How to get away with Murder

How to get away with a murder: la (falsa) convinzione di poter andare avanti, recensione episodio 4.04

How to get away with a murder ci regala questa settimana un vero inno al potere delle donne. Sono loro, infatti, a guidare completamente l’intero episodio, nel quale invece gli uomini vengono raccontati brutalmente come insicuri, impossibilitati ad accettarsi ed incapaci di rimanere a galla nel mondo del lavoro.

Della gang dei 5 Keating, infatti, Asher, da quando lo studio legale di Annalise ha firmato la sua auto-condanna, è alla disperata ed inconcludente ricerca di un lavoro, mentre Connor è fermamente deciso ad abbandonare la scuola di legge ed il suo compagno Oliver è costretto ad un lavoro frustrante e non gratificante per poter mantenere entrambi.

Dall’altro lato, invece, si stagliano imponenti le figure di Michaela, divenuta ormai già l’asso nella manica della Caplan & Gold, Tegan, il suo capo e nuovo mentore, Laurel, che nonostante la gravidanza è riuscita a farsi assumere come tirocinante all’ufficio del Procuratore, Bonnie che sembra, almeno solo in superficie, aver ricominciato alla grande dopo la separazione ed ovviamente al timone delle donne cazzute lei, Annalise.

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Annalise non ha più niente

Annalise non ha più un marito, non ha più un figlio, uno studio, una fedelissima assistente, una carriera, ha dovuto persino rinunciare alle sue bottiglie di vodka e scotch. Annalise Keating non ha più niente, è solo una donna che, forzatamente sobria e povera senza averlo voluto, cerca di reingranare per poter ricominciare.

Una vita vuota e piatta può essere rimpolpata solo con un nuovo (benefico) scopo: l’obiettivo, ora, è arraffare letteralmente il posto di Virginia, il difensore d’ufficio la cui negligenza, a quanto pare, troppe volte è stata ingiustamente scontata da chi è stato processato senza la dovuta attenzione.

Che sia stato il corpo esanime della sua ex compagna di cella a convincerla o la vera e genuina necessità di poter far del bene, di sicuro le buone azioni a venire non riusciranno mai a cancellare quelle sbagliate compiute in passato, le cui conseguenze sono ormai indelebili sotto la pelle di molte persone. Il karma e l’universo non funzionano proprio così, eppure quando Annalise Keating mira ad una meta da raggiungere, raramente fallisce, anche o forse soprattutto nei periodi più duri da sostenere.

La meta lontana ma, al contempo stesso, tanto vicina, la si raggiunge superando tutti gli steps concatenati gli uni agli altri: per accedere ai files dei casi di Virginia sono necessari dei soldi, e niente è più facile per Annalise quanto guadagnare onestamente sfoderando la sua aggressività professionale che l’aveva incoronata a regina delle udienze nei tempi gloriosi che furono.

Torna in gioco come il jolly dell’episodio la rettrice della Middleton, ancora in disputa con il marito per il divorzio e l’affidamento dei figli. Dopo un po’ di alti e bassi usuali che ci illudono (anche se ormai ci siamo abituati) che Annalise è a tanto così da dover dichiarare sconfitta, dietro l’angolo l’illuminazione, la rivelazione, la soluzione che dipana il problema e porta all’ennesima (ma aspettatissima) vittoria legale. Con l’aiuto inaspettato di una Michaela ancora aggressiva e piena di rancore nei suoi confronti, Annalise riesce a trovare il magico cavillo che le consentirà di trionfare con eleganza, stile, dignità e rispettabilità.

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Laurel e Michaela, che squadra!

Nonostante il confronto tra Annalise e Michaela e l’aiuto reciproco che l’una fornisce all’altra, Michaela ormai fa coppia fissa con Laurel: il dynamic duo ha anch’esso un obiettivo, ovvero smascherare l’omicidio di Wes ad opera del padre di Laurel, obiettivo che se per Michaela è ancora un grosso e poco convincente punto interrogativo, che potrebbe anche mettere in gioco negativamente il suo lavoro, per Laurel è ormai diventato l’unico motivo di sopravvivenza.

Il personaggio di Laurel, per inciso, mi sembra essere quello meglio plasmato in questa quarta serie: mentre gli altri a spizzichi e mozzichi si convincono in svariati modi di poter e dover andare avanti dopo la morte di Wes, per Laurel, che porta in grembo un figlio che non potrà mai conoscere suo padre, il discorso è ovviamente diverso. Niente ha più importanza in confronto alla sete di giustizia e di vendetta, persino nei confronti del proprio padre. Nessun’azione è meritevole di troppi ripensamenti, perché niente davvero conta o ha il giusto peso ormai, come il “solo sesso” con Frank.

Alla fine di questo episodio di How To Get Away With A Murder, titoli di coda scorsi, mi sono sinceramente interrogata su chi possa essere la vittima di questa quarta stagione. Se escludiamo i personaggi che in questi quattro episodi si sono dimostrati essere ancora vivi e quelli più probabili (far morire un altro dei 5 Keating originari mi sembra davvero troppo azzardato, persino per Shonda)…chi rimane? Secondo voi, di chi si tratta? Non ci rimane che, pazientemente, aspettare il midseason, come sempre.

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