le sue storylines. Una delle poche cose che veniamo a sapere è che lo psicoterapeuta Isaac Roa è andato in overdose in un momento di sconforto e ora sta rischiando la vita in ospedale. Inoltre, sul finale dell’episodio, veniamo a sapere che Simon, sparatosi un colpo alla testa qualche settimana fa, si è svegliato dal coma.

Da notare, l’apporto di alcuni personaggi caratteristici delle due serie negli sviluppi della trama generale. Quinn, interpretata da Katie Lowes, è colei che aiuta Olivia a far arrivare il caso dell’azione collettiva alla Corte Suprema tirando fuori una storia di corruzione riguardante uno dei giudici controllori del caso.

Dopo aver attirato l’attenzione della Corte Suprema, Annalise e Olivia si preparano per un processo senza eguali. Rimaniamo a Washington D.C. e ci raggiunge la famiglia di How to Get Away with Murder: Connor, Oliver, Asher, Laurel, Nate e i genitori di Annalise. Il caso del padre di Nate è quello di apertura dell’azione collettiva e dà anche il nome all’episodio.

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Tra tutte le cose di questo crossover, spicca la magistrale interpretazione di Viola Davis nella sua arringa finale.

Il suo discorso sul razzismo, trattato e ritrattato nelle serie Shondaland evidentemente perchè molto a cuore a Shonda Rhimes, è incredibilmente emozionante e intenso, da brividi. Una scena da vedere e rivedere.

Dimenticabile ma divertente la parentesi tra Michaela e Marcus. I due, palesemente fatti l’una per l’altra, finiscono a letto insieme. Così simili e affini, gli assistenti principali delle due grandi donne della legge creano una storia molto bella. La storia non avrà probabilmente risvolti duraturi, ma creerà sicuramente incovenienti immediati, vista la presenza di Asher come fidanzato di Michaela.

Un crossover riuscito, non strettamente necessario ma riuscito. Probabilmente ideato principalmente per fan service o divertimento, gli episodi hanno saputo tirare fuori uno spessore emotivo inaspettato, anche se non eccezionale.

Aja Naomi King e Cornelius Smith Jr. si sono rivelate ottime spalle per le immense Viola Davis e Kerry Washington, così come Tony Goldwyn.

Un grande lavoro di organico intorno alle due protagoniste, vicine e lontane allo stesso tempo.

Olivia e Annalise sono due donne molto simili e molto diverse. Due donne nere, ma diverse anche in questo.

Olivia ha scelto di percorrere la strada del politically correct, diventando una stratega sopraffina. Relazioni pubbliche, interviste, e saper muovere le persone sono le sue specialità. Annalise è un avvocato rispettato che si è guadagnato tutto con sudore, proveniente da Memphis e ora dritta davanti alla Corte Suprema è molto sanguigna. La vita le ha unite, perchè entrambe forti.

Dopo la sua arringa, Annalise cita Connor nei ringraziamenti e non Michaela. Questo perchè lui era stato il primo a credere nel progetto, rimpiazzato poi da Michaela, giunta a questo solo per grande ambizione, accompagnata però da un’incredibile intelligenza. Le tensioni fra la coppia Connaela, molto amici nelle prime stagioni dello show, stanno esplodendo e presto tutti i nodi verranno al pettine.

Una digressione divertente, questo crossover tra How to Get Away with Murder e Scandal. Un’esperienza forte, da non ripetere, unica nel suo genere. Ciò che ci aspetta rimane lì, immutabile, ma forse per due ore lo abbiamo dimenticato distraendoci. Un bel lavoro, da apprezzare fino all’ultimo minuto.

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4.13 - Lahey V. Commonwealth of Pennsylvania
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